Antonio Amato e la sua “Arborata”: come il segno di una matita possa disegnare l’orma dell’anima


di Dominga Carrubba

 È noto che un’opera d’arte non conosce i limiti del tempo, che non si presta ad un linguaggio confinato tra le frontiere delle parole, che non comunica secondo un codice di fonemi; ma traduce la tecnica in emozione, divenendo il linguaggio universale.

Ed è questo il merito della Personale di disegni “Arborata: Alberi di Romania”, che Antonio Amato, artista messinese, ha esposto presso la Galleria Orientalesicula  7 puntoarte (Via M. Giurba 27 – Messina) dal 15 al 18 maggio 2012.

« Il segno diventa disegno e con esso guardo la realtà, facendola diventare il mio vero. La matita è l’ago della mia personalissima bussola con la quale mi muovo nel mio spazio georeferenziato, conosciuto e riconoscibile.[..]» Antonio Amato descrive con queste parole la sua attività artistica, parallela alla  professione di architetto, ma non alternativa, considerato che le sue matite spigolose  o metalliche, dure o morbide, hanno disegnato «le case dell’uomo e quella di Dio e  […] i suoi guardiani fedeli, gli alberi» di Romania, che dimorano nel Pasul Tihuta, il Passo che porta in Moldavia e in Transilvania. Le matite di Amato uniscono i punti nelle linee dei maestosi tronchi che si ergono verso il cielo, sfidando la luce e la nebbia che si alternano «da un ramo all’altro come festoni», ricamando il cielo e riproducendo i colori delle stagioni «a ritmo del vento».

D. «Da cosa nasce questo suo progetto grafico con gli alberi della Romania?»

R. «Il Passo Tihuta mi è sembrato il luogo più vicino al giardino in Eden, dove  germogliarono l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male.  Mentre scorrevo i campi distesi, mi accorgevo dei granai, delle case semplici,  dei carri che trasportavano famiglie intere, delle balle di fieno non squadrate dalle  macchine imballatrici, degli steccati talora di canne. Immaginavo la vita dentro le case, riconoscevo la conoscenza della tecnica.»

Il nostro architetto rievoca il lavoro non come sacrificio, ma come il “fare artistico”,  in greco antico ποιεῖν; il produrre, plasmare, e creare con la stessa dedizione del “Signore Dio  che piantò un giardino in Eden […] e vi collocò l’uomo che aveva plasmato […] e fece germogliare  dal suolo ogni sorta di alberi[…]” (Gn.I, 8-9).

Lo stesso Amato descrive i pagliai prodotti dagli agricoltori rumeni come “tesoro donato dall’uomo  al creato”, senza la pretesa di artefare un manufatto, come fosse il gioco di colori sovrapposti e impigliati fra i rami sformati e cangianti, sperimentati in qualcuno dei disegni ; ma con il desiderio di coniugare la vita, che scorre come linfa di un albero, alla conoscenza del bene da perpetuare e del male da estirpare.

Se i disegni di Amato  sono un omaggio all’autenticità della natura e della persona che vi abita; allora cosa pensare della legge votata dalla Camera dei Deputati Brasiliana il 25 maggio u.s.  a favore della deforestazione di 190 mila ettari della foresta amazzonica. La cosiddetta licenza per disboscare che prevede il condono delle multe per i responsabili di disboscamenti illegali fino al 2008, la concessione del credito agricolo a chi ha deforestato; causando la maggiore vulnerabilità del territorio situato a ridosso delle sponde dei corsi d’acqua, l’aumento di emissione di gas serra, il rischio di inondazioni e frane, l’alterazione della biodiversità e del clima. Forse con la petizione rivolta al Presidente del Brasile, Dilma Rousseff, si riuscirà ad ottenere il veto.

Ma, di sicuro, in questo caso, è l’albero della conoscenza del male che rigoglioso si appropria delle lobby degli industriali e degli agricoltori, nel promuovere la deforestazione per la trasformazione delle aree in coltivazioni intensive. Il paesaggio riprodotto dalle matite di Amato, sembra davvero l’Eden, sospeso tra la “nebbia che corre con folate continue” e le radici di “boschi di conifere”.

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