La lettera di Carrón, che sponsorizza la nomina di Scola a Milano, liquida in modo arrogante gli episcopati di Martini e Tettamanzi ed esprime una concezione anticonciliare di Chiesa


 di NOI SIAMO CHIESA

Con spirito ecclesiale e parresia, diciamo di non riconoscerci nell’idea di fede e di Chiesa di Gesù Cristo che emerge dalla lettera inviata nel marzo del 2011 da don Julìan Carrón, presidente di Comunione e Liberazione,  a mons. Bertello, nunzio apostolico in Italia, in vista della nomina del successore del Card. Tettamanzi. Questa lettera è stata ampiamente diffusa online e anche sul sito di Noi Siamo Chiesa(www.noisiamochiesa.org). Essa ha provocato sconcerto e sofferenza in un’area vasta del cattolicesimo e del clero ambrosiano. 

Di questa lettera possiamo forse condividere  alcune riserve sull’introduzione del nuovo Lezionario nella Diocesi ambrosiana. Il resto è  una serie  di luoghi comuni e di falsità  che fanno pensare che l’autore sia davvero all’oscuro di come la vita della Diocesi di Milano si sia svolta dal1980 inpoi e che l’impostazione ideologica  del movimento che presiede faccia velo su qualsiasi cosa. In particolare riteniamo  fuori dalla realtà dei fatti e anti-evangeliche :

– le accuse all’insegnamento teologico in campo biblico e sistematico (“si discosta in molti punti dalla Tradizione e dal Magistero, soprattutto nelle scienze bibliche e nella teologia sistematica”);

– le accuse agli interventi nel campo della giustizia sociale in chiave politica unilaterale (gli arcivescovi Martini e Tettamanzi hanno fatto scuola in proposito a livello internazionale fornendo riflessioni e strumenti concreti di grande respiro);

– le accuse al dialogo interculturale ed interreligioso condotto in modo da ridurre il cristianesimo alle logiche del relativismo. Le “cattedre dei non credenti” e gli interventi nel campo del dialogo interreligioso, della bioetica e delle relazioni familiari proposti dal 1980 ad oggi sono state esempi  considerati e seguiti in tante altre realtà del mondo cattolico in Italia e nel mondo.

– l’enfatizzazione dei movimenti e il giudizio indirettamente negativo sulle parrocchie come la conseguenza di una concezione “di parte” della vita della Chiesa.

L’idea  anacronistica e illiberale che CL e don Carrón hanno del Magistero e della Tradizione e la mancanza di rispetto umano e culturale che  mostrano nei confronti dei due episcopati e, indirettamente, delle persone di Martini e Tettamanzi sembrano davvero i dati più evidenti che emergono dalla lettera. Nessuno di noi intende “beatificare”Carlo Maria Martinie Dionigi Tettamanzi e i loro episcopati. Più volte, sempre pubblicamente e con chiarezza, siamo intervenuti in modo critico  su aspetti della gestione pastorale della Diocesi e abbiamo sperato in posizioni più esplicitamente coerenti  col Concilio. Ma ciò non ci ha mai impedito di riconoscere l’impegno per la ricerca dei modi migliori per una efficace evangelizzazione e di manifestare stima verso le persone dei nostri due Pastori, anche  riconoscendo loro una certa  indipendenza nei confronti dei peggiori diktat della CEI e del Vaticano. E’ una posizione ben lontana dalla denigrazione di un’intera esperienza pastorale che compare nel testo riservato di Carrό n. Sarebbe bene che il nuovo arcivescovo, invece di tacere come ha fatto fino ad ora, dicesse cose esplicite sugli episcopati dei suoi predecessori, prendendo esplicitamente le distanze da quanto  è scritto nella lettera.

 La Facoltà Teologicadi Milano poi non è censurabile a livello di ortodossia, ma, semmai, per quanto concerne la sua scarsa incidenza culturale e pastorale nella società.

Quanto scrive complessivamente don Carrón dimostra come egli non abbia compreso quanto, per esempio, dice san Paolo ai cristiani della Galazia: “quello che conta non è la circoncisione o la non circoncisione, ma la fede che si costruisce attraverso l’amore” (5,6). Molti esponenti di CL sono ben lontani dall’aver capito il senso profondo di queste parole paoline e quanto universale sia il Vangelo di Gesù Cristo: anche le pagine di Carrón lo manifestano chiaramente.

Siamo sicuri che un numero molto ampio di credenti, non solo della diocesi, condividono queste nostre parole, molto preoccupati di queste derive ecclesiali che non valorizzano minimamente la bellezza e la bontà delle parole evangeliche e offrono della Chiesa di Gesù Cristo nella sua componente cattolica un’immagine che le nuoce profondamente.

 

                                                                      

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