Controcorrente: una mostra personale di Francesca Borgia


Colapesce femmina di Francesca Borgia

di Francesco Saija

Seguo da anni, quasi fin dai primi passi, l’itinerario o viaggio artistico di Francesca Borgia che con la sua pittura acrilica su tela si colloca, tra i pennelli più prestigiosi e più impegnati della nostra città. Per me, ogni personale della Borgia ha sempre costituito un evento culturale di primo livello, da un punto di vista artistico ma anche civile.La mostra, dal significativo titolo “Controcorrente” (1-15 giugno 2012 al Monte di Pietà), promossa dalla Provincia regionale e dall’Art director Saverio Pugliatti, continua senza interruzione il percorso artistico e intellettuale di Francesca Borgia iniziato nei primissimi anni ’80 con tante mostre fra le quali ne ricordo qualcuna tra le più importanti come il “periodo africano” o “L”agguato” presso la galleria “Hobelix” per approdare nel 2010, in Francia a Nizza.

La storica dell’arte Teresa Pugliatti, in uno scritto di presentazione della mostra, sostiene che “due sono i modi di leggere un’opera d’arte; e due i momenti (o tempi) per acquisirne la conoscenza: il primo è quello puramente visivo e il secondo quello della ricerca dei contenuti. E conseguentemente, due sono i modi che deve perseguire il critico: quello della analisi estetica e quello del discorso esplicativo, che definirei meglio della ‘indagine guidata’ dei contenuti”.

Condivido questo pensiero “guida” della Pugliatti e ho pensato di leggere questa recente e vissuta fatica pittorica della Borgia dialogando con lei proprio al cospetto delle sue opere.

D’altra parte è proprio della Borgia immergersi nelle opere e continuamente leggerle e rileggerle come attesta l’autopresentazione contenuta nel catalogo della mostra.

La pittrice messinese è certamente immersa nel territorio, tra i Peloritani e il mare, in cui ha sempre vissuto, ma, come vedremo, le sue intuizioni pittoriche superano il nostro piccolo spazio, scrutano al di là dell’orizzonte e la sua arte riflette una visione veramente universale. Mi piace ricordare a questo proposito un suo bellissimo acrilico su carta degli anni ’80 dal titolo “Palomar” in cui una sagoma d’uomo appena abbozzata scruta con una grande cannocchiale l ‘universo infinito tra le stelle e la luna. La stessa cifra stilistica rimane integra, nonostante gli aggiornamenti artistici nel tempo, in tutta l’opera di Francesca Borgia.

Iniziando il mio piccolo viaggio tra i colori mi ha subito colpito un quadro in cui, accanto ad una testa d’uomo, appare una significativa scritta: “non compro oro vendo idee” ed ho subito pensato al mondo che sta fuori dal Monte di pietà: un mondo in cui i nuovi poveri son costretti a vendere i propri beni materiali ma che certamente non venderanno i propri cervelli dai quali vengono fuori le idee che la nostra pittrice trasmette attraverso le sue opere d’arte.

Due grandi quadri (200×300) costituiscono, in questa mostra, una novità. Per la prima volta la nostra artista si cimenta nelle grandi dimensioni e la prova mi è sembrata del tutto riuscita; in “Insula dulcamara”, l’agrodolce si sente e riusciamo addirittura ad assaporarlo. Dentro quasi un arazzo pittorico notiamo un uomo, una testa pensante che si interroga e ci interroga sulle grandi civiltà che si sono succedute nella nostra isola, sulle donne e sugli uomini che hanno popolato questa “insula”, ma ci interroga soprattutto sull’oggi e sull’isola di oggi, quasi consumata, ridotta ad un sanguinolento moncone (predomina il rosso sangue) e che potrebbe indurci alla disperazione.

Il mare che circonda l’isola certo esiste, ma non è quello oleografico di una cartolina o di una bella foto; tanti colori, anche cupi, lo attraversano perché è sofferto ma è anche pieno di vita, animale e vegetale, è bello ma è anche terribile nello stesso tempo.

Francesca Borgia, come dicevamo, è una attenta osservatrice e indagatrice del territorio, della madre natura che ci circonda, della nostra falce, come abbiamo potuto apprezzarla nella mostra “Varchi” di quattro anni fa e al contempo va proprio “controcorrente”, attraversa le correnti e attraverso la pittura con i suoi colori si tuffa – come scrive nella introduzione al catalogo – “nelle correnti dello stretto, divagando tra fenomeni naturali di scale e tagli di mare specifici dei nostri siti, ma con l’occhio attento ai fatti sociali del nostro tempo che riguardano i flussi migratori, i viaggi della speranza, la mancanza di punti di riferimento che tutti noi avvertiamo…”.

Certo, vi è rabbia civile nelle opere della Borgia e il mare, che in questa mostra è protagonista, ci mostra tutte le sue turbolenze, la sua effervescenza e la sua fluidità, è simbolo della grande vitalità della madre terra che sta sotto le acque (quasi simbolo di uno spirito soprannaturale o naturale che sulle acque aleggia attraverso anche la materialità dei sapori e degli odori che dagli intensi azzurri provengono.

Sostituendo il pennello alla spoletta del telaio, Francesca Borgia è una tessitrice di colori che riescono a comunicarci grandi valori. Penso, ad esempio, alla valorizzazione del mito, del mito di Colapesce rivisitato in chiave femminile ed espressione dei tanti valori di cui la donna è portatrice.

Ogni quadro diventa una dichiarazione d’amore verso il territorio, verso la natura che è stata snaturata dagli uomini colpevoli che spesso non hanno fatto altro che violentarla.

Questa violenza sulla natura viene esplicitata nella materialità di due opere particolarmente significative: “Natura compressa” e “Spazio saturo” del 2011. In “Natura compressa”, due poteri forti di color nero comprimono una natura che soffre e la stessa sensazione di impotenza ci danno i colori caotici e compressi di “Spazio saturo”.

Ma dal mare, nonostante le turbolenze e i gorghi, dal liquido primordiale nasce una speranza di vita. In “Sempre un bivio” tutti veniamo chiamati al principio responsabilità, ad andare avanti senza fermarci. E’ vero, in “Mafia e parrini” i poteri forti sono evidenti nel nero profondo e nel color violaceo-porpora; in “Paesaggio rosso” sentiamo l’assenza dell’acqua, l’aridità del mondo che ci circonda, ma in “Passeggiata nel bosco”, dalla frescura della foresta il nostro sguardo sprofonda nell’immenso mare. Visioni che possiamo anche contemplare viaggiando a piedi tra i Peloritani.

Se riusciamo a tuffarci, come l’artista, dentro il bellissimo quadro “Montante e scendente”, dentro “Tagli e scale di mare”, all’interno dei “Bastardi” ribollenti tra il blu intenso, le linee di giallo e il rosso, ad un certo momento nasce il principio speranza con “Paesaggio luminoso” e “Luce dentro il mare” e forse, con uno sguardo che vede lontano, la barca di “Viaggio” o la “Zattera” vuota riescono a popolarsi, prendere magari forma, umana e a farci oltrepassare il “fango” che ci opprime.

“Controcorrente”, con la coerenza stilistica di sempre, è certamente uno dei momenti più alti dell’arte pittorica e della sensibilità umana di Francesca Borgia.

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