Taormina FilmFest: il colpo di grazia ad un festival mai decollato


padre Rick

di Francesco Saija

I tre del Comitato di Taoarte (ormai tutti in uscita) hanno dato l’ultimo colpo di grazia al Taormina FilmFest.

L’edizione del 2012, dalle prime avvisaglie, si presenta, per coloro che si occupano di cinema, come qualcosa di rabberciato. E non essendo in grado di costruire un festival di grande livello (perché i Festival si preparano negli anni con comitati scientifici e direttori artistici), si inventano tante cose che nulla hanno a che vedere con un vero Festival cinematografico.La responsabilità è ovviamente dei promotori (comuni di Messina e Taormina e provincia regionale di Messina), ma è anche e soprattutto del governo regionale (anche questo in uscita traumatica) e delle tante connivenze locali anche per il silenzio colpevole di tanti addetti ai lavori o che si ritengono tali.

Parlare del festival cinematografico di Taormina come un grande Festival è proprio fuori luogo. In qualche momento della sua lunga storia lo è stato, ma oggi siamo proprio alla frutta. Ed è anche assurdo dire che a Taormina si vedrà il “grande” cinema. Negli ultimi anni, al teatro antico, non si è certo visto il Grande cinema, ma dei modesti film commerciali che dopo qualche settimana si possono anche vedere nelle sale.

La scelta distruttiva di quest’anno di non nominare un direttore artistico e la scelta degli ultimi anni di non avere una linea culturale, hanno di fatto ridotto il Taormina FilmFest ad un modestissimo e caotico evento estivo. Non è un caso che sia stato scelto un progetto impacchettato di una società (Agnus Dei?) che si occupa di “eventi”.

Mlanca una fondazione culturale, mancano gli esperti di cinema, manca un direttore artistico e manca tutto ciò che fa parte di un vero e proprio Festival cinematografico. Ci sarà certamente una informazione subalterna che in Italia non manca e la politica politicante avrà la meglio. Alla faccia della cultura!

Anche per un Festival cinematografico siamo costretti ad emigrare in altre zone del Paese. Compito di un Festival cinematografico è quello di far vedere al pubblico il meglio del cinema e non quello di organizzare pseudo bazar di beneficienza.

Non avendo il cinema, i promotori e gli organizzatori del Taormina FilmFest hanno inventato una specie di pesca di beneficenza.

L’Emilia Romagna, Giampilieri e San Fratello hanno bisogno dell’intervento doveroso dello stato e non della piccola donazione che può fare il cittadino trascorrendo una serata al teatro antico. Il “Festival” si aprirà a Messina, con una non meglio identificata anteprima al Palacultura.

Dal cilindro manageriale viene fuori la famiglia di Sergio Castellitto. Pur apprezzando il regista ed attore e Margaret Mazzantini, non riusciamo a comprendere il motivo della loro presenza a Messina.

Forse il Festival taorminese (con elemosina alla città di Messina) propone una retrospettiva dell’attore e regista? O il Comitato, la general manager e il direttore”editoriale” pensano che le masse andranno al Palacultura per il tappeto rosso scopiazzato dai grandi Festival?

Probabilmente la gente andrà. Castellitto è una simpaticissima persona, ma non si riesce a capire cosa voglia questo festival improvvisato.

E cosa dire del nuovo premio “Humanitarian Taormina Award” assegnato ad un certo padre Rick che lavora con i terremotati di Haiti?

Si tratta di scelte, espressione di una “cultura” provinciale, che ci fanno sentire in imbarazzo. Certamente il “Comitato” non era in grado di comprendere la scelta (anche questa gestita male e con tanti errori) di una qualificazione del festival come Festival del cinema mediterraneo.

I tre sono in uscita e si spera si tratti di una uscita definitiva. Quindi per il futuro speriamo in tempi migliori e in amministratori attenti alla cultura con la C maiuscola.

Non siamo abituati solo a criticare ma anche a costruire e ribadiamo quanto abbiamo sempre detto: Taoarte dovrebbe essere gestita da una Fondazione con adeguati comitati scientifici e direttori artistici; il festival cinematografico dovrebbe ridiventare urbano e quindi spostato a Messina, dove è nato, con una

serata finale a Taormina; Taormina dovrebbe qualificarsi per il teatro, la musica e l’opera lirica.

Da anni sosteniamo queste possibili scelte e ci speriamo sempre. Dipenderà dai messinesi e dai taorminesi.

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