“Trasparenza, lotta alla mafia, cura dei luoghi e partecipazione” La ricetta di SEL per cambiare la Sicilia con Claudio Fava.


Immaginedi Tonino Cafeo

Barcellona P.G. (Messina). In un’aula consiliare dove ci sono solo posti in piedi, davanti a un pubblico attento, Claudio Fava parla ad alta voce di lotta alla mafia, responsabilità, libertà. Non era scontato che accadesse, in quello che – fino a qualche settimana fa – era un comune sotto la lente d’ingrandimento della Commissione parlamentare antimafia, il cui consiglio è stato più volte sull’orlo di essere sciolto per  più che sospette infiltrazioni della criminalità organizzata nell’amministrazione della cosa pubblica. L’elezione alla carica di Sindaco di Maria Teresa Collica, sostenuta da una coalizione che comprende partiti fino a ieri ai margini della vita amministrativa, come SEL e Rifondazione Comunista,  e associazioni  e movimenti antimafia, ha reso possibile l’emergere di segnali chiari di quello che potrebbe essere un profondo mutamento di paradigma del modo di fare politica e dell’amministrare in provincia di Messina e in Sicilia.

L’incontro che si è svolto lunedì pomeriggio nell’aula del consiglio comunale di Barcellona, organizzato da Sinistra Ecologia e Libertà e dalla Lega Siciliana Delle Autonomie Locali, nonostante il titolo apparentemente “neutro”  “Enti locali, risorse finanziarie, trasferimenti regionali e nazionali , diritti di cittadinanza e politiche di sviluppo”, è stato l’occasione per mettere a fuoco i passaggi fondamentali di un cambiamento per troppo tempo rimasto nel cassetto dei desideri, senza nascondersi le difficoltà a cui inevitabilmente si andrà incontro.

Difficoltà che si chiamano innanzitutto tagli alla spesa pubblica e che rischiano di impedire alla giunta  più volenterosa persino l’ordinaria amministrazione. “La regione Sicilia vuole tagliare i trasferimenti ai comuni per altri duecento milioni di euro”  è stata questa la denuncia  di Salvatore Chiofalo, il segretario provinciale di SEL che ha fatto  gli onori di casa. La sua preoccupazione principale è stata  per la legge 328 e il funzionamento dei distretti socio-sanitari, fulcro delle politiche di welfare locale, ma anche per la situazione finanziaria del comune di Barcellona Pozzo di Gotto, uno dei novantotto-in Italia- che ha sforato le soglie previste dal patto di stabilità.  Un impegno  che , se rispettato meccanicamente, può mettere definitivamente in ginocchio il  tessuto economico e sociale della città del Longano,  già duramente colpito dall’alluvione dello scorso anno.

Sulle possibili vie d’uscita si sono confrontati I nuovi  amministratori di Barcellona e gli altri relatori. Il sindaco Maria Teresa Collica, non si è nascosta le difficoltà. “l’entusiasmo non basterà” ha sottolineato. Ed ha ricordato la sua “ricetta”, per cui ai tagli agli sprechi e ai controlli rigorosi sulle uscite va affiancato il blocco delle esternalizzazioni dei servizi pubblici, la valorizzazione delle risorse interne all’amministrazione, la difesa dei beni comuni ( a partire dall’acqua pubblica) e la riconversione ecologica dell’economia, a partire dal ciclo dei rifiuti, con la realizzazione della raccolta differenziata  e della filiera del riciclaggio-riuso.  Tutto, naturalmente, non mancando di responsabilizzare i cittadini coinvolgendoli nel processo decisionale. “Abbiamo già realizzato quattro conferenze di servizi in pochi giorni” ha ricordato Collica. Immagine

Sulla stessa lunghezza d’onda gli interventi di Giuseppe Saja, vicesindaco di Barcellona, (SEL);  Rosario Ansaldo Patti, presidente della Lega Autonomie locali.

Per Claudio Fava, alla sua prima uscita pubblica dopo l’annunciata candidatura a presidente della Regione Sicilia, Le elezioni comunali a Barcellona hanno dimostrato che “l’opportunità di mettersi in gioco, di scegliere la rottura col passato è praticabile.”  Certamente occorre ricostruire un rapporto di fiducia fra cittadini  e politica, oggi crollato ai minimi storici. Questo è possibile partendo dai fatti. Fava ha parlato di rifiuti ricordando che “la Sicilia è in emergenza dal lontano 98, con il poco lusinghiero risultato di conferire in discarica, ancora oggi, il 93% dei rifiuti in discarica ” . Un sistema che costa alle casse della regione  tre milioni di euro sottratti anno per anno ai servizi sociali, ai diritti dei cittadini. Il dirigente di SEL ha anche ricordato che il dissesto del territorio ha fatto danni per 125 miliardi di euro, mentre con soli 25 miliardi ( dati della Protezione Civile) si potrebbe completare l’unica Grande Opera di cui l’isola ha urgente bisogno, ovvero la messa in sicurezza di città e campagne.

Non è mancato un forte richiamo di Fava alla lotta a Cosa Nostra , come la denunzia del mancato utilizzo dei Fondi Europei di Agenda 2000,  quanto  degli altri innumerevoli paradossi generati dal permanere di una mentalità clientelare e parassitaria. A dare sostanza  alla sua proposta di candidatura,quattro chiare parole-chiave : “Trasparenza, lotta alla mafia, cura- dei luoghi e delle persone- e partecipazione”  . Mentre a chi gli ha ricordato le difficoltà di SEL alle recenti amministrative palermitane, il giornalista ha risposto di essere a disposizione dei siciliani saltando ogni mediazione con gli apparati dei partiti, non per ostilità pregiudiziale verso questi ultimi ma perché “Le primarie del centrosinistra non sono una liturgia ne’ una ricetta, ma un’occasione.” Per cui  “Le primarie possono esistere solo tra candidati che hanno la stessa volonta’ e sentimento critico del governo attuale della Regione, per costruire un’alternativa. E’ difficile immaginare primarie con chi sta al governo con Lombardo”. Il riferimento alla posizione del Partito Democratico, sostenitore di governi “tecnici” a Palermo come a Roma è chiarissimo. L’applauso caloroso dei presenti al passaggio che ha bocciato nettamente l’esperienza amministrativa MPA-PD, pure.

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