Dopo la bocciatura del TAR nessuna soluzione per i Rom del Villaggio Fatima. La preoccupazione della società civile

27 gennaio : il Giorno della Memoria al Villaggio Fatima

di Tonino Cafeo

Dopo l’udienza dello scorso 12 maggio,  il TAR  di Catania ha rigettato l’ istanza  cautelare richiesta nel ricorso presentato dalle famiglie rom di Villaggio Fatima  contro le ordinanze di sgombero del campo di San Raineri che sono state  emesse dall’Autorità portuale di Messina nel mese di marzo. E’ sempre più vicino , dunque, il giorno in cui arriveranno le ruspe nella zona falcata, precedute del trasferimento  in altro luogo della piccola  comunità che in quei luoghi vive ormai da vent’anni.

Uno sgombero che  , nonostante le prescrizioni del giudice amministrativo, che raccomanda al Comune e all’Autorità Portuale di ” procedere con la necessaria ed opportuna gradualità” tenendo conto della presenza di famiglie con bambini, preoccupa non poco i Rom messinesi e la rete di associazioni di volontariato e gruppi politici che si è formata per tutelare i loro diritti di cittadinanza.

” Non c’è alcuna certezza sul nostro futuro e cominciamo anche ad avere paura ”  ha denunciato    Ferizei Isuf , presidente dell’associazione  Baktallo Drom, alla conferenza stampa che si  è svolta oggi alla Provincia per fare il punto della situazione .   ” Siamo disponibili ad allontanarci da San Raineri -ha proseguito- a patto che sia fatta chiarezza con un documento scritto sulla sistemazione alternativa da dare alle nostre famiglie.”

Non c’è infatti a tutt’oggi alcuna certezza sul destino dei Rom di Villaggio Fatima. L’assessore all’integrazione Caroniti continua a promettere una soluzione d’emergenza , dando priorità alle famiglie con minori-  “in sintonia con le raccomandazioni del TAR”-, nell’attesa di quella definitiva, individuata nell’ autocostruzione. Queste affermazioni non trovano però riscontro nella memoria difensiva presentata al giudice dal Comune, in cui l’amministrazione si allinea alla posizione dell’Autorità Portuale  senza prospettare per la questione  alcuna  via d’uscita .

“L’atteggiamento del Comune di Messina lascia molto perplessi” ha ricordato Carmen Cordaro, dell’Arci. ” Una posizione che non si giustifica alla luce del fatto che dal 2000 al 2009  le amministrazioni che si sono succedute hanno pagato all’autorità portuale un canone per la concessione dell’area da adibire a campo attrezzato” .   ” Adesso tempo non ce n’è più e  sarebbe necessario un confronto serrato  con le associazioni e le famiglie del Villaggio Fatima, ma  Sindaco e assessori continuano a rilasciare dichiarazioni rassicuranti e contemporaneamente si sottraggono ad ogni discussione.” In occasione dell’ultimo tavolo tecnico ,infatti,nessun invito è pervenuto ai Rom o alle associazioni che con loro sono solidali.

Anche la questione dei permessi di soggiorno per ragioni umanitarie è in alto mare. La questura di Messina -fanno sapere dall’Arci- per accertarsi del possesso da parte dei Rom dei requisiti necessari per ottenerli  ha pensato bene di rivolgersi alle rappresentanze diplomatiche di Serbia e Kosovo ignorando le relazioni dettagliate dell’Alto Commissario dell’ONU per i rifugiati.

Che succederà adesso? Le associazioni e i gruppi vicini a Villaggio Fatima (Associazione Rom Baktallo Drom, A.R.C.I. Comitato Territoriale Messina, Arcigay Makwan Comitato Provinciale Messina, Caritas Diocesana, Casamatta della Sinistra, CE.S.V. Centro Servizi per il Volontariato, Chiesa Evangelica Valdese, Circolo Arci Thomas Sankara, Comunità di Sant’Egidio, Ufficio diocesano Migrantes, Associazione Santa Maria della Strada, Partito della Rifondazione Comunista Messina, Sinistra, Ecologia e Libertà.) stanno proseguendo nella raccolta di firme sulla petizione presentata a e ribadiscono con forza la richiesta urgente di un tavolo tecnico “vero” con tutte le componenti interessate. ” Gli strumenti per uscire da questa situazione ci sono-ricordano- a partire dai beni confiscati alla mafia”  Occorre una volontà politica che sembra sempre più lontana.