Cominciamo da Palermo per una primavera siciliana e italiana


I risultati delle amministrative ai ballottaggi dimostrano che l’Italia può cambiare.

di Citto Saija

Non mi interessa fare i calcoli di bottega (perché non ho una bottega) come in questi giorni hanno fatto i dinosauri della politica.

Diciamo subito che il partito di Berlusconi e di fascisti vari si è liquefatto come neve al sole, e la stessa cosa possiamo dire per il cosiddetto “terzo polo” di Casini e soci che non esiste. Non è sufficiente la consolazione di Agrigento e Cuneo.

La Lega è di fatto scomparsa e sicuramente non rappresenta il nord del Paese. Il centro-sinistra ha vinto e, in almeno otto comuni, è stato sostenuto da Rifondazione comunista e dalla Federazione della sinistra. Significativo il risultato di Rieti dove il comune viene espugnato dopo ben diciotto anni di governo di destra.

A Genova, nonostante il forte astensionismo, ha vinto il candidato che la pesante burocrazia del Partito democratico certo non voleva.

Il risultato di Parma con la vittoria di Pizzarotti del movimento cinque stelle di Grillo dimostra che il boom (non sentito da Napolitano) è stato molto forte. Ma proprio dai risultati di questo finale di partita mi interessa trarre qualche conclusione da sottoporre alla riflessione dei lettori.

Certo, il popolo italiano è stanco dei dinosauri con il posto fisso avvinghiati come l’edera da decenni alle poltrone parlamentari, è stanco dei politici corrotti e soprattutto dei politici che non guardano al bene comune, è stanco dei politici parolai e dei cosiddetti “moderati” che annunciano grandi novità. Il popolo italiano è soprattutto stanco delle sanguisughe del neo liberismo ben rappresentate da Monti e dai suoi banchieri.

Vorrei soffermarmi in particolare su due risultati che, da siciliani, ci interessano da vicino. Il primo risultato è quello di Barcellona Pozzo di Gotto. Sembrava Barcellona una roccaforte della destra inespugnabile, quasi come Rieti. La roccaforte già fascista di Nania e Buzzanca.

Maria Teresa Collica ha ottenuto più del 60% ed è il nuovo sindaco di Barcellona. Un segnale importante che deve spingere anche noi messinesi a riflettere per comprendere che anche a Messina è possibile smantellare i cristallizzati centri di potere.

La Collica è certo espressione di movimenti e associazioni, cioè della società civile, ma è stata sostenuta sin dall’inizio da partiti come l’Italia dei valori, Rifondazione comunista, Sel e il piccolo Psi. Un consenso molto ampio che ha visto anche l’impegno della parte più avanzata del cosiddetto mondo cattolico.

Ma il nuovo inizio, a mio modesto avviso, non può che partire da Palermo. A Palermo, Leoluca Orlando diventa sindaco per la quarta volta con oltre il 72%. I detrattori, vecchi e giovani dinosauri in carriera, vanno sparlando sostenendo che Orlando non è il “nuovo”.

Non è l’età che fa il nuovo, ma sono le idee e i fatti politici, Leoluca Orlando ha dimostrato nei fatti di voler praticare una politica nuova rispetto a quella di chi non è né carne né pesce.

E’ vero: Orlando ha l’anima e la capacità per governare ed ha visto con estrema lucidità nell’allearsi con le forze del cambiamento. Sin dal primo momento, Italia dei valori, Rifondazione comunista, i Verdi e Federazione della sinistra hanno con lungimiranza sostenuto la scelta di Orlando contro le politiche sbagliate del Partito democratico che oggi è rappresentato nel consiglio comunale di Palermo da tre consiglieri.

Bene ha fatto Orlando a ringraziare i palermitani che hanno votato ma anche I’Idv,

la Federazione della sinistra e i Verdi; e bene ha fatto a non ringraziare né Bersani né Vendola “che non hanno capito niente di quello che sta succedendo in Sicilia e continuano ancora ad essere subalterni al governo Lombardo, che non ha niente a che fare né con la questione etica né con la questione sociale”.

In effetti, per alcuni versi Vendola somiglia a Napolitano che non ha sentito il boom di Grillo. Il compagno Vendola, che è anche persona che stimo, non ha visto, sin dalle amministrative di Napoli, che nell’ex regno delle due Sicilie vi sono i germi, allo stato nascente, della primavera italiana che certamente verrà. Altro che foto di Vasto. Come ha dimostrato la grande manifestazione romana dei

quarantamila della Federazione della sinistra il 12 maggio, vi sono in Italia grandi potenzialità della sinistra. Una sinistra ampia e allargata può puntare, come è avvenuto a Palermo, al sorpasso del Partito democratico con buona pace dei vari Lumia e Cracolici.

Il modello Palermo, per quanto riguarda la Sicilia, va esteso alle prossime elezioni regionali ma anche a quella comunali a cominciare da Messina. E certo non servono le grandi ammucchiate di tipo qualunquistico come qualche giorno fa è stato tentato di fare a Messina.

E’ necessario che nel Paese nasca un grosso cartello elettorale alternativo che veda al proprio interno una sinistra radicale unita e motivata, con programmi effettivamente alternativi.

Sono convinto che tanti astensionisti aspettano il segnale per ripartire e rimboccarsi le maniche. Vogliamo iniziare a costruire la terza Repubblica?

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