“A rischio i resti preistorici di Filicudi”


Legambiente denuncia i ritardi nel restauro del villaggio di Capo Graziano: “I lavori godono da più di un anno di un finanziamento regionale.” Dopo i campi di volontariato organizzati dal circolo delle Isole Eolie di Legambiente, a Lipari e a Filicudi, all’interno delle aree del Parco archeologico, il direttore regionale di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna, ha scritto una lettera al soprintendente ai Beni culturali di Messina, Salvatore Scuto, per la difesa del villaggio preistorico di Capo Graziano, a Filicudi. Zanna sottolinea “lo stato di gravissimo pericolo di crollo rappresentato dal mancato intervento per il restauro e il risanamento dei muri di contenimento e terrazzamento, costruiti a secco con pietrame locale, del villaggio preistorico di Capo Graziano”, e chiede di conoscere lo stato della pratica relativo alla gara per la sistemazione dei mur.
“Per quanto di nostra conoscenza – scrive – i lavori godono da più di un anno di un finanziamento regionale e non si comprendono i motivi di un tale grave ritardo, che può compromettere irrimediabilmente uno dei più importanti patrimoni archeologici della Sicilia e dell’intera nazione”. Legambiente Sicilia sollecita l’intervento di Scuto, “affinchè gli uffici competenti pongano in essere, immediatamente, tutti gli atti dovuti per sbloccare l’iter degli urgentissimi lavori”.
I materiali archeologici dell’insediamento di Capo Graziano attestano i rapporti con il mondo elladico e miceneo. I villaggi sono formati da capanne ovali circondate da un muro, le sepolture sono in anfratti naturali. Vi si distinguono due fasi: nella più antica i vasi, spesso carenati, sono a superficie levigata, con decorazione incisa a motivi lineari; le ceramiche della seconda presentano sovente decorazione a fasci orizzontali di linee incise ondulate, a rosette e triangoli di punti impressi.

Parco marino di Capo Graziano

Capo Graziano nelle sue acque custodisce millenni di storia, tanto da permettere l’ istituzione di un museo sottomarino accessibile solo ai sub più esperti in possesso di un brevetto avanzato e rigorosamente accompagnati da guida specializzata. Sono bene nove i relitti adagiati nel fondo di Capo Graziano a causa dei naufragi dovuti alla secca qui presente. Sono diversi i percorsi che permetteranno ai sub e agli amanti della cultura di ammirare le meraviglie che il fondale custodisce. Si può scendere fino ad una profondità massima di 45 metri, punto dal quale si può ammirare il relitto A, di età greca, che risale al II secolo a.C. e sempre dallo stesso punto si scorge il relitto G, ancora oggi quasi interamente insabbiato, che risale al V secolo a.C. Meno datato è invece il relitto “Citta di Milano”, risalente al 1919; si tratta di una nave della marina affondata a causa di una violenta esplosione delle caldaie provocata dall’impatto con la secca del Capo. Oltre i relitti, nel fondale di Capo Graziano si possono ammirare numerose anfore, vasellame e corredi che sono anche custoditi nella sede del museo di Bernabò Brea, situato a Filicudi Porto in una caratteristica abitazione eoliana, diviso in cinque aree espositive. La visita inizia dalla sala I che mostra la cronologia storica e geologica di Filicudi, l’evoluzione dell’uomo nell’isola, la vulcanologia e il rapporto tra uomo e ambiente. Nella sala II sono esposti reperti archeologici, messi in luce attraverso gli scavi di Capo Graziano e di Piano del Porto, appartenenti all’Età del Bronzo. Sono presenti anche frammenti di ceramica greco-romana e africana , a testimonianza di quanto, un tempo, l’isola fosse meta prediletta di diverse popolazioni. La sala III è dedicata all’archeologia marina con l’esposizione di anfore puniche, greco-romane, anfore proveniente dal relitto A. Roghi, anfore dell’età imperiale e infine numerose ancore. Infine , in una grande sala sono esposti oggetti appartenenti alla cultura eoliana come utensili per il lavoro e per la pesca.

Dario Buonfiglio
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