“L’Università tunisina ha bisogno del vostro sostegno”


Appello per l’istituzione di un Comitato per la difesa dei valori accademici, per l’autonomia istituzionale e il sostegno alla Facoltà di Lettere e Filosofia della Manouba a Tunisi (FLAHM)

Sin dall’inizio dell’anno accademico 2011-2012, studenti “salafiti” sostenuti da attivisti e militanti e incoraggiati da partiti islamici organizzati, hanno attaccato numerose istituzioni universitarie, sia per imporre il niqab, il velo integrale islamico, durante le lezioni e durante gli esami, oppure per mostrare la loro disapprovazione relativa al codice di abbigliamento (giudicato irrispettoso) di un docente di sesso femminile, oppure addirittura per sfidare i programmi promossi da dipartimenti e comitati scientifici. Gli incidenti hanno avuto luogo presso la Facoltà di Lettere e Scienze Umane di Sousse, la Scuola Superiore di Commercio della Manouba, l’Istituto di Arti e Mestieri di Kairouan, l’Istituto Superiore di Teologia di Tunisi, e l’Istituto Superiore di Lingue a Tunisi, come così come in altre istituzioni accademiche.

Tuttavia, è la Facoltà di Lettere e Filosofia della Manouba a essere diventata il bersaglio privilegiato di questo piccolo gruppo di facinorosi. Questi attivisti hanno disdegnato le normative interne in vigore in tutte le istituzioni accademiche che, principalmente per scopi pedagogici, hanno vietato l’uso del niqab all’interno delle sedi universitarie e in particolare nelle aule, durante gli esami e le supervisioni delle tesi. Costoro hanno cercato di imporre la loro legge con la forza, terrorizzando i loro compagni di studio,  sequestrando il Preside di facoltà, impedendogli di entrare nel suo ufficio, ricorrendo alla violenza fisica e verbale contro i docenti, il personale amministrativo e gli impiegati, emettendo minacce di morte contro il preside e i docenti. Atti simili, anche se meno gravi e che non hanno beneficiato della stessa copertura mediatica, si sono registrati in altri istituti accademici, preoccupando e allarmando  i docenti, gli studenti e i loro sindacati. Prendendo intenzionalmente di mira la Facoltà di Lettere e Filosofia della Manouba con molestie implacabili e senza precedenti nella storia dell’università tunisina, questo gruppo è riuscito a interrompere a più riprese nelle aule, e talvolta ha anche impedito agli studenti di sostenere gli esami farsa. L’ufficio del preside è stato messo a soqquadro e la sua integrità fisica è stata messa a repentaglio da un blocco di cemento che, lanciato contro la finestra del suo ufficio, avrebbe potuto colpirlo.

Nonostante queste continue molestie, i docenti, il comitato scientifico, il preside, i sindacati, gli studenti e l’amministrazione della Manouba hanno stoicamente resistito alle aggressioni, al fine di salvaguardare l’anno accademico in corso.

La messa al bando delle studenti che indossano il niqab  durante le lezioni e gli esami, non è che l’attuazione di un tacito codice di abbigliamento in vigore in tutte le scuole e le istituzioni accademiche. E’ stato confermato a livello locale dal comitato scientifico della Manouba e a livello nazionale, da tutti i rettori di università e da tutte le istituzioni accademiche che hanno attuato le decisioni dei rispettivi comitati scientifici e in particolare dei presidi di tutte le facoltà di lettere e scienze umane, dai presidi delle quattro facoltà di medicina che si sono distinti diffondendo comunicati stampa in questo senso. E’ stato anche approvato dal Tribunale amministrativo. Tuttavia, i ministri dell’Interno e dell’Istruzione superiore, invece di prendere la difesa degli docenti e del preside, magari elogiandoli per la determinazione a far rispettare la legge, invece di essere coerenti con la decisione del Tribunale amministrativo che lo stesso ministro dell’istruzione superiore ha consultato in merito al tema del niqab, hanno preferito biasimare “l’affare della Manouba”, accusando il preside, consegnandolo al desiderio di vendetta dei salafiti.

Il governo ha persino utilizzato il principio dell’autonomia delle università e del non-intervento nei campus, come pretesto per rifuggire al proprio dovere come avrebbe dettato il buon senso, come sancito dalla legge tunisina e dalle raccomandazioni dell’UNESCO al fine di garantire la sicurezza di studenti, docenti e del personale amministrativo e non. Tuttavia, né alla Manouba, né altrove, è stato chiesto di reprimere manifestazioni pacifiche, né di dissuadere gli aggressori di non compromettere le attività accademiche e di non violare la legge e in particolare l’articolo 116 del codice penale in virtù del quale “Chiunque esercita o minaccia di esercitare la violenza su un pubblico ufficiale per costringerlo/la a compiere o non compiere un atto di pertinenza ai suoi doveri “, commette un reato che può essere punito con la reclusione fino a tre anni. L’atteggiamento connivente delle autorità ha solo aumentato la violenza salafita che ha raggiunto il suo parossismo il 7 marzo scorso quando abbiamo assistito alla profanazione della bandiera tunisina e al ferimento di cinque studenti.

Incoraggiati dal lassismo dei ministri dell’Interno e dell’istruzione superiore, questi salafiti si sono sentiti liberi di scatenare tutta la loro violenza, questi salafiti possono andare oltre e non è escluso che si potranno avere altre vittime tra gli universitari tunisini sia alla Manouba che altrove. I Presidi delle facoltà di lettere in un comunicato pubblicato all’inizio di marzo hanno affermato che le loro istituzioni potrebbero vedere andare in fumo un intero anno accademico.

Il Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia della Manouba la cui istituzione è stata scelta dai salafiti per testare la capacità di resistenza degli istituti di istruzione superiore per la violazione dei loro diritti, ha lottato unitamente al Comitato scientifico, ai docenti, al sindacato locale, di preservare l’università , la conoscenza, la libertà accademica, la dignità di studenti e docenti, nonché la loro integrità fisica. Una gerarchia partigiana sta cercando oggi di dare l’impressione che il Preside è isolato e pretende di condurre docenti e studenti sulle proprie posizioni.

– Consapevoli che “i salafiti” stanno mettendo a repentaglio i valori accademici, i principi dell’autonomia istituzionale, la libertà accademica e che mirano a confiscare le prerogative scientifiche e pedagogiche degli istituti di istruzione superiore

– Consapevoli che la Facoltà di Lettere e Filosofia della Manouba è attaccata per via del ruolo di pioniere che ha sempre svolto per la salvaguardia dei valori accademici, per l’autonomia istituzionale e le libertà accademiche, così come per la promozione della tolleranza, dello spirito critico e del rinnovamento della ricerca

– Consapevoli che il suo Preside, i suoi docenti, i suoi studenti e il suo personale amministrativo e non, presi di mira dai sobillatori, non sono per nulla tutelati dalle autorità e che la loro dignità viene violata costituendo quindi una minaccia per la loro integrità fisica

– Consapevoli del fatto che la lotta che la Manouba sta conducendo, è anche quella dell’intera università e quella di un’intera società che si è liberata dalla dittatura e non vuole certo ritornarvi

– Gli accademici e ricercatori, intellettuali, artisti, membri della società civile tunisina e gli altri firmatari della petizione:

– Dichiarano la loro disponibilità a qualsiasi azione legale in grado di assicurare il primato dello Stato di diritto negli istituti di istruzione superiore, per tutelare tutte le istituzioni accademiche contro ogni tentativo, tale da compromettere conoscenze, valori accademici, l’integrità fisica dei suoi dirigenti, il suo corpo docente, i suoi studenti e tutto il proprio personale, in stretta collaborazione con tutte le componenti della società civile

– Si impegnano in particolare a sostenere la Manouba, il suo Preside, il suo personale e dei suoi organi scientifici e sindacali che sono particolarmente presi di mira

-Chiedono l’istituzione di un comitato di difesa dei valori universitari, dell’autonomia istituzionale, della libertà accademica e che sostenga la Manouba

– Richiedono a tutti gli accademici, i ricercatori, gli artisti e i membri della società civile tunisina a rispondere a questo appello unendosi al Comitato e mobilitandosi per contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’università tunisina promossi e perseguiti dai padri fondatori e dai loro contemporanei.

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