«CARO GOVERNO, È L’ORA DEL SOCIALE!»


La spesa sociale non è uno spreco, ma un investimento nel capitale umano del Paese e un contributo fondamentale per la crescita. È il grido lanciato nella seconda giornata di Terra Futura, – mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, alla Fortezza da Basso di Firenze fino a domenica 27 maggio – dalla rete “Cresce il welfare, cresce l’Italia”, unione di 35 organizzazioni nazionali che operano nel campo dell’economia sociale, del volontariato, del sindacato; ne fanno parte, tra gli altri: Arci, Cittadinanzattiva, Consiglio nazionale Ordine Assistenti sociali, Federconsumatori, Ires, Itaca Associazione europea degli Operatori professionali delle tossicodipendenza, Legacoopsociali, Università del Terzo settore. Un grido diretto al Governo per chiedere sviluppo e il rilancio delle politiche sociali nel segno dell’equitàed espressoattraverso una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Mario Monti. “Gli effetti dei tagli – si legge nel messaggio – sono disastrosi, e si stanno ripercuotendo drammaticamente sulle famiglie e sulle condizioni di lavoro di migliaia di persone che ogni giorno costruiscono il welfare del nostro Paese”.

Le richieste sono concrete: innanzitutto il varo di una legge per la definizionedei livelli essenziali delle prestazioni sociali,principio previsto dalla nostra Costituzione e ribadito anche dalla più recente legge 42/2009 sul federalismo fiscale; e poi il rifinanziamento per almeno un miliardo di euro del Fondo nazionale delle politiche sociali,unico strumento di sostegnoai diritti soggettivi e alle politiche sociali nelle Regioni e nei Comuni. Prioritario, per la rete, intervenire a favoredei più deboli, con un piano nazionale per la non autosufficienza, misure di sostegno al reddito delle persone e delle famiglie e l’implementazione dei servizi per l’infanzia.

«Rispettiamo la scelta di rigore per l’equilibrio di bilancio- affermaPaolo Beni, presidente di Arcinazionale–, ma non possiamo ignorare l’emergenza sociale in atto, questo impoverimento crescente di tante fasce della popolazione. Non vogliamo accettare che di fronte a tutto questo, anziché rafforzare gli strumenti di protezione sociale, si pensi solo ai tagli, ecco perché al Governo chiediamo un decisivo e ormai irrimandabile cambio di rotta».

«Vogliamo rilanciare un sistema di welfare che si fondi sulla dignità delle persone – ha detto Filippo Fossati, presidente di Uisp nazionale -, anche  perché questo sistema è una risorsa per uscire dalla crisi del Paese. A sostegno dell’iniziativa della rete si sono già schierati i due governatori di Toscana e Puglia Enrico Rossi e Nichi Vendola, che ora si sono impegnati a spingere le altre autonomie locali e le istituzioni a ritornare al tavolo con le forze che tutti giorni nella società si impegnano per la qualità della vita dei cittadini».

E presenti al dibattito c’erano proprio i due presidenti. Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, ha evidenziato:«Il paradosso che la rete “Cresce il welfare, cresce l’Italia” denuncia nella lettera al presidente del Consiglio Mario Monti è, purtroppo, drammaticamente concreto: le famiglie italiane, i soggetti più fragili (giovani disoccupati, immigrati, malati) stanno pagando doppiamente gli effetti della crisi. Da un lato la precarietà del lavoro e dall’altro la compressione della spesa sociale degli ultimi anni li espongono a forti rischi di marginalità e allentano la rete di protezione e coesione sociale di questo Paese. Che è stata, è bene ricordarlo, ciò che ha permesso di rispondere meglio che altrove ai colpi della crisi economica.L’unico effetto di questa dissennata politica è quella di lasciare sole, ai margini ed esposte all’impoverimento le famiglie italiane – ha aggiunto -. E questo noi non lo possiamo permettere. Continueremo ad intervenire con politiche sociali attive, come ha fatto in questi anni la Regione Toscana con le politiche a favore dei giovani, delle persone non autosufficienti, dell’infanzia e dei minori, degli immigrati, e destinando 17,5 milioni di euro per anticipare il 100% del Fondo Nazionale Sociale per il 2012 ed evitare così l’interruzione dei servizi».

Si è detto completamente sfiduciato sulla natura dell’“interlocutore Governo Monti”Nichi Vendola presidente della Regione Puglia, che ha dichiarato di non credere assolutamente «che possa essere corretta la direzione di marcia che pare in sintonia con i governi di destra, e di quelli liberisti, delle culture tecnocratiche che stanno soffocando il vecchio continente. Penso che noi dobbiamo invece batterci per una svolta: il tentativo generoso, che è stato fatto, di provare a condizionare in termini sociali il Governo inciampa con la natura di contiguità che lo caratterizza rispetto a quello che lo ha preceduto». «Quando si definanzia completamente il Fondo per la non autosufficienza si sta facendo qualcosa che ha un significato che riguarda l’intera storia del Novecento. E se un Governo nuovo non si pone il problema di come rifinanziarlo – ha tuonato – per me è finita la discussione, non ho più interesse a trovare una sponda con il mio interlocutore, non è più un interlocutore ma un avversario!»

In particolare sul welfare e la salute: «Il patto che sostanzialmente abbiamo siglato già tre mesi fa non è uno strumento esigibile perché, ogni volta che ci incontriamo per renderlo cogente, non si presenta il Ministero dell’Economia, che da troppi anni governa salute e sanità . Il Ministro della Sanità in Italia svolge un ruolo ornamentale da troppo tempo e noi parliamo di livelli essenziali di assistenza con logiche ragionieristiche e non con quelle che dovrebbero riguardare il soddisfacimento di diritti fondamentali, costituzionalmente vincolanti delle politiche pubbliche: noi dovremmo scegliere fra categorie di ammalati e rinunciare a sperimentare soluzioni più moderne». E ancora: «Il welfare è la liberazione dei ceti medi e popolari dall’incombenza di dover trattare con il proprio portafoglio ciò che noi invece consideriamo diritto universale di cui si fa carico il pubblico. Non possiamo arrivare nudi alla meta della liberazzazione dei servizi pubblici locali fissata entro il 31 dicembre 2012, perché specialmente in alcuni territori trasferire le municipalizzate sul mercato può significare l’ingresso della criminalità nella gestione di quella zona delicata in cui insistono i diritti delle persone vulnerabili.

Noi abbiamo il dovere di attrezzarci per il passaggio alla liberalizzazione, immaginando un irrobustimento straordinario del ruolo dei poteri del pubblico, che oggi deve affermare con nettezza il proprio ruolo di programmazione, regolazione e controllo, altrimenti avremmo la mafia in tutta Italia».

Che la direzione da prendere non muovasolo verso un aumento del Pil e una diminuzione dello spread, è convinzione ferma anche della coalizione italiana Social Watch (Acli, Amnesty International, Arci, Crbm, Fcre,Lunaria, ManiTese, Oxfam Italia, Sbilanciamoci, Wwf): «Qual è lo sviluppo che vogliamo? –invita a chiedersiJason Nardi, coordinatore Social Watch Italia -.L’Istat con alcune organizzazioni, e anche noi stiamo dando il nostro contributo, sta lavorando alla ridefinizione di un nuovo set di indicatori del “benessere equo e sostenibile”, che guardino alla parità di diritti e opportunità per le donne, alla salute come bene pubblico da tutelare, all’educazione dei giovani come strumento essenziale per il futuro del Paese».

Domani, domenica 27 maggio, Social Watch presenterà in anteprimaproprio a Terra Futura il Rapporto Italiano 2012, che rilegge e rielabora i dati più aggiornati sulle politiche socioeconomiche del Paese, per lanciare una serie di osservazioni, proposte e raccomandazioni provenienti dalle organizzazioni della società civile. Interverranno, fra gli altri, Enrico Giovannini, presidente dell’Istat e Andrea Olivero, presidente nazionale Acli.(L’appuntamento per la stampa è alle 13.15, nella sala 10 della Palazzina Lorenese).

Terra Futura è un evento promosso da Fondazione culturale Responsabilità etica per il sistema Banca Etica, Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell’economia sociale, insieme ai partner Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete e Legambiente.

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