La rondine di Puccini in scena a Messina


di Valerio Ciarocchi

La stagione lirica del Teatro Vittorio Emanuele ha visto in scena nei giorni scorsi La rondine di Puccini[1], melodramma in tre atti su libretto di Adami.

 La vicenda

 La protagonista è un’altra eroina pucciniana: Magda (soprano), una ragazza giovane e bella della Parigi ottocentesca, che vive apparentemente spensierata tra mondanità e frivolezze. Solo apparentemente però, poiché in cuor suo desidera un amore vero, duraturo, lontano dal mondo di apparenze che cui sente di non appartenere. Una sera, travestita da grisette[2], grazie all’amico poeta Prunier (tenore) s’introduce in un locale notturno e qui incontra l’aristocratico Ruggero (tenore). Tra i due nasce una passione travolgente al punto che lasciano Parigi e vanno a vivere in Costa Azzurra. Magda però, vergognandosi del suo passato, non rivela nulla della sua vita precedente a Ruggero ed entra in crisi. Cosicché un giorno, proprio quello nel quale lui le annuncia il consenso della famiglia alle nozze, Magda rivela tutto a Ruggero e nonostante lui afferma di non preoccuparsene affatto e la preghi di restare lei decide di scomparire per sempre dalla sua vita. L’opera si conclude così. Lasciando allo spettatore il dubbio se Magda sia ritornata o meno alla sua vecchia vita.

Fortuna dell’opera

L’opera fu inizialmente concepita come operetta su libretto di H. Reichert ed A. Willner, ma l’impianto del libretto non convinse Puccini che si affidò ad Adami: il lavoro proseguì tra alti e bassi per due anni: Puccini era sempre insoddisfatto, risulta che Adami gli abbia sottoposto sedici versioni del libretto prima che il compositore si dicesse soddisfatto. L’opera fu apprezzata sia in Italia che all’estero, ma non ha mai raggiunto lo stesso successo di altre opere pucciniane, nonostante i vari rimaneggiamenti fatti da Puccini, fino a giungere a tre edizioni. Il passaggio dal progetto operettistico iniziale ad un’opera lirica vera e propria non giovò al successo de La rondine. Non fece bene all’opera neanche l’eccentrico accostamento a La traviata di Verdi, né quello al Rosenkavalier di Strauss. Il problema sta nel fatto che l’opera letteralmente subì la trasformazione da operetta a melodramma, sicché «il mutamento di forma implicò anche quello del significato»[3] ed «il tono da operetta, benché rifiutata, si insinuò»[4] nel nuovo lavoro. Il dato certamente positivo di questa lunga e difficile “gestazione” de La rondine che va sottolineato consiste in questo: «Come sempre, le differenze tra più versioni insegnano che la musica pucciniana è il frutto di un attento mosaico. Ma invece che scandalizzarsi di così disinvolti rovesciamenti di fronte, come quelli de La rondine, sarà il caso di ammirare l’assoluta polivalenza della struttura musicale, così evidente non appena vi si getti lo scandaglio»[5].

[1] Il 28, 30 maggio e 1 giugno 2012. Regia di S. Vizioli, Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele diretta da H. Yoshida, Coro Lirico “F. Cilea” diretto da B. Tirotta, nuovo allestimento per la produzione del Teatro di Messina. L’opera esordì nel 1917 a Montecarlo, e per l’Italia a Bologna nello stesso anno. I brani rappresentativi sono: “Chi il bel sogno di Doretta” (Magda, atto I) e “Dimmi che vuoi seguirmi alla mia casa” (Ruggero, atto III).

[2] La grisette era una ragazza di basso ceto sociale che viveva da sola, e si manteneva da sola, talvolta convivendo con gli artisti bohémiens parigini. Si trattava di un fenomeno in voga nell’Ottocento ed era prettamente parigino, considerato che nessuna ragazza di “buona famiglia” avrebbe lasciato la casa paterna da nubile. Parigi era però città all’avanguardia sotto molti aspetti, compreso questo, e consentiva anche questa, pur relativa, libertà. Mimì e Musetta, protagoniste de La Bohéme dello stesso Puccini sono anch’esse due grisettes.

[3] C. Casini, Puccini, La vita sociale della nuova Italia, UTET, Torino, 1989, 373.

[4] Idem, 383.

[5] Idem, 387-388.

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