Claudio Fava a Messina. “Non sarò un uomo solo al comando. Mettiamoci la faccia per cambiare insieme la Sicilia.”


Claudio Fava al Giardino Corallo

di Tonino Cafeo

Quando in Sicilia ci si candida a qualsiasi elezione,  capita sempre che qualcuno  ti chieda di “quante divisioni” disponi e cosa potrai fare- magari stanziando fiumi di quattrini- per risolvere questo o quel particolare problema. E’ capitato anche a Claudio Fava, che ha illustrato  ieri sera a Messina -davanti a numerosi e attenti cittadini- il senso della propria candidatura a presidente della regione Sicilia.

Chi si aspettava che dall’incontro al Giardino Corallo venisse fuori la “ricetta” sicura per vincere le prossime elezioni o l’elenco dettagliato delle emergenze messinesi non ha nascosto ” a riflettori spenti” una punta di delusione, ma l’obiettivo del giornalista catanese e degli amici che hanno deciso di sostenerlo in questa scommessa non era quello di fare promesse miracolose ne di ricordare , almeno per adesso, la “lista della spesa” dei troppi punti dolenti che ciascuno conosce già da se e sperimenta nella propria quotidianità.

Bisogna chiedere ad ogni cittadino ed ogni cittadina di metterci la faccia, per una volta a prescindere dalle appartenenze e dai serbatoi di consenso predeterminati” . E’  stato molto chiaro Claudio Fava nel delineare i contorni del progetto che ha in mente. Una sfida apparentemente “folle“, quella di voltare  pagina  in termini  culturali e politici, rispetto a una  classe dirigente che ha fatto del bisogno una fonte inesauribile di consenso e della retorica regionalista una maschera che nasconde il proprio fallimento.

Cosa è stato fatto ” -incalza Fava– ” dal governo Lombardo  e da chi l’ha preceduto, per dare sostanza all’enfasi patriottica sull’Autonomia regionale e sul Parlamento più antico del mondo?” . La risposta la danno i 18 miliardi di euro di Agenda 2000 messi a disposizione dall’Unione Europea per infrastrutture materiali e immateriali, di cui la regione Sicilia ha saputo spendere appena l’otto per cento;  il 93 % dei rifiuti conferiti ancora in discarica, nonostante si sia in emergenza del lontano 1998; il fallimento di ogni ipotesi realistica di salvezza dello stabilimento FIAT di Termini Imerese; il destino tuttora incerto dei ventiduemila precari “prodotti” vent’anni or sono dal famigerato articolo 23.

Una politica che intende coltivare seriamente l’ambizione di voltare pagina rispetto a  tutto questo dovrà innanzitutto rompere con “la furbizia della mediazione al ribasso”   e della gestione di clientele. “Il PD a Palermo ha visto crollare i propri consensi per via del fallimento della propria opzione strategica di governo con un pezzo del vecchio centrodestra”. Ha rammentato Fava.

A chi gli ha fatto notare che per vincere sarebbe necessario comunque , calcolatrice alla mano, fare la somma delle percentuali modestissime di un centrosinistra dalle dubbie e fragili radici, il giornalista ha risposto che la sua campagna elettorale si rivolgerà “meno agli elettori e più ai cittadini”  perché il primo cambiamento da immaginare è nel costume e nel modo di pensare. La Sicilia che è emersa  dall’assemblea messinese dovrà riscoprire perciò una nozione  “comune del riscatto dal bisogno che va oltre i particolarismi infiniti di territorio o di categoria sociale”, un modello di sviluppo “non legato alla dimensione del campanile”.  Per cui a battersi contro le servitù militari e per la cooperazione con i paesi del Mediterraneo non saranno solo i cittadini di Niscemi a cui è stato imposto il Muos o i  messinesi che vedranno lo storico Arsenale trasformato in un cimitero di navi della NATO; come a preoccuparsi del contrasto al dissesto del suolo non devono essere solo i cittadini di Giampilieri o di Barcellona Pozzo di Gotto, visto che i 25 miliardi che (secondo la Protezione Civile) servirebbero per mettere in sicurezza il territorio possono essere uno strumento per creare buona occupazione e sviluppo sostenibile per tutti i Siciliani.

La coalizione politica e sociale che deve intestarsi un programma da far tremare le vene ai polsi, sarà  cementata ” dall’assunzione diretta di responsabilità da parte delle cittadine e dei cittadini, che non devono più essere considerati numeri chiamati a ratificare decisioni prese nelle segrete stanze”, non cederà,   però,  alla tentazione di scagliarsi indistintamente contro i partiti. Occorre “- avverte Claudio Fava-”  che la politica non abbia paura dell’umiltà e della ricerca della verità. Il PD ha deciso finalmente di sfiduciare Lombardo? Ebbene ,metta in calendario il voto, vada in aula e ammetta di avere sbagliato tutto.  Altrimenti è teatro, è opera dei pupi” . 

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