La banda larga e il Pil, i cellulari e la salute. Onde elettromagnetiche? Sì, ma tanto quanto ragionevolmente possibile!


di Dominga Carrubba
1983 – veniva lanciato sul mercato il Motorola DynaTac 8000X, il primo cellulare pesante quasi 8 etti e soprannominato il “mattone

02 maggio 2012: AGCOM  dichiara «che gli Italiani sono i primi in Europa per numero di cellulari pro-capite, tanto che il traffico dati da connettività mobile è triplicato negli ultimi due anni»

Giugno 2012: entro giugno 2012 il decreto Digitalia fornirà nuovi incentivi alle imprese e credito d’imposta per la ricerca.

Tre date, tre notizie, tre fasi dell’evoluzione tecnologica. Ma un solo leitmotiv: il costo del progresso.Come non ricordare il costo del primo cellulare, il “mattone” più esoso, accessibile ai più facoltosi, lo status symbol per eccellenza degli anni Novanta. Fino a quando il 02 maggio 2012, AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) registra un traffico dati da connettività mobile aumentato di quasi 25 volte rispetto al 2007. Nel prossimo giugno sarà applicato il decreto Digitalia, finalizzato a diminuire gradualmente il costo del ritardo nello sviluppo della banda larga, compreso tra 1% e 1,5% del PIL. La Digital Agenda UE ha l’obiettivo, fra gli altri, di ridurre la digital divide, misurabile nel 5,6%, causa della quasi assenza dell’Italia dall’import-export digitale, considerato che soltanto il 4% delle PMI esporta nel mercato ICT (Information and Communication Technology), di contro alla media europea del 12% . Paradossalmente, da una parte si censiscono quasi due cellulari a testa, mentre dall’altra circa il 39%  della popolazione italiana non ha connessione alla rete né fissa né mobile. Entro il 2013 la Digital Agenda UE assicura la basic broadband (banda larga di base) a tutti i cittadini delle Nazioni UE, da qui gli incentivi per le imprese e i crediti d’imposta, per attuare la strategia trasversale che combina ricerca e innovazione, competenza e tecnologia. L’accesso alla competizione globale diventa possibile tramite l’attribuzione di un’identità digitale al cittadino e l’attuazione del Piano “La scuola digitale”, da intendersi la sede naturale della crescita culturale prima che tecnologica. Ma se il costo di non viaggiare da 30 Mbps a 100 Mbps, di non incentivare l’alfabetizzazione delle imprese, significano non partecipare alle transazioni digitali; allora qual è il costo delle tecnologie wireless di circa 100 milioni cellulari, che saettano onde elettromagnetiche?

La Risoluzione 1815 del 27 maggio 2011 pronunciata dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa raccomanda « Riguardo agli standard o ai valori di soglia per le emissioni dei campi elettromagnetici di tutti i tipi di frequenze […] che sia applicato il Principio ALARA o “tanto basso quanto ragionevolmente possibile” per entrambi i cosiddetti effetti termici e gli effetti a-termici o biologici delle emissioni o radiazioni elettromagnetiche. Inoltre dovrebbe essere applicato il Principio di Precauzione, quando la valutazione scientifica non permette di determinare con sufficiente certezza il rischio […]» (paragrafo 5).

La Risoluzione 1815, che sostiene il Principio di Precauzione nel determinare con sufficiente  certezza il rischio, in assenza di acclamata valutazione scientifica, risulta conforme all’indagine effettuata dall’Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC – International Agency for research on cancer), legata all’OMS, divulgata con la Relazione n.208 del 31 maggio 2011, che ha classificato le radiazioni dei cellulari al livello 2B come “ possibili cancerogeni ”(su cinque categorie, tra cui la “2A” come “probabile cancerogeno” e la categoria “ 1 ” riferita al “cancerogeno certo”). È il risultato derivato dagli studi promossi da IARC, tra cui emerge la ricerca Interfhone, che ha documentato con circa diecimila interviste, realizzate nei 13 Paesi partecipanti (Francia, Italia, Gran Bretagna, Germania, Finlandia, Danimarca, Norvegia, Svezia, Canada, Israele, Giappone, Australia, Nuova Zelanda), che il rischio di contrarre il glioma (tumore cerebrale) o i tumori del nervo acustico è 5 volte superiore alla media per le persone che hanno iniziato a fare un uso intensivo del cellulare prima dei venti anni (per uso intensivo s’intende per una durata superiore ai 30 minuti circa al giorno, i cui effetti nocivi cominciano a prodursi dopo dieci anni); sottolineando la maggiore esposizione per i bambini con un’età inferiore ai 12 anni, considerata la sottigliezza di un sistema nervoso in piena età dello sviluppo. È fondata l’opposizione di chi evidenzia come le radiazioni non ionizzanti non spezzano i legami del DNA; ma il biologo finlandese Dariusz Leszezynski ha studiato le mutazioni del metabolismo delle cellule nella produzione di glucosio e proteine, riguardo a chi fa un uso intensivo del telefono cellulare o del wi-fi in piccoli ambienti.

La Risoluzione 1815 «riguardo alla valutazione di rischio e alle precauzioni» – raccomanda agli Stati membri del Consiglio d’Europa – «di fare valutazioni di rischio maggiormente orientate verso la prevenzione» (paragrafo 8.5 e 8.5.1).

In questo ambito s’inserisce l’iniziativa “ Liberi dal cellulare. Liberi di parlare”, divulgata il 20 aprile u.s. dal Comune di Udine,  e promossa dall’Associazione contro l’elettrosmog (A.C.E.) insieme al Comune, alla Confindustria e alla Confcommercio di Udine, con l’Associazione Albergatori Udinesi; rivolta a raccogliere adesioni tra i locali pubblici, che condividano il progetto “cell free”, ovvero predisporre proprie aree libere dallo squillo talora invadente, e dalle onde elettromagnetiche nel rispetto della salute. Si tratta non di una provocazione ma dell’esortazione ad usare la tecnologia con moderazione, adottando una valutazione orientata verso la prevenzione di un rischio che s’insinua in “modalità silenziosa”.

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