Un provvedimento tecnico? “I lavori forzati”


di stefano.galieni

Il “governo dei tecnici” non cessa mai di stupire, mano a mano che i provvedimenti che prende acquisiscono sostanza viene da pensare che ci siano due linee di condotta parallele e leggermente schizofreniche. La prima è quella che comprende interventi di espropriazione di diritti, dalle pensioni alla controriforma del mercato del lavoro. Un governo privo di lacci e lacciuoli che può fare quello che alla sua parodia (il governo precedente) non era stato permesso. Il contraltare è invece composto da una miriade di annunci, dichiarazioni, interventi, che – al di là della sobrietà manifesta e dei curriculum della compagine governativa – sembrano essere ricalcati dalle migliori boutade della Compagnia teatrale Berlusconi & Bossi che tanti successi ha mietuto nei migliori teatri d’avanspettacolo. “Sospendiamo il campionato di calcio” esclama il leader, “I giovani non vogliono allontanarsi dalle gonne della mamma” risponde un altro”, ” In Italia ci sono troppi diritti e troppe garanzie” e via di questo tono, mancano ovviamente le volgari battute da Bagaglino ma forse i bocconiani sono troppo grigi per questo. Dichiarazioni che andrebbero monitorate, seguite con attenzione, come si fa di fronte ad un paziente che ha profonde disfunzioni della personalità, così preso dalle proprie azioni (in borsa si intende) da non riuscire a rispondere di quelle reali e materiali, che incidono sulla vita delle persone. Nel governo dei “tecnici” ovviamente il ministero della giustizia è nelle mani di un magistrato, la dottoressa Paola Severino, un tempo, ma è un dettaglio, in “quota Udc”. Accade che le carceri scoppino a causa di una volontà perversa di mantenere in piedi un sistema penale di classe, forte con i deboli e debole con i forti, accade che le galere siano piene di cittadini migranti (grazie alla legge Bossi – Fini) di tossicodipendenti (grazie alla legge Fini Giovanardi), di persone in attesa di giudizio la cui pena viene scontata a volte ben prima di arrivare ad una condanna definitiva. E accade che ci sia un cataclisma come il terremoto che ha sconvolto alcune province emiliane ma soprattutto ha lasciato costernati i ragionieri (con tutto il rispetto per la professione) che debbono ora rivedere il preventivo di spese perché non possono lasciare nel fango decine di migliaia di persone. E accade, nell’Italia dei tecnici, che militari, protezione civile, vigili urbani e chi più ne ha più ne metta debbano considerarsi a disposizione per i più disparati compiti, scorta papale, parata del 2 giugno, operazioni di guerra camuffate, vigilanza nei centri di detenzione per migranti ecc.. E alla dottoressa Severino (una tecnica) arriva l’idea insperata, quella che permette di prendere due piccioni con una fava, una idea populista ingestibile e meschina: “mandiamo i detenuti … ovviamente quelli non pericolosi, a lavorare nelle zone terremotate”. Insomma i lavori forzati. Mettiamo in fila le ragioni per cui ci pare assurdo tale provvedimento: intanto numerosi detenuti, soprattutto nelle carceri dei territori interessati al sisma, si erano VOLONTARIAMENTE già dichiarati pronti a dare una mano. Una lezione di civiltà e di altruismo evidentemente poco considerata. In seconda istanza: chi sono i “non pericolosi”? I pochi tangentari reclusi? Qualche truffatore in pensione? Ci viene da pensare che ad esempio i cittadini stranieri detenuti saranno considerati a prescindere “pericolosi” in quanto interessati ad eclissarsi prima di trovarsi in un centro di detenzione per l’ennesima dose di galera o su un volo verso il paese di origine. C’è tensione forte nei paesi terrorizzati dalla terra che si muove, di fabbricanti della paura disponibili ad utilizzare come capro espiatorio il primo estraneo se ne trovano ancora a frotte. Occasione insomma per confezionare uno sciacallo preconfezionato. E da ultimo: ma è permesso obbligare qualcuno detenuto a lavori socialmente utili? Risulta che i lavori forzati (che l’anima giustizialista del ventre molle di questo paese amerebbe reintrodurre) attualmente non siano previsti dal codice penale. Al massimo si può procedere per disponibilità individuali e con un meccanismo premiale che dovrebbe permettere ai detenuti disponibili di veder alleviata la pena a cui sono condannati. Ma, controordine. Si possono utilizzare detenuti in “semilibertà” ovvero che lavorano all’esterno e che quindi già si stanno ricostruendo un percorso “rieducativo”. Insomma pare l’ennesima proposta senza senso, lanciata li per fare audience e magari poter conservare future ambizioni in politica o in magistratura. Magari ci sbagliamo ma le boutade tecniche saranno la cifra dei prossimi mesi, i tagli e la macelleria sociale l’hanno messa in atto, ora anche per i bocconiani è tempo di utilizzare il dicastero per divertirsi un po’. Tanto qualcuno abbocca sempre.
P.S. La dottoressa Severino, finita sulle cronache per il lauto stipendio di cui beneficia, bontà sua, ha anche riprovato ultimamente ad intervenire sulla inveterata abitudine dei blogger a scrivere senza controllo alcuno. Una “pacata” richiesta, finora ad autoregolamentarsi, e se non ci autoregolamenta cosa accadrà? Blogger ai lavori forzati?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: