La Chiesa-mercato e il principio speranza


Al centro della tempesta vaticana vi è il denaro.

di Giorgio Siculo

Vi sono proprio gli anonimi (senza volto) “mercati” di cui si parla quotidianamente. E quindi l’episodio evangelico della cacciata dei mercanti dal tempio ci sembra sempre di grande attualità.Oggi ci ha particolarmente colpito, su un quotidiano nazionale, un titolo che parla di “guerra dello Ior” e soprattutto il toto-candidati alla presidenza della turbolenta banca vaticana. Certamente fra i nomi non vi è qualche frate francescano (che ovviamente non potrebbe fare il banchiere se non tradendo la propria vocazione), ma vi sono uomini potentissimi, banchieri famosi, gente che ha vissuto sempre nella cassaforte di Paperone.

E poi, il pettegolezzo giornalistico ci propone i barocchi esemplari (molti ricorderanno quelle tante mummie in movimento del film “Roma” di Federico Fellini) che si annidano, mordendosi a vicenda, in quella tana di vipere in cui certo il demonio (per chi ci crede) ha messo certamente il suo zampino.

Mai come in questo momento, almeno nella modernità, la Chiesa viva è lontana dai palazzi vaticani che ospitano il prigioniero bianco vestito.

Ogni esternazione del Papa (in S. Pietro o alla finestra del palazzo apostolico) ci dà l’impressione della sua “ora d’aria”, del suo tentativo di liberarsi da quella pesante tiara (da tempo abolita) che lo opprime e lo tiene lontano dal Popolo di Dio. Nella festa di Pentecoste ci hanno inquietato le parole di Benedetto XVI, sentite da molti cristiani come un grande urlo di dolore: “Non ci accorgiamo che stiamo vivendo la stessa esperienza di Babele… tra gli uomini non sembra serpeggiare forse un senso di diffidenza, di sospetto, di timore reciproco, fino a diventare pericolosi l’uno per l’altro?”.

In quelle parole abbiamo sentito non solo il dolore del Papa, ma anche la paura del Papa. Abbiamo rivissuto la grande solitudine, e forse anche la paura, e la morte improvvisa di Papa Luciani, ma anche la grande speranza che Giovanni XXIII aveva dato al Popolo di Dio con l’indizione del Concilio ecumenico Vaticano II. Sono convinto che il dolore e la sofferenza di Papa Ratzinger sono sinceri. Ma non ci si può limitare, come fanno i veri responsabili delle cosiddette organizzazioni cattoliche, a solidarizzare o a sperare che dal Vaticano, dalla curia romana parta un segnale di purificazione della Chiesa cattolica.

Forse il Papa dovrebbe cercare di ascoltare gli ultimi, i più lontani dalle rinascimentali sale vaticane, coloro che certamente amano la Chiesa, sono disinteressati, non cercano il potere del mondo e sicuramente gli vogliono veramente bene.

Ed allora dovrebbe prevalere la speranza.

Mi ha particolarmente coinvolto il pensiero di un amico disinteressato del Papa, che certamente non diventerà cardinale, anche se mi potrebbe piacere. Ma sarebbe

una grande rivoluzione, un intervento veramente straordinario dello Spirito Santo!

Il suo ex collega di studi teologici Hans Kung in una intervista rilasciata al quotidiano “La Repubblica”, continua a sperare, perché la speranza è ultima a morire e la vita deve sempre fondarsi sulla speranza.

Afferma il teologo svizzero: “Mancano cinque minuti appena alla mezzanotte, ma la mezzanotte non è ancora scoccata. Un solo atto costruttivo di riforme lanciato da questo Papa aiuterebbe a ristabilire la fiducia. lo spero che il mio ex collega Joseph Ratzinger non resterà nella Storia della Chiesa come un Papa che non ha fatto nulla per la riforma della Chiesa”.

L’appello di speranza di Kung dovremmo accoglierlo tutti i cristiani che crediamo

nell’unica Chiesa di Cristo, e non solo i cattolici. E’ vero la sabbia scende veloce nella clessidra e il tempo sta per scadere. So che tanti fanno propria la speranza di Kung. Il prigioniero della corte può e vuole ascoltare i tanti credenti che ormai da anni chiedono le stesse riforme che chiede il teologo di Tubinga?

Vuole il vescovo di Roma utilizzare i pochi minuti che gli restano prima della mezzanotte per usare il grande potere (spirituale) che ha per decidere, forse in solitudine, che la torre di Babele può essere abbattuta?

Le acque si calmerebbero come dopo il diluvio e lucifero sprofonderebbe nel più profondo dell’inferno, come ci mostrano le immagini fantasiose di Dante.

Siamo convinti che bisogna parlar chiaro, alla luce del sole, secondo gli insegnamenti del Vangelo e non imitare quel “corvo” anonimo con l’anello pastorale che proprio ieri ha rilasciato una insignificante intervista sul quotidiano “La Repubblica”. Una intervista tutta interna alla tana di vipere e che certo non interessa il Popolo di Dio.

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