A SCALEA (CS) IN CALABRIA: LA MAFIOCRAZIA AL POTERE


mafiaArticolo tratto dal blog “NE’ BRIGANTI NE’ EMIGRANTI: RIBELLI PER AMORE” http://saveriodibella.blogspot.it/ del Prof. Saverio Di Bella

 
A Scalea (CS) sono stati arrestati per attività criminali di tipo mafioso il sindaco Pasquale Basile, cinque assessori, un consigliere di minoranza, dipendenti comunali tecnico-amministrativi e 38 cittadini (11-12 luglio 2013).
La rete criminale estendeva le proprie trame anche in Campania e Puglia.
In sostanza ‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita lavoravano su progetti e obiettivi comuni.
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Le cosche di riferimento a Scalea erano quelle dei Valente e degli Stummo, gravitanti nell’orbita dei Muto, famiglia storica della ‘ndrangheta di Cetraro e della provincia di Cosenza.
L’azione politico-elettorale di queste famiglie della ‘ndragheta aveva portato alla vittoria, nelle amministrative del 2010, la lista del sindaco e della giunta per i quali sono scattate le manette.
I neo amministratori infatti avevano trasformato il consenso carpito, deduttivamente, anche con l’inganno e la mimetizzazione da criminali invisibili, in dominio: il possesso e l’uso possibile di armi da guerra hanno creato un’omertà di massa cementata dalla paura.
Mentre l’uso del potere discrezionale dell’Amministrazione Comunale e la gestione degli appalti garantiscono risorse finanziarie e coagulo di interessi, nonché un peso non indifferenze nella gestione della occupazione.
In sostanza potere legale e potere criminale erano nelle stesse mani. Il controllo del territorio era così totale.
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Quale realtà documenta ciò che è avvenuto a Scalea?
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È da tempo che è stata segnalato il formarsi di un inedito e preoccupante blocco sociale: la mafiocrazia. Così è stato battezzato. Che significa?
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Il nome fotografa un mutamento radicale nelle viscere di alcune aree del Mezzogiorno. Un mutamento che ha aspetti antropologici, sociale, economici e politici.
Antropologici: la cultura civica delle popolazioni si è involuta; i favori soppiantano i diritti; il potere è familistico; chi comanda deve catturare le risorse pubbliche a fini propri, privatizzandole; lo Stato va ingannato e usato.
Sociale: l’emigrazione falcidia le risorse umane del territorio; pauperizza la società civile in tutti i suoi aspetti; muta la demografia di interi comuni.
Economici: la radicale trasformazione del tessuto delle imprese familiari e delle medie e piccole imprese, strozzate anche da una politica creditizia miope. Una politica che ha anche cancellato l’agricoltura e i contadini da aree sempre più vaste e che ha desertificato, sul piano umano, colline e montagne e intaccato anche la pianura.
La violenza della mafia contro le Aziende non mafiose e la loro estromissione crescente dal mercato fa il resto.
Politico: in un contesto di questa natura la conquista di spazi e di potere della ‘ndrangheta nelle amministrazioni locali e non solo non trova sufficienti risposte. Per più motivi. – Primo: le famiglie ‘ndranghetiste hanno, in molti casi, fatto studiare i propri rampolli. Che non hanno scritto in fronte l’essere stati, anche loro, battezzati.
La conquista di spazi nelle professioni liberali; le strategie matrimoniali; l’intreccio vincente e l’uso sapiente di astuzia, forza, violenza, hanno creato realtà locali nelle quali il consenso elettorale porta al successo.
Si aggiunga la disponibilità economica e le radici delle mafie nel potere e si capirà il perché e il come di un mutamento epocale della ‘ndrangheta.
E forse si capirà anche il perché, o i tanti perché, connessi ai ritardi e/o all’insufficienza delle risposte di contrasto e  repressione di coloro che, al servizio dello Stato, vogliono combattere davvero al criminalità organizzata.
La mafia / le mafie – lo ripeteremo fino alla vittoria sulle mafie – è parte fondante e non solo partecipe – del potere e dei modelli  di gestione dei poteri in Italia.
Un peccato originale che, finora, ha impedito con una violenza ricorrente e ambigua, la nascita della democrazia in Italia.
La democrazia reale.

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