Liberate Cracolici, aprite il recinto …..


Fidanzamento rotto?

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Leggendo l’intervista di Errico Del Mercato pubblicata su “Repubblica-Palermo”, pare proprio che Cracolici non riesca a fare autocritica. Dall’intervista – che pubblichiamo di seguito – emergono le qualità del capo gruppo all’ARS del PD, il quale dichiara serenamente: 1. che ripeterebbe la politica “fidanzandosi” nuovamente con Lombardo (l’amore è amore); 2. che l’area di centrosinistra è un recito, quindi non ha perso perché vuole andare oltre il recinto; 3. difende il modello di partito in cui c’è una classe dirigente che decide e la base tace; 4. che il fidanzamento con Lombardo si è rotto per colpa di Lombardo (Cracolici lo ama ancora); 5. che a Palermo il PD non ha perso a causa del sostegno a Lombardo e lo sconfitto non è Cracolici che avrebbe voluto alleanze extralarge, la colpa è del recinto.

Intervista di Enrico Del Mercato pubblicata su “Repubblica-Palermo”.

«Lombardo è uscito dalla scena. Lo dice lui stesso che non si ricandida. Si è chiusa una fase e bisogna aprirne un’altra. Dico però che davanti a noi c’è uno spazio politico, non possiamo chiuderci nel nostro recinto. Dobbiamo continuare a dialogare con quelle forze che si sono staccate dalla destra». Alle dieci del mattino Antonello Cracolici, capogruppo del Pd all’Ars e grande ispiratore di quello che lui stesso chiamò il «fidanzamento in casa» tra i democratici e il governatore ora sotto inchiesta per mafia, è seduto a uno dei tavolini del bar sotto casa che funge da segreteria politica.

Gli ultimi accadimenti dicono che lei, in quanto big sponsor dell’intesa col governatore, esce sconfitto, onorevole Cracolici. Non sarebbe il caso di ammetterlo?
«Non mi sento sconfitto perché credo che la prospettiva politica resti quella di andare oltre il recinto del centrosinistra. Io non ho scommesso su un uomo: Lombardo era lo strumento attraverso il quale disarticolare il centrodestra. Mi scusi, ma il dialogo con la nuova Udc “decuffarizzata”, quella di D’Alia, chi lo ha aperto? L’ho aperto io. Ecco, D’Alia così come il mondo cresciuto attorno a Lombardo, penso a Massimo Russo e a Caterina Chinnici, devo considerarli miei avversari? Non si può buttare tutto a mare».

Lei difende l’esperienza del governo tecnico. Ma, alla fine, cosa vi resta di questa scelta che ha spaccato il partito e i vostri elettori?
«Alcuni provvedimenti che il tempo dimostrerà essere stati veramente riformisti. A cominciare dalla riforma della sanità».

Lei sa bene che il piano di rientro era stato imposto dal governo nazionale a Cuffaro e che a Russo è toccato solo applicarlo.
«Il piano di rientro è stato imposto a molte Regioni, ma l’unica a non essere stata commissariata è la Sicilia. Non lo dico io, ma il ministro Balduzzi: la Sicilia oggi è la Regione più virtuosa in termini di risparmio e di riorganizzazione».

A chi fa le code negli ospedali questo interessa davvero poco.
«Non nego che problemi da risolvere ce ne siano ancora tanti. Ma chi riesce a cambiare tutto e subito?».

La politica non siete riusciti a cacciarla dalla sanità: le nomine sono tutte targate.
«È vero. Ma nella Puglia del mio amico Nichi Vendola come si nominano i direttori delle Asl? Io non mi scandalizzo se la politica si assume le responsabilità delle scelte».

E se, come è avvenuto, alla guida del Civico viene nominato un ex candidato dell’Mpa lei si scandalizza?
«Io valuto i risultati. Sono scomparse o no le code incredibili al pronto soccorso del Civico?
Mi pare di sì».

Tra i successi del vostro governo avete strombazzato l’approvazione della norma che impone il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. Anche questa è rimasta lettera morta.
«Il problema è la rescissione dei contratti in essere. Chi li paga? Intanto con quella norma abbiamo impedito nuovi affidamenti ai privati. Così come, lo ricordo, abbiamo impedito l’affarone dei termovalorizzatori e abbiamo chiuso l’Agenzia dei rifiuti che era il cuore del potere cuffariano. Trent’anni fa per queste cose si rischiava la vita. Oggi è diverso e ciò mi rende più sereno».

Ma se tutto andava così bene, allora perché avete chiuso con Lombardo?
«Finora avevamo condiviso la scelta di un governo tecnico. Lombardo ha mutato unilateralmente la natura del governo, e questo muta il rapporto tra noi e lui».

Così sono cominciate le ripicche tra ex fidanzati: lei ha detto che Lombardo dovrebbe astenersi da nomine smodate. Ma davvero non conosceva i metodi di governo lombardiani?
«Sappiamo chi è Lombardo. Il tema è che io ho valutato che, malgrado Lombardo fosse Lombardo, si poteva intraprendere un percorso di riforme. E, lo ripeto, credo che qualcosa di importante sia stato fatto».

Forse avreste dovuto sottoporre la scelta dell’alleanza al giudizio della vostra base.
«Io difendo il modello di partito in cui c’è una classe dirigente che decide».

I vostri elettori, stando al risultato delle amministrative a Palermo, non hanno condiviso la decisione.
«È vero, siamo andati malissimo. Ma io proponevo un’alleanza larga e non sono stato ascoltato. Non è vero che a Palermo si è votato sul sostegno del Pd a Lombardo. A Palermo da un lato c’era la proposta politica di Orlando, che è il modello berlusconiano di sinistra con l’Io al posto del Noi, e dall’altro c’era la nostra assenza: non abbiamo fatto alleanze, ci siamo chiusi nel nostro recinto. E lo sconfitto non sono io che, invece, chiedevo alleanze larghe».

Col senno del poi, si “rifidanzerebbe” con Lombardo?
«Assolutamente sì. Quando iniziò il corteggiamento, intuimmo, qui prima che nel resto d’Italia, che il monolite centrodestra si stava sgretolando. Lombardo voleva staccarsi dal berlusconismo. Saremmo potuti restare a guardare e andare a elezioni anticipate: ma avrebbero vinto gli altri, cioè Cuffaro e i berlusconiani».

Lo disse anche a D’Alema quando l’ex premier andò a cena con Lombardo, sancendo di fatto la nascita del governo con l’appoggio del Pd?
«L’intesa con Lombardo non nacque in quella cena. In quell’occasione il governatore annunciò a D’Alema che stava per cacciare i berlusconiani dalla giunta, e immagino che D’Alema lo abbia incoraggiato a farlo…».

Per le prossime regionali alleanza con l’Udc a prescindere dal centrosinistra?
«Ritengo il centrosinistra un valore. Ma il Pd non può rimanere prigioniero di nessuna primadonna. Né confinarsi dentro un recinto».

Ora è possibile che il sistema di partito dove la classe dirigente decide sia un buon sistema, ma è altrettanto vero che una classe dirigente è responsabile dei traguardi raggiunti o mancati. Appare chiaro che la classe dirigente del PD siciliano non abbia raggiunto alcun risultato, salvo quello elettorale di Palermo che considerare pessimo appare ovvio. Ciò che è avvenuto a Palermo deve essere analizzato correttamente, e non può farlo la stessa classe dirigente che è stata causa degli eventi. Cracolici non è certo l’infallibile dirigente che si ritiene di essere, e nel momento che sostiene di voler ancora “andare a letto” con Lombardo e di non avere nessuna colpa per la sconfitta elettorale, e che se fotte della Base, dimostra che le sue capacità intellettuali non sono eccelse e che appare ubriacato di potere. Dalle sue dichiarazioni si evince pure, con chiarezza, che non è nemmeno di sinistra, tanto che ritiene quell’area un recinto. Ma allora che ci sta a fare nel PD?

Per favore qualcuno apra il recinto, e lasci libero Cracolici. Libero di andare, libero di ricongiungersi al suo vecchio amore (con prospettiva di accudirlo con una stecca di sigari settimanale) o di trovare nuovi larghi amori: Micciché, D’Alia, Cascio, ….

Ma l’amore libero non era di sinistra?

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