La Lettera vivente degli uomini


Quest’anno, la festa della Madonna della Lettera, patrona della città di Messina, è stata celebrata lunedì 4 anziché il 3 giugno per la coincidenza con la festa della SS. Trinità.

di Giorgio Siculo

Secondo una antichissima e pia tradizione la Madonna, ancora vivente, avrebbe inviato ai messinesi una lettera, attraverso gli ambasciatori della città che si erano recati in Palestina a trovarla, dichiarandosi perpetua protettrice di Messina.Si tratta certo di una tradizione senza alcun riscontro storico che comunque, nei secoli, ha fatto di Messina una città con un culto molto estesa alla Madonna. La città di Messina è letteralmente circondata da tantissimi santuari mariani. E nelle invocazioni della tradizione religiosa popolare non è mai mancata l’invocazione del popolo messinese soprattutto nei momenti più drammatici della sua storia: guerre, carestie, epidemie e catastrofi naturali dovute alla grande sismicità del territorio.

La perpetua Protettrice, definita anche “veloce ascoltatrice”, è stata sempre invocata, da quando “Zancle abbattè gli idoli”, con la frase: “Oh della Lettera Madre e Regina, Salva Messina, Salva Messina”.

La festa di questo 2012 è coincisa con il giorno di lutto nazionale per le vittime del terremoto dell’Emilia Romagna e con la tragica situazione lavorativa nella città di Messina. I lavoratori della ex Servirail (lavoratori che prestavano il loro servizio nei treni notte da e per la Sicilia e Calabria), da giorni avevano occupato il campanile del Duomo per chiedere con forza il lavoro che era stato loro tolto dalla cosiddette Ferrovie dello Stato (Trenitalia) con la complicità dei governi nazionale e regionale.

Quasi mille famiglie in Italia sul lastrico e annullata la mobilità di milioni di cittadini del meridione d’Italia. E come in tutti i momenti di sventura della martoriata (dai politicanti di turno) Messina, i lavoratori purtroppo abbandonati dai partiti di governo, hanno steso sul campanile degli striscioni rivendicando che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e poi, in segno di disperazione rispetto all’impegno degli uomini, uno striscione con la scritta “Madonna della Lettera aiutaci tu”.

Il popolo messinese, alla fine della solenne processione, ha applaudito i lavoratori che si trovavano sul campanile. Ma questo non basta. La città, nelle forze politiche e sindacali e attraverso la partecipazione diretta dovrebbe impegnarsi per la riassunzione dei lavoratori e per il ripristino dei tre treni notturni, da Sicilia e Calabria, che collegavano queste regioni con Milano, Venezia e Torino.

Ma vogliamo tornare al titolo di questo articolo che ci viene suggerito da una nostra lettura dell’omelia pronunciata nella mattinata in Duomo, durante la Messa, dall’arcivescovo di Agrigento mons. Franco Montenegro, cittadino messinese ed ex vescovo ausiliare di Messina.

In occasione della festa della Patrona, l’arcivescovo di Messina mons. Calogero La Piana, ha invitato a presiedere l’Eucaristia in cattedrale mons. Montenegro. L’arcivescovo di Agrigento, di fronte alla realtà umana che stava sul campanile e che sta in tante parti del mondo, prendendo lo spunto dalla pia tradizione della Lettera, ha voluto evidenziare, con precisi richiami ai testi evangelici, che la vera lettera è quella scritta dagli essere umani in carne ed ossa che ascoltano e mettono in atto la Parola di Dio.

Non quindi un discorso di circostanza, in occasione della festa, ma una lettura radicale del testo evangelico che deve coinvolgere tutti i cristiani. “La Bibbia deve camminare sulle gambe degli uomini”. Certamente Dio e la Madonna (per i credenti) ci guardano, ma dobbiamo essere noi a costruire la vita sulla terra. Ed allora il cristiano non può non essere un “rivoluzionario” – ha detto mons. Montenegro -, non può non essere un”sovversivo” stando nella Chiesa dei poveri e per i poveri. Un messaggio che sta tutto nel Vangelo e negli atti del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Di fronte alle autorità e ai tanti cavalieri e commendatori seduti nelle prime file, l’arcivescovo di Agrigento ha parlato della Chiesa degli ultimi, di quella che non sta con il potere, di quella che contrasta la mafia e la mentalità mafiosa. Per ben due volte il prelato messinese ha citato la parola mafia. Ma non si è trattato di un discorso d’occasione, perché la vera lettera è quella scritta dagli uomini e che anche Maria aveva scritto con la sua vita terrena prima di scrivere quella ai messinesi che, se spedita, era una copia di quella incarnata nella vita di Maria, di quella Maria fedele alla volontà di Dio.

L’omelia di mons. Montenegro ha portato certo i fedeli presenti a ripensare il proprio cristianesimo, a scrivere, come uomini e donne, la propria lettera nella vita di ogni giorno, il vero e proprio quinto Vangelo. E la Maria presentata ai messinesi, nelle parole dell’arcivescovo di Agrigento, è quella del Magnificat (Cantico di Maria) del Vangelo di Luca che dice che Dio “ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; / ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”.

Al rientro della processione, l’arcivescovo di Messina mons. La Piana ha pronunciato parole forti a tutela dei lavoratori della Servirail, citando anche altre situazioni di sofferenza esistenti in città (Ferrotel, Etm, Ato).

Ma, dopo la festa, i discorsi dei due vescovi saranno ascoltati? Tutto rimarrà statico? verranno rimessi i treni notturni a lungo percorrenza? I messinesi si mobiliteranno a difesa dei lavoratori? I politici di governo continueranno a ignorare la situazione o a fare qualche discorso ipocrita di solidarietà?

Ma restiamo al Vangelo e, pensando a tanti politici che si dicono cristiani terminiamo con alcune frasi che lasciamo alla riflessione dei lettori: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità”. E’ il Vangelo di Matteo e richiama ciascuno di noi ha scrivere la propria Lettera. E questo discorso vale per tutti, credenti e non credenti.

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