Omofobia: “La battaglia per i diritti è l’unica via d’uscita. ” Rosario Duca (Arcigay) scrive alla comunità gay e lesbica

*Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo.

 

di Rosario Duca ( presidente Comitato territoriale Arcigay- Makwan Messina)

Ai ragazzi lgbt di Messina e provincia.
Questa lettera vuole essere un modo per dialogare con voi tutti, anche con coloro che periodicamente incontro alle riunioni.
Avrete letto sicuramente dell’ennesima grave aggressione avvenuta a Roma ai danni di un attivista per i diritti ( i nostri diritti), avrete letto anche delle ultime aggressioni a Trans o coppie Lesbiche,  a Roma, e chissà in quanti altri posti. Queste persone sono come voi, come noi. Ma hanno deciso di mostrarsi apertamente sfidando anche quei vili omofobi pur di sentirsi liberi di essere ciò che desiderano. Ma più che sentirsi liberi hanno voluto appropriarsi del diritto alla libertà di amare. Guido Allegrezza, ultima vittima solo in ordine di tempo,ha scelto come tantissimi altri in tutta Italia, di essere un attivista, ovvero esporsi con iniziative pubbliche, mettendoci la faccia. Leggi il seguito di questo post »

Il Ministero dell’istruzione si impegna contro le discriminazioni, ma la circolare rimane nel cassetto. Arcigay: “dall’anno prossimo, la giornata antiomofobia come l’8 marzo.”

il presidente di Arcigay Messina Rosario Duca

di Tonino Cafeo

Messina.  La circolare del Ministero dell’Istruzione con cui per la prima volta la scuola italiana prende una netta posizione contro l’omofobia, equiparandola a tutte le altre forme di discriminazione, è pressoché sconosciuta agli studenti e agli insegnati di Messina  e provincia. Lo rende noto il circolo  peloritano  “Makwan ”  di Arcigay.

“Abbiamo fatto un piccolo sondaggio” – Scrive il presidente  provinciale dell’associazione LGBT Rosario Duca– ” dal quale risulta   che il documento è stato fatto leggere soltanto in due scuole su 10 e gran parte degli studenti  e del corpo insegnante ne è rimasto all’oscuro.” Leggi il seguito di questo post »

“Emozioni e sentimenti ” Arcigay Messina incontra i diversabili sensoriali.

di Tonino Cafeo

Emozioni e sentimenti sono comuni a tutti gli esseri umani e compito dell’associazionismo e della politica è distruggere tutti gli ostacoli che ne impediscono la libera espressione a tutti coloro i quali nella nostra società sono oggetto di discriminazioni. E’ questo il senso dell’incontro organizzato dal circolo Arcigay Makwan di Messina che si è svolto ieri mattina nell’aula consiliare della Provincia Regionale.

“Abbiamo rivolto la nostra attenzione” – ha spiegato così il senso dell’iniziativa il segretario dell’Arcigay peloritana, Rosario Duca – “ a quella parte della comunità LGBT (lesbiche gay bisex trans) che vive quel disagio particolare determinato dalla diversabilità sensoriale comunemente intesa come sordità o sordomutismo. Leggi il seguito di questo post »

L’amore non offende. Le iniziative dell’Arcigay per la Giornata mondiale contro l’omofobia

di Tonino Cafeo

 Il 17 maggio del 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità cancellava l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.
Per fare di questa data non solo una ricorrenza quanto una giornata di lotta contro ogni discriminazione legata all’orientamento sessuale, dal 2003 si celebra la Giornata Mondiale contro l’omofobia e la transofobia con manifestazioni , iniziative di riflessione e informazione.

A Messina, per un mese a partire da oggi, sarà il circolo Makwan di Arcigay a dare vita a diversi appuntamenti legati alla Giornata.

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L’amore non è peccato. SEL per la Giornata mondiale contro l’omofobia.

Sinistra ecologia e libertà è lieta di commemorare una giornata come quella del 17 maggio.- Scrive Giulia Zuccotti, responsabile diritti civili della federazione di Messina di SEL- Il 17 maggio del 1990, infatti, l’assemblea generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarò che l’omosessualità non è una malattia, né un disturbo, né una perversione. Pertanto riteniamo necessario creare uno spirito di apertura, di tolleranza, di rispetto verso ogni forma di diversità, che rappresenta una meravigliosa forma di ricchezza. Un ruolo importante viene giocato dall’informazione, dal dialogo, dalla diffusione di valori quali l’uguaglianza, a partire dalle nostre realtà territoriali, nelle scuole e nelle università dove si formano le future generazioni. E’ necessario trasmettere quelli che sono i veri problemi di una società violentata dalla disoccupazione e dai morsi del precariato e, certamente, non dall’amore tra due persone dello stesso sesso. Crediamo che una vera democrazia passi attraverso il riconoscimento a tutte e a tutti di scegliere e seguire i propri orientamenti sessuali senza essere discriminati e denigrati.

Fiocco rosa in casa Arcigay. Nasce Tr.I.S.per aiutare le trans siciliane.

Fabiola Rinaldi.

di Tonino Cafeo

La comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali/transgender) siciliana continua a crescere e a strutturarsi per affermare sempre meglio il diritto di ciascuna/o a vivere serenamente la propria reale identità senza subire discriminazioni di alcun genere.

Dopo l’osservatorio antidiscriminazione razziale e il registro delle coppie di fatto approvato dal comune di Milazzo, iniziative frutto dell’impegno di Arcigay – in particolare del circolo Makwan di Messina – è nata Tr.i.S, prima associazione dedicata al mondo trans in Sicilia. Leggi il seguito di questo post »

Fabiola. “Io, transgender”

Fabiola Rinaldi

di Tonino Cafeo ( da Centonove, 16 luglio 2010)

MESSINA.«Sono una persona normale, al di là dei luoghi comuni. La cosa che desideravo di più era una vita serena, un lavoro, degli amici. Mi sta succedendo adesso, nella mia città, dove ho incontrato delle persone capaci di accettarmi per ciò che sono e di volermi bene». Quella di Fabiola Rinaldi è una storia diversa, in tutti i sensi. Diversa, perché è una transgender. Diversa, perché la città di cui parla è Messina, la porta della Sicilia dove la comunità Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender) esiste ma non conosce gli exploit di Palermo e Catania. Diversa, infine, perché, oggi, Fabiola è responsabile regionale dell’Arcigay per le  transessuali/transgender. Il punto di arrivo di un impegno iniziato qualche tempo fa: «Sono arrivata all’Arcigay da due anni tramite una cara amica. Prima di quest’incontro decisivo non avevo mai pensato ad un impegno sociale diretto. Grande è stata perciò la mia sorpresa quando sono stata proposta per il coordinamento regionale. Il periodo della cura, lo scorso anno, mi ha visto lontana con più forza di prima , ho ripreso il mio posto nell’associazione e nella vita».

Dopo la colorata manifestazione il Pride dello scorso 19 giugno a Palermo, sabato 10 luglio è stata la volta di Catania…

è  stato un appuntamento fortemente voluto dal comitato regionale arcigay ma soprattutto dai ragazzi che vi partecipano e lo animano. C’è da dire che , spesso, si commette l’errore di considerare queste manifestazioni come un carnevale. Vorrei sottolineare invece il senso della nostra presenza all’interno della comunità cittadina. Il Pride trasmette certamente allegria: noi allestiamo carri, mettiamo musica, però non è solo una festa ma una manifestazione che rivendica la dignità di una condizione umana. La gente che incontriamo, -è successo anche l’anno scorso a Catania- non è sempre diffidente, anzi… però ci chiede il perché di quest’evento.” Ma perché non farlo”, è sempre stata la mia risposta. Sono convinta che la lotta per i diritti della comunità lgbt sia più efficace se associata a parole d’ordine chiare e semplici, pronunciate nell’atmosfera serena e gioiosa di un evento come il Pride.

Ci può parlare degli obiettivi politici della manifestazione?

Innanzitutto quello di rompere l’assedio dell’omofobia e della transofobia montanti, e dire no al ricatto del silenzio : “ se vuoi essere accettato, nasconditi”

Per noi trans, in particolare, soprattutto alla luce dei fatti di cronaca (vedi il caso Marrazzo e , più recentemente, la vicenda del consigliere della provincia di Roma Zaccai) l’obiettivo principale è quello di far capire alle persone che non siamo prostitute. Una transessuale/trans gender è una persona come tutte le altre, che aspira a una vita normale. La condizione transessuale, anzi, implica un sovrappiù di sofferenza non solo per i problemi di integrazione , ma anche per la pesante terapia ormonale a cui bisogna sottoporsi.

In genere l’opinione pubblica non ha le idee chiare su questa questione: tende a confondere transessuali e trans gender e associa tutto ciò alla prostituzione…

La cosa che più colpisce è che ciascuno , trovandosi dinnanzi a un corpo femminile , almeno nelle apparenze, continua a catalogare il soggetto in questione come maschile. Niente di più sbagliato!

La transgender si sottopone alla cura ormonale ma il cui percorso si ferma davanti alla sala operatoria. Non restando , però, come si suol dire “ne carne ne pesce” perché soggettivamente si sente integralmente donna. Perciò è giusto trovare la parola giusta per ogni condizione.

La transessuale invece alla fine di un percorso di cinque anni affronta gli interventi chirurgici che la trasformano in donna definitivamente. Bisogna anche aggiungere che l’ultimo passaggio, quello del cambio di identità anagrafica, non sempre è facile e non è automatico. Ci sono tempi lunghi. La nostra sofferenza non finisce.

Lei da tempo è una  dirigente regionale dell’Arcigay. Un osservatorio privilegiato sulla vostra comunità in Sicilia. Di cosa si occupa precisamente e come vede le cose intorno a lei ?

Il mio ruolo è soprattutto quello di sostenere psicologicamente quelle persone che vogliono intraprendere correttamente e senza danni per se stesse il percorso di emersione e di costruzione della propria identità trans ma non sanno da dove cominciare.

Spesso ci si affida al passaparola ovvero al fai da te . Una pratica rischiosa , avendo a che fare con terapie farmacologiche a base di ormoni. Sono da poco tornata dal mio giro per i comitati provinciali di arcigay Sicilia . Ho incontrato tante giovani desiderose di intraprendere questo percorso. Ho ascoltato le loro storie e affrontato i problemi insieme a loro. In primo luogo l’accettazione da parte delle famiglie. Ho notato che per un omosessuale in genere il rapporto con la famiglia è meno problematico che per una trans.

Lei come ha vissuto questo percorso?

La mia esperienza personale non è stata comunque negativa. I miei familiari hanno accolto il mio cambiamento abbastanza bene, mi sono stati vicini nei momenti più duri, quando ho creduto di non farcela. Il cammino verso la transessualità , non mi stancherò mai di dirlo, non è semplice. Il corpo stesso non accetta qualche volta la terapia ormonale necessaria. Quante siamo? Cifre è difficile farne. Nel corso della mia attività nell’Arcigay , dicevo, persone ne ho incontrate tante. Ogni giorno , si può dire, può nascere una nuova transessuale o trans gender.

Ma cosa le raccontano? Sono alla ricerca di un sostegno solo psicologico o affrontano anche questioni come l’inserimento nel mondo del lavoro ?

Il primo approccio è quasi sempre un po’ “frivolo” : si parla di bellezza fisica, di estetica. Tutte si complimentano con me per la riuscita del mio percorso. Però i problemi più seri non restano fuori dalle nostre conversazioni. Il mondo del lavoro è complicato. C’è da vincere la forte diffidenza che ancora suscita l’immagine transessuale. La paura è generalmente quella di essere giudicata. Si affrontano poi le paure e le ansie legate alla salute e alle cure ormonali. L’attesa per il completamento del ciclo e sui suoi esiti è la cosa più comune.

Lei  sottolinea giustamente le difficoltà, ma ci sono storie a lieto fine nel mondo trans?

Ti posso raccontare di una persona che ho conosciuto di recente. Mi diceva spesso “ io non ho fatto confusione”.- E’ questo il termine che ha usato. La sua è una storia in cui c’è un percorso di studi, un lavoro gratificante -è ragioniera in un avviato studio professionale, una relazione affettiva matura. Non tutte le nostre storie , dunque, sono necessariamente di emarginazione o finiscono male.

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