Il Mediterraneo mistificato del Tao FilmFestival 2011

avvistati squali nel Mediterraneo

di Antonio Mazzeo

Doveva essere un CineFilmFestival all’insegna del dialogo interculturale nel Mediterraneo ma a Taormina, purtroppo, di dialogo mediterraneo si è visto assai poco. Modernamente “liquidi” gli enti locali titolari di quella che è stata per decenni una delle principali rassegne cinematografiche nazionali (la provincia di Messina e i comuni di Messina e Taormina), autorelegatisi a bancomat di distribuzione delle ingenti risorse finanziarie che tengono in vita la comatosa kermesse, ci ha pensato il main sponsor  privato a imporre logo, ordini del giorno e contenuti alla 57^ edizione del festival in corso nella città siciliana. Leggi il seguito di questo post »

Dal Mediterraneo l’energia rinnovabile del futuro

di Eleonora Martini – il manifesto

Non solo vento, sole, fiumi e calore terrestre. Se c’è una fonte «pulita» con enormi potenzialità di produzione energetica, quella è senz’altro il mare. Onde, correnti marine e maree un giorno non lontano potrebbero produrre energia come piccole centrali atomiche, ma l’elettricità potrebbe arrivare anche sfruttando il gradiente salino e termico degli oceani. Leggi il seguito di questo post »

“Rivolte nel Mediterraneo” e diritto di fuga

Improvvisamente la Storia si è rimessa in moto. Proprio lì dove nessuno se lo sarebbe aspettato, dall’Egitto alla Tunisia, dal Barhein allo Yemen. Dittatori che hanno regnato per mezzo secolo sono finalmente caduti, mentre altri vacillano sotto la spinta dei popoli. L’Occidente è incredulo, l’Europa ristagna tra tentazioni coloniali, razzismo crescente e crisi politiche e sociali. Da Sud spira un vento rinnovatore, a cui in questo numero cercheremo di dare un nome.

“Futura umanità”. Rivolte nel Mediterraneo e diritto di fuga.

Presentazione del n. 13 di Loop

Libreria Circolo Pickwick lunedì 20 giugno 2011 ore 18.30


coordina : Antonio Mazzeo ( giornalista, scrittore)


discutono con la redazione di Loop


Peppino Restifo ( storico, direttore de Il Nuovo Soldo)


Carmen Cordaro ( Referente Frontiere – centri di detenzione per Arci 

Nazionale)


Tonino Cafeo ( giornalista)


Per la redazione di Loop saranno presenti:

Claudio Marotta

Lucia Caggiano

Luciano Ummarino ( direttore editoriale)

Lampedusa check point. Viaggio ai confini dell’europa

di Tonino Cafeo

Chi si chiede perché gli abitanti di Lampedusa si sentano abbandonati da tutti dovrebbe provare a raggiungere l’isola per mare. Nella stagione invernale una sola nave della Siremar- la Palladio- assicura i collegamenti fra la Sicilia e l’arcipelago delle Pelagie una  volta al giorno e neanche tutti i giorni. Di altri mezzi non si vede l’ombra, tranne che nei mesi estivi. La lontananza di questa piccola comunità dal resto d’Italia è perciò un dato reale, non il prodotto di una predisposizione al vittimismo che viene attribuita agli isolani come una caratteristica genetica.

Vista dall’altra sponda del Canale di Sicilia, però, la distanza di Lampedusa dalla terraferma sembra quasi annullarsi. Solo quattro ore di navigazione, quando il mare è in buone condizioni, separano infatti l’isola dalle coste della Tunisia. Questa piattaforma rocciosa spersa nel basso Mediterraneo è diventata così il primo punto d’approdo per tutti coloro i quali  si spostano dalle zone di guerra e della fame del continente africano verso l’Europa, alla ricerca di migliori condizioni di vita e di lavoro.

La crisi economica e la  recente fine dei regimi di Ben Ali e di Mubarak, travolti dalla rabbia popolare, hanno dato nuovo vigore ai flussi migratori che hanno Lampedusa come passaggio obbligato. Secondo la prefettura di Agrigento nei primi due mesi e mezzo del 2011 sarebbero arrivate sull’isola 13863 persone – delle quali  8217  solo nelle tre settimane di marzo. I picchi si sono verificati il 15 marzo con 1088 persone e il 18 marzo con 1059.

Gli sbarcati sono in prevalenza giovani uomini, provenienti dalla Tunisia, c’è qualcuno che arriva da ancora più a sud, mentre non si vedono libici, almeno per ora. Non manca una minoranza di donne –  quaranta arrivate negli ultimi trenta giorni – e di minori, circa un centinaio, molti dei quali preadolescenti.

La popolazione dell’isola nei mesi invernali, 5000 persone, è perciò molto più che raddoppiata, ma la situazione non è proprio l’”inferno” che viene evocato nell’immaginario collettivo dalla quasi totalità dei media. I lampedusani sono molto preoccupati per la crisi del turismo-principale  loro fonte di reddito- e denunciano il disinteresse e l’abbandono del paese da parte delle istituzioni nazionali e regionali. Tuttavia, l’”assedio” che in tanti lamentano non si vede troppo. Chi vive realmente in condizioni infernali è la popolazione dei migranti. Quelli che  non ha trovato posto nel vecchio centro d’accoglienza, da circa 1500 posti-letto, stanno per lo più ammassati nell’area portuale e nelle zone limitrofe. La maggior parte di essi dorme all’adiaccio, alcuni a gruppetti improvvisano campeggi con piccole tende e materiali raccolti qua e la. Non si vedono bagni chimici e neanche docce. Solo una vecchia autobotte è adibita a una sommaria pulizia di corpi e vestiti, con acqua presumibilmente gelida, comunque insufficiente a soddisfare i bisogni di tutti.

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