La leggenda di Salvatore Giuliano e il brutto male del sicilianismo


La stagione di prosa del teatro “Vittorio Emanuele” sembra che si sia conclusa, ma non come da programma, con il musical “Salvatore Giuliano”.

di Francesco Saija

Il programma della prosa prevedeva anche, alla sala “Laudamo”, il “teatro al femminile” con i due spettacoli di Patrizia Baluci e Donatella Venuti.

Se i soldi sono stati trovati per “Giuliano” non si comprende perché non sono state trovate delle cifre inferiori per i due spettacoli. Le donne sono sempre le prime a pagare per gli errori… degli uomini!

Ma torniamo al bandito di Montelepre. Nel 2001, al teatro antico di Taormina, il Musical è stato presentato sotto forma di concerto spettacolo e con un certo successo.

Il personaggio Giuliano, alla fin fine un “pupo” nelle mani del più deleterio sicilianismo e della mafia, è stato di notevole interesse nella realtà siciliana del dopoguerra e ancora non tutto è stato scoperto. I lavori… continuano e non si sa quando finiranno e se finiranno.

Giuliano è entrato nel cinema attraverso due importanti cineasti: Francesco Rosi e Michael Cimino. Per Rosi Giuliano non è un personaggio mitologico e rimane un mistero (nel film compare appena), ma la trama che attorno a lui si costruisce è molto chiara e non è un caso che dopo il film del 1962 sia nata la Commissione nazionale d’inchiesta sulla mafia.

Per Cimino e per Puzo, autore del romanzo “Il siciliano”, Giuliano è una specie di eroe popolare. In fondo è l’eroe che dopo la morte, avvenuta il 5 luglio 1950, viene cantato nelle piazze di centri grandi e piccoli della Sicilia. Io stesso ho avuto modo di ascoltare qualche cantastorie in piazza Due Vie (oggi Annibale Maria di Francia), o sulle banchine del porto.

L’opera musicale, concepita dal nostro bravo concittadino e musicista Dino Scuderi, è senza dubbio qualcosa di inedito da un punto di vista musicale. Senza dubbio una musica colta che riesce a contaminarsi, come leggiamo in alcune note, con la musica popolare accogliendo “ritmi e sonorità della tradizione etnica”.

Particolarmente interessante ci è sembrata la ricostruzione registica della storia del bandito di Montelepre che sta tutta racchiusa dentro il grande “mistero” che ancora oggi opprime la nostra terra siciliana.

Ha ragione il regista Giampiero Cicciò quando afferma, nelle sue note, che dalla “strage di Portella delle Ginestre, ancora avvolta, appunto, nel mistero, sappiamo solo che ha alle spalle una lotta tra molti poteri, più o meno forti, che hanno combattuto le loro battaglie incuranti e sprezzanti della vita della popolazione più indifesa”.

E Dino Scuderi, nelle note musicali, sostiene che il suo non vuole essere uno spettacolo politico né tanto meno un “musical che parla di mafia”.

Ma il “Salvatore Giuliano” che abbiamo visto al “Vittorio Emanuele” è certamente un Musical di impegno civile, e attraverso la musica e il canto ci porta e ci conduce quasi per mano, in un crescendo sempre più intenso, alla riflessione.

Nella prima parte dello spettacolo Giuliano appare quasi come un eroe popolare, un Robin Hood, un liberatore dall’eterna oppressione a cui sarebbe stata sottoposta la nostra isola. Ma da subito, da quando diventa colonnello del separatismo, Giuliano non è altro che una pedina del maledetto sicilianismo e della mafia.

Da quando viene ammainata, anche da un punto di vista registico e scenografico, la bandiera del separatismo e innalzata sul pennone la bandiera dell’Italia unita (il tricolore) Giuliano ci appare comunque un “piccolo uomo” utilizzato da poteri più forti di lui.

Nello spettacolo appaiono personaggi come il mafioso don Calogero Vizzini, e i tanti traditori del popolo siciliano.

Era un momento di grandi attese in Sicilia, vinceva il blocco popolare, le sinistre potevano avere un futuro, ma i poteri forti hanno vinto e continuano a vincere.

Dicevo che nello spettacolo di Scuderi e Cicciò vi è un grande impegno civile oltre che artistico e il lavoro rimane del tutto aperto.

Abbastanza bravo Giampiero Ingrassia nella parte di Giuliano anche se un po’ statico da un punto di vista drammaturgico; bravissima Barbara Cola nella parte della sorella di Giuliano Mariannina.

Tutto il cast non ha comunque demeritato e nella serata della prima venerdì 9 giugno il pubblico, numeroso, ha applaudito a scena aperta.

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