La pedagogia dell’omertà


Nel nostro Paese sono tanti i teorici dell’omertà.

di Panteno

E in Sicilia diciamo che sono tantissimi. La mafia riesce a prosperare anche grazie alla mentalità mafiosa di tanti, moltissimi i politici, e grazie a tutti coloro che da sempre hanno negato l’esistenza della mafia. Tra questi anche personaggi importanti e perfino rappresentanti delle istituzioni.Negli anni ’80, a Trapani, un sindaco sosteneva proprio l’inesistenza della mafia in quella città. Nella vicina Palermo, il cardinale principe (era circondato da una piccola corte) Ernesto Ruffini sosteneva anche lui l’inesistenza della mafia. Oggi è impossibile sostenere l’inesistenza della piovra mafiosa (che non è solo in Sicilia).

Anni fa un vescovo di Trapani, da tempo defunto, diceva ad un amico che nella città di cui era vescovo la mafia e la massoneria si potevano tagliare con il coltello, la città ne era ricolma. E proprio nella città di Trapani, in questi giorni, sembra sia stata lanciata una nuova iniziativa: la pedagogia dell’omertà.

Leggiamo nel giornale “Il fatto quotidiano” del 2 giugno che il nuovo sindaco di Trapani, appartenente al partito di Berlusconi e di Alfano, nel suo primo incontro pubblico presso la scuola media “Simone Catalano”, davanti a studenti e genitori, ha sostenuto che non bisogna parlare di mafia “per non dargli importanza”.

Subito dopo il procuratore di Trapani, anche a nome dei dodici magistrati della procura trapanese, ha detto che “di mafia non solo si può, ma si deve parlare, come ci ha insegnato Paolo Borsellino”.

Ci piacerebbe sapere cosa ne pensa l’assessore regionale agli enti locali sulla strana uscita del primo cittadino di Trapani. E’ certamente diseducativo affermare, davanti ai ragazzi delle scuole, che non bisogna parlare della mafia. Come se la mafia non ci fosse. Eppure è risaputo che a Trapani e in Sicilia la mafia c’è.

E questo invito agli studenti, un invito a non parlare della, mafia, non è arrivato da uno sprovveduto: il nuovo sindaco della città siciliana è un generale dei carabinieri in pensione.

Una pedagogia dell’omertà che è veramente inquietante.

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