Droni (Ags) con base a Sigonella, in Sicilia


Nella prima giornata del summit Nato, gli alleati hanno concordato (senza nessuna eccezione) il lancio in Europa dello scudo antimissilistico. Nelle intenzioni della Nato, entro il 2015-2017 il sistema d’armamento dovrà essere in grado di difendere i Paesi e le popolazioni dei 28 alleati da una minaccia (data per crescente) di testate missilistiche da «vicini» ostili. La Russia non ha gradito, ma la Nato ha tirato dritto. E’ un impegno gravoso in termini finanziari per l’alleanza militare, particolarmente pesante per gli europei alle prese con vincoli di bilancio e politiche restrittive. Ma i soldi per le armi pare si trovino sempre: a Chicago, la Nato ha anche approvato oltre 20 progetti multinazionali, tra cui il sistema di sorveglianza con droni (Ags) con base a Sigonella, in Sicilia, e l’acquisto di robot sminatori, destinati alla nuova strategia denominata «smart defense». Una «difesa intelligente » con più cooperazione e meno sprechi, lanciata due anni fa al vertice di Lisbona, per garantire sicurezza anche in periodi di austerità. Ce ne è abbastanza per indignarsi oltre ogni modo.

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