Fritto misto alla siciliana


di Francesco Saija

Come abbiamo già scritto un Festival cinematografico non può essere improvvisato né può essere affidato a chi organizza “eventi”. Dall’improvvisazione non può che nascere qualcosa di caotico, un vero e proprio fritto alla siciliana. “L’agguerrita general manager” del Taormina Film Fest, fortissimamente voluta da una altrettanto agguerrita triade di incompetenti, ha messo in essere un assemblaggio di pellicole che nulla hanno a che fare con un Festival cinematografico degno di questo nome.La stampa locale, sempre subalterna alle scelte inconcludenti di una classe politica ormai in agonia, parla di “stile originale e ragionato”, parla senza sapere, di fedeltà alla “tradizione del Festival del cinema di Taormina” e altre amenità che per carità di patria non prendiamo in considerazione.

Sarebbe un Festival “a vocazione popolare”. Diciamo pure un Festival per poveri fessi che pagherebbero un biglietto per vedere qualche film commerciale. Un festival dedicato alla famiglia. A quale famiglia? E’ stato chiesto il permesso al cardinale di turno?

Qualche banchetto con gastronomia locale: tajuni, stigghioli, focaccia, panelle e cazzilli nonché cannoli con ricotta acida –  non è la stagione – di cuffariana memeria (tanto la classe politica è sempre la stessa) ci starebbe anche bene.

Tantissimi i premi inventati per l’occasione per non parlare della beneficenza per un “Festival dal grande cuore e che vuole andare al cuore del cinema. E della gente” come recita un articolo di stampa.

Ma cosa significa Festival che va alla gente? Oppure cosa significa Festival “dal grande cuore e che vuole andare al cuore del cinema. Grande “retorica senza senso per un evento tutto provinciale che da sempre è stato ingoiato, almeno negli anni più recenti, dalla stampa nazionale e dalla stampa specializzata.

Perché una rivista di cinema dovrebbe scrivere di un Festival cinematografico che non c’è? Perché dovrebbe essere speso denaro pubblico per un evento di intrattenimento estivo che nulla ha a che fare con un vero festival cinematografico?

Appare anche, come lo scorso anno, un premio della Fondazione Roma Mediterraneo presieduta dall’avv. Emmanuele Emanuele. Ne abbiamo parlato lo scorso anno. Vorremmo stendere anche un velo pietoso sulle proiezioni al teatro antico che vengono definite “grande cinema”. Non si tratta di grande cinema ma di normali film che fra alcuni mesi è possibile vedere nelle sale. Né ci piace e non ci interessa, dal punto di vista culturale e cinematografico, la comparsata di attrici e attori, che pur sapendo che quello di Taormina non è vero festival cinematografico, si prestano a tenere in vita di quella che un tempo è stata una festa del cinema ormai decaduta per incapacità politica dei promotori, che nel tempo hanno trovato anche complicità colpevole in diversi addetti ai lavori.

Speriamo che presto gli elettori stacchino la spina ad una classe politica che le tradizioni di Messina e Taormina non meritano.

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