Regione, Fava accetta la sfida


di Massimo Giannetti (il manifesto)

Claudio Fava ha detto sì. Sollecitato a scendere in campo da un gruppo di intellettuali e personalità dello spettacolo – tra i quali Gustavo Zagrebelsky, Dacia Maraini, Moni Ovadia e Franco Battiato – il coordinatore della segreteria nazionale di Sel ha raccolto l’appello e da ieri è ufficialmente candidato per la presidenza di Palazzo d’Orleans. Al momento a sinistra sono dunque già due a correre per il dopo Lombardo: l’ex sindaco di Gela Rosario Crocetta,
parlamentare europeo del Pd, e appunto Claudio Fava.In Sicilia le elezioni anticipate sono previste per la fine di ottobre, ma è ancora una data ipotetica. Affinché si vada
al voto in autunno occorrono
infatti prima le dimissioni
o la sfiducia al governatore,
sotto processo per fatti di mafia
e voto di scambio. Lombardo
ha detto che si dimetterà il prossimo 28
luglio, ma quello che avverrà nelle prossime
settimane è tutto da vedere. Non è neanche
da escludere (dipenderà in questo caso dall’esito
del processo) che la legislatura finisca
nei tempi previsti, quindi il prossimo anno.
Fava si dice comunque ai blocchi di partenza per la sfida. Una sfida che non vuole essere «legittimata
né dai partiti né dalle primarie», se mai
queste ci saranno. «Sono un dirigente di partito
– esordisce nella conferenza stampa convocata
nella sede della Regione a Palermo – e ho
contribuito a fondare Sinistra ecologia e libertà, ma questa candidatura prescinde anche da Sel. La mia non è una candidatura contro i partiti, ma a prescindere da loro». Quanto alle primarie di coalizione, Fava non si scompone,
è categorico: «Trovo difficile in questo momento – spiega attaccando il Pd filogovernativo alla regione – immaginare la partecipazione
a primarie organizzate con partiti che ancora
adesso, alle 12 di sabato 9 giugno, appoggiano
il governo Lombardo». «Signori diciamolo
chiaro – s’infervora – ai siciliani, agli
elettori dei partiti non frega più niente. Non
vengono a chiedere fammi vedere quante
bandierine di partito sostengono
la tua candidatura. Qui
il tema è un altro: io sono
candidato, vediamo chi è disposto
a sostenere i contenuti
che porto in dote. Questi
sì, nell’ottica di un programma
partecipato sono disposto
a metterli in discussione
per arricchirli. Ma non sono
a disposizione dei partiti».
La sua discesa in campo arriva proprio nel giorno in cui la direzione regionale del Pd avrebbe dovuto decidere se staccare la spina a Lombardo o continuare a tenerlo in vita con le flebo.
Una decisione – dopo mesi di scontri interni – alla fine arriva ma contiene ancora tanti se e molti ma. È stato infatti approvato
a maggioranza un documento che prevede
sì la mozione di sfiducia al governatore,
ma è una decisione che viene a sua
volta rimandata ai deputati del Pd all’Assemblea
regionale, che notoriamente sono
poco inclini a questa scelta.

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