MESSINA: FORTETEATROFESTIVAL 2011 E FORTECINEMA 2011


 

Locandina Forteteatro2011

Programmazione Estate al Forte s. Jachiddu

 

Venerdì 1 luglio ForteCinema Terra madre   di E. Olmi
Domenica 3 luglio  ForteTeatroFestival Maggio ’43
Venerdì 8 luglio ForteCinema Il cane giallo della Mongolia  di B. Davaa
Lunedì 11 luglio ForteTeatroFestival Il nostro amore schifo
Venerdì 15 luglio ForteCinema Koyaanisqatsi  di G. Reggio
Lunedì 18 luglio ForteTeatroFestival Erostrato – Twicem
Giovedì 21 luglio ForteTeatroFestival La Stanza
Venerdì 22 luglio ForteCinema Derzu Uzala  di A. Kurosawa
Lunedì 25 luglio ForteTeatroFestival La Vita Non Basta
Giovedì 28 luglio ForteTeatroFestival  Inossidabile Miele
Venerdì 29 luglio ForteCinema Into the wild di S. Penn
 
Venerdì, Sabato e Domenica 18, 19 e 20 agostoSotto le stelle del Forte. Osservazioni stellari e crociere spaziali

 Tutti gli spettacoli hanno inizio alle ore 21

FORTETEATROFESTIVAL2011

IV EDIZIONE

Direzione artistica Roberto Bonaventura

 

 

La cooperativa Scirin, in collaborazione con l’Associazione culturale “Il Castello di Sancio Panza” (Messina), organizza il Festival teatrale del Forte San Jachiddu che giunge nel 2011 alla sua quarta edizione.

Nelle sere di luglio (a partire da domenica 3) saranno ospitati sei spettacoli serali incastonati naturalmente nella splendida cornice del Forte.

Come sempre, ogni spettacolo si svolgerà in uno degli innumerevoli angoli diversi e suggestivi che si trovano dentro e intorno al Parco Ecologico, creando per l’artista una possibilità scenografica unica e di rara bellezza e per lo spettatore una fruizione originale e irripetibile.

In scena si alterneranno compagnie e organismi di produzione professionisti del territorio (e non solo) che propongono un teatro di qualità e di ricerca, senza tralasciare il divertimento popolare che sta alla base della comprensione del gioco teatrale.

Autori siciliani apprezzati in tutta Italia come Davide Enia, ma anche artisti provenienti da varie parti del nostro paese e presenti con i loro spettacoli nei migliori festival nazionali (Teatrino Giullare, Maniaci D’Amore, Raimondo Brandi).

Una valorizzazione della Sicilia e dei siciliani che passa dal luogo (il Forte), dagli artisti e tecnici impegnati nelle messe in scena, e dagli autori dei testi scelti.

A fine rappresentazione, come sempre, il pubblico, intrattenendosi con gli artisti,  potrà gustare i prodotti locali tipici e il pane caldo condito.

Perché il teatro non è fatto di monete d’oro, di burocrazia e di politici improfumati.

Perché nel tempo che stiamo vivendo il teatro è necessario.

Perché la vita che amiamo è fatta di alberi, acqua e vento.

Perché ci piace danzare, con la luna piena.

Guerra (e pace)

Siamo giunti alla quarta edizione di questa rassegna teatrale che ci ostiniamo a chiamare festival, tra le solite, enormi difficoltà dell’organizzare un evento di tale portata.

Anche quest’anno ForteTeatroFestival vanterà la presenza di  compagnie il cui valore è riconosciuto sia nel panorama nazionale che in quello cittadino: parliamo di  Davide Enia di Palermo, di Teatrino Giullare di Bologna, di Raimondo Brandi di Firenze , Maniaci D’Amore di Bari, e inoltre del Teatro dei Naviganti,  di Roberta Ricci e  di Alessio Bonaffini, di Messina

Ci siamo chiesti, in maniera seria, perché continuare a insistere con questo progetto che non è finanziato da nessuno, che non è retribuito da nessuno. Forse il prestigio dato dalla qualità della proposta di ForteTeatroFestival non da lustro al luogo in cui viviamo? E forse la qualità di una proposta culturale non è fondamentale perla crescita di una società civile?

Ci siamo dati una risposta:  la qualità è sostanziale. E C’è chi ci crede a scapito del mero profitto  economico.

Ecco ciò che vedrete: apriremo con Maggio ’43 di Davide Enia, monologo, in forma di teatro di narrazione, che mostrerà  lo scorcio di una Palermo devastata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, e rievocata attraverso le testimonianze di chi quei momenti li ha vissuti veramente.

E chiuderemo con “Inossidabile miele” di Domenico Cucinotta che, senza parole, attraverso la poesia  del gesto che  racconta, canterà  di un amore, intenso.

Il Festival sta in questo inizio e in questa fine. Dalle parole di guerra, di memoria, di dolore, attraverso la violenza, il rimpianto, la maschera e  la forza di corpi frementi e vibranti , si arriverà al silenzio, al cuore danzante. Pieno d’amore.

Guerra (e pace).

                                                                                                                      Roberto Bonaventura

 

SPETTACOLI

3 luglio 

MAGGIO ’43

di e con Davide Enia.

Musiche in scena Giulio Barocchieri

Cos’è la notte quando tanto arriva sempre l’urlo della sirena d’allarme per i bombardamenti notturni? Cos’è che non ce la faccio più a mangiare sempre pane nero e allora cerco di pescare le anguille? Cos’è strisciare contro i muri per non farsi vedere dalla milizia fascista? Cos’è cercare l’amuchina al mercato nero? Cos’è che mi servono 1800 lire per le medicine e non so come recuperarle? Cos’è vedere il massacro di Palermo il 9 maggio ’43 e camminarci dentro e non ci sono più le case e nemmeno le strade e non si vede niente che c’è polvere e fumo dappertutto ma comunque quello che vedi nemmanco si riconosce?

Il lavoro trae linfa da una serie di interviste a persone che subirono quei giorni del maggio ‘43, e ne uscirono miracolosamente illese. Dalla loro narrazione e dai frammenti di memoria raccolti principia l’elaborazione drammaturgica, che scompone e intreccia e rielabora queste testimonianze, per poi incastonarle in un’unica storia. Erano tempi cupi, in cui necessario era ingegnarsi per riuscire a sopravvivere. Erano tempi atroci, in cui la morte cadeva inattesa dall’alto o dal basso dei mercati neri, che stritolavano con prezzi schizzati alle stelle. Erano tempi malati e bugiardi, tempi cinici e bari. Assomigliano ad oggi.

 

 

Davide Enia nasce a Palermo il 2 aprile 1974.

Passa l’infanzia a giocare a calcio in mezzo alla strada. Possiede, di allora, ricordi nitidi e a volte davvero felici. Si diploma al classico a Palermo e si laurea, incidentalmente, in lettere moderne alla Cattolica di Milano nel 1997.

E’ autore ed interprete di “Italia-Brasile 3 a 2” (2002) e “maggio ’43” (2004). Con “SCANNA” consegue, con la giuria che lo vota all’unanimità, il premio Tondelli per la drammaturgia al Premio Riccione per il Teatro nel 2003. Lo spettacolo poi debutta con la sua regia nell’ottobre 2004 alla Biennale di Venezia.

Del 2007 “I CAPITOLI DELL’INFANZIA. Capitolo 1 – Antonuccio si masturba. Capitolo 2 – Piccoli gesti inutili che salvano la vita, progetto costituito da due spettacoli autoconclusivi.

Nel 2003 gli viene attribuito il premio UBU speciale “per la nascita di un nuovo cantastorie, dimostrata dalla sua attenta ricerca sulla memoria, sulla lingua, sulla tradizione del cunto di Palermo”.

Sempre nel 2003 vince a Chisinau in Moldova, il premio come miglior spettacolo con lo studio di “maggio ‘43”, “SCHEGGE”, alla III edizione della rassegna internazionale “Teatrul Unui Actor”.

Nel 2004 non vince nulla ma il Palermo torna dopo 31 anni in serie A. Un ottimo scambio.

Nel 2005 gli viene conferito il premio Hystrio alla drammaturgia ed il Fescennino d’oro. Sempre nello stesso anno, in settembre, gli viene consegnato il Premio Olimpico ETI come “Autore di Novità italiana” per i testi: “Italia-Brasile 3 a 2”, “maggio ’43”, “SCANNA”.

I testi sono pubblicati in un unico volume, “Teatro” edito da UBULIBRI nel 2005.

“Italia-Brasile 3 a 2” è rappresentato in Portogallo da produzioni locali. A maggio 2006 gli vengono assegnati il “Premio Vittorio Mezzogiorno” e il “Premio Vittorio Gassman” come miglior giovane talento per “Italia-Brasile 3 a 2”, viene pubblicato per Fandango Libri “Rembò” tratto dalla trasmissione radiofonica omonima andata in onda tra dicembre 2005 e gennaio 2006 su Radio 2.

In televisione collabora con REPORT, per la quale scrive dirige ed interpreta “L’asso dell’aviazione”, uno spettacolo originale di 30 minuti andato in onda il 10 settembre 2004 in prima serata, prima della puntata sull’ONU. Parlava della Palermo nell’aprile del ’43, di ciechi collocati su terrazze per ascoltare se giungevano dal mare gli aerei nemici assassini a bombardare, di mirabolanti partite a carte vinte barando.

Sulla rete satellitare “Happy Channel” viene trasmesso l’integrale di “Italia-Brasile 3 a 2” nel maggio 2005. Il 3 giugno 2006 viene trasmesso su Rai2 (“Palcoscenico”) l’integrale di “Italia-Brasile 3 a 2”.

Vengono pubblicati nel 2010, per Sellerio Editore Palermo “Italia-Brasile 3 a 2”, il racconto “Mio padre non ha mai avuto un cane” per la Duepunti Edizioni di Palermo, il racconto “Palermo, India” sulla rivista Linus (Baldini Castoldi Dalai).

“Italia-Brasile 3 a 2” viene rappresentato a giugno 2010, per il progetto Face à face (Ente Teatrale Italiano, Maison Antoine Vitez, France Culture) , a Parigi (Théàtre de la Ville); a settembre 2010, per il festival ActOral, a Marsiglia (Théàtre de la Minoterie).

Regista di centrocampo, veste spesso con piacere e disillusione il n° 10.

Dichiara di non essere pronto a retrocedere al centro della difesa. Ama particolarmente il cuscus di pesce, i gol a pallonetto e l’odore di basilico nelle mani. Quando non è in tournée per l’Italia e l’Europa, vive e cucina a Palermo.

 

11 luglio

IL NOSTRO AMORE SCHIFO

di e con Francesco d’Amore e Luciana Maniaci

regia e luci Roberto Marasco

 

“Il nostro amore schifo” è un’indagine semiseria sul sentimento intricato della gioventù, sezionato e fatto a pezzi da due figli del nostro tempo, ingenui e spietati. E’ uno spettacolo di parola, una storia di non-amore durata decenni e condensata nel giro di un’ora, tra apici sublimi e biechi deragliamenti, nel tentativo di comporre la guida illustrata della prima esperienza sentimentale, letta come rito di passaggio obbligato prima di consacrarsi alla tiepidezza e alla stabilità dell’età adulta.

Lo spettacolo ha la sua forza nel testo, in questo gioco di compiere una carrellata velocissima su una storia lunga, eloquente e piena di alti e bassi. Ogni scena è un’istantanea della loro parabola. Lo strumento che la scatta è la comicità corrosiva, il lento svelarsi di quell’ironia atroce che è nascosta sotto ogni storia d’amore troppo chiassosa per essere pura.

In scena ci sono solo cinque sedie e un tavolo. E’ sul tavolo che tutto si consuma. Lì Lui lega Lei, appena conosciuta. Ma dell’amplesso c’è solo l’allusione esplicita, perché questi personaggi parlano, più che agire. L’unica vera azione che compiono, sempre dal tavolo, è una patetica dichiarazione d’amore fondata sull’elogio dei reciproci organi interni, immaginati splendidi e puliti, non come quelli della gente comune, perchè forse è solo il disprezzo per gli altri che li unisce. In seguito il tavolo sarà il campo su cui si consumerà l’incontro con i genitori di lei, che si lasceranno ingannare dall’aspetto di ragazzo coscienzioso di lui, suscitando l’ira della figlia, che, in fondo, contava sulla loro posizione avversa. Novelli Erika e Omar finiranno per buttare giù tutte le sedie, ammazzare l’esterno per difendere la loro esclusiva simbiosi. Infine dal tavolo Lei guarderà giù contemplando la possibilità che sia possibile fare qualcosa di vero e ineluttabile, anziché parlarne e basta.

18 luglio

EROSTRATO

da Sartre

con Alessio Bonaffini

Alessio Bonaffini interpreta in forma di monologo uno dei racconti più duri e inquietanti di Sartre: Erostrato.

TWICEME

di e con Roberta Ricci

performance  di  danza  contemporanea

di e con Roberta Ricci

T  w  i  c  e  m  E  è un primo studio su quel doppio che si fa avanti prepotentemente dentro di noi, è un viaggio immaginario alla scoperta dei tanti volti all’interno del sé,  corpi che si rapiscono e respingono, movimenti che si accordano e si rifiutano, forme che si intrecciano e si eludono fino a fondersi nuovamente. Le due parti si sfuggono e si cercano, si lasciano intrappolare per poi coesistere, in fondo, persone reali che come opere d’arte in continua evoluzione (perchè incompiute e vive) tentano di esplorarsi e superare un muro che non riusciranno a scavalcare mai, per guardare oltre.

21 luglio

LA STANZA

interpretato e diretto da Teatrino Giullare

traduzione di Alessandra Serra

scene e mascheramenti Cikuska

Una produzione  Teatrino Giullare

CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia

Spettacolo finalista Premio Ubu 2010 per la Scenografia

” Una cosa non è necessariamente vera o falsa, può essere sia vera che falsa allo stesso tempo.” Harold Pinter

 All’interno della finestra di un palazzo di periferia, macchiato dall’ombra di una presenza misteriosa, si svolgono vicende umane di solitudine, insicurezza, pericolo incombente dai risvolti comici ed inquietanti.

Un testo prototipo di molti dei temi che dominano l’opera migliore di Pinter: una donna chiusa in un appartamento di un oscuro caseggiato e il suo silenzioso marito sentono la loro casa misteriosamente minacciata da presenze enigmatiche, da sospetti e preoccupanti personaggi in stato di guerra psicologico. L’aria della stanza si addensa, si carica di incertezza, di ansia, di violenza.

In bilico tra realtà e finzione, tra falso e vero, 2 attori danno vita a 6 personaggi dando modo ai protagonisti di manifestare la propria ambiguità attraverso maschere iperrealistiche in grado di deformarsi e sorprendere, in un vortice di apparizioni che amplifica l’enigma e l’attualità del testo.

25 luglio

LA VITA NON BASTA

di e con Raimondo Brandi

Diretto con Alessia Berardi

Musiche a cura di Daniel Bacalov

 

“La letteratura, come l’arte in genere,

è la dimostrazione che la vita non basta“.

Fernando Pessoa

Amo i dialoghi dei film francesi, mi sentirei meglio se riuscissi a discutere a un tavolino in quel modo, accetterei sicuramente la solitudine se avesse una bella colonna sonora, e di ogni dolore sarei geloso se lo vivessi come un Faust o un Amleto. Insomma bisogna pur aggrapparsi a qualcosa per dare un senso alla vita, voglio dire per elevarla. Questo è quello che fa la protagonista di questo nuovo progetto Angela: arriva in scena nella mia carne, certo meno femminile di come la immagino, e dice che la sua vita così non è niente se non la racconta, solo allora diventa una storia, e le storie sì che hanno senso, che hanno la dignità del cerchio: “Io volevo cammino pieno de curve che porta, torna e chiude perfetto come un romanzo, non volevo piccolo segmento de vita de Albania.”

Lo spettacolo racconta la vita di un’emigrata Albanese o di chiunque scappa per troppa passione ma diventa subito un viaggio tra figure letterarie o reali, spesso crudeli: il marito-sfruttatore toscano che l’ha fatta venire a Pontedera, l’egiziano proprietario dell’agenzia che ha organizzato il viaggio, il ragazzino timido e crudele che non la aiuta quando scappa, la maga-cartomante russa. I personaggi si accavallano tutti nella mia carne, unico attore, che così cambio sesso e accento quattro o cinque volte; appaiono, si raccontano e portano avanti un pezzo di storia, fanno un pezzo della curva, fino alla svolta fantastica.

Dopo aver tanto inseguito il romanzo Angela si imbatte in un vero classico: il patto con il diavolo. Anche se qui il diavolo è un maga russa che vive a Monti e non si vende proprio l’anima bensì l’appuntamento con la morte in cambio di un lauto stipendio “Mio lavoro per tutto questo è vivere e basta. Vivere co nuova scadenza.Fare tutta vita che voglio e poi finire a posto di altro. Quando morte scende co appuntamento segnato in agenda per cliente de Madama, invece che da ricco uomo viene da me che vado a suo posto.” Ecco. Ora che ha un “lavoro” Angela subisce una nuova trasformazione, questa volta sociale, è il momento Pigmalione o Pretty woman: vestiti, scarpe, borsetta, appartamento e anche un po’ d’amore. L’unica cosa che manca adesso ad Angela per rendere la sua vita un opera d’arte è la conclusione che deve essere la morte e che deve arrivare dall’amore. È questo quello che succede, rendendo palese l’inganno della letteratura che dona un senso solo alle cose concluse lasciando sofferenza per tutto il cammino.

Il teatro sembra il posto giusto ad Angela per operare la sua trasformazione vita-letteratura e per questo lo battezza “circo d’alchimia”. Molte volte la materia cambia sul palco: i personaggi si trasformano, Angela stessa si modifica, ma soprattutto il tragico diventa comico e il comico diventa tragico, e questo per raccontare questa Italia così come la sento io. Il fantastico che c’è in Angela infatti mi da la possibilità di parlare della situazione di molti: dello sfruttamento che ora ha assunto forme così diverse da non essere percepibile, dei canali già segnati dove si infilano le esistenze e di una nuova povertà difficile da identificare e con accenti più esotici. La disorientata nuova reale popolazione.

 

28 luglio

INOSSIDABILE MIELE

di e con Domenico Cucinotta

regia e selezione musicale Domenico Cucinotta

collaborazione artistica Sumako Koseki

 

Ho voluto raccontare, attraverso il linguaggio del corpo e la lingua dei segni, ciò che le parole a volte non dicono, se non quando si compongono in poesia.

Ho voluto dire di Michele Cucinotta Oteri, poeta, del suo bisogno d’amore, disperato amore, assoluto amore, tanto grande da superare i confini dell’umano fino a giungere all’universo delle cose.

Di questo amore, vita, voglio parlare, danzando.

Domenico Cucinotta

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ForteCinema 2011

L’uomo e la Terra

La rassegna ForteCinema di questo anno, giunta ormai alla quinta edizione, è dedicata ad un tema di centrale importanza per la storia e la missione del Parco Ecologico S. Jachiddu: il rapporto tra uomo e natura ed i differenti modi in cui si è realizzato il suo ‘abitare in essa’. In un tempo in cui l’ecologia è divenuta di scottante attualità ed inizia ad influenzare anche le scelte politiche a livello mondiale, vogliamo riflettere sul modo in cui l’uomo, sia in Occidente che in Oriente, si rapporta alla natura ed alla terra: al dominio e allo sfruttamento illimitato con cui la modernità occidentale ha salutato l’affermarsi delle scienze e della tecnica, inizia a subentrare la consapevolezza non solo della limitatezza delle risorse naturali, ma anche la ricerca di un intimo legame tra uomo e terra in cui trovino spazio i sentimenti di meraviglia, rispetto e riconoscimento a partire da cui l’uomo potrà un giorno tornare a percepirsi come il “figlio della Terra”.

La rassegna si apre venerdì 1 luglio con il film-documentario di Ermanno Olmi Terra Madre (2009); non si tratta soltanto di un atto di denuncia contro il degrado ambientale e il depauperamento biologico cui conduce l’idolatria consumistica ed il liberismo più sfrenato, ma anche di un atto di amore nei confronti della terra e di chi la cura e la rispetta.

Il cane giallo della Mongolia (2006) di Byambasuren Davaa, in programma venerdì 8 luglio, è la storia toccante del rapporto tra una bambina ed un cane trovatello raccontata con taglio documentaristico dallo stesso autore de “La storia del cammello che piange” ed ambientata nell’incontaminata natura della Mongolia.

Venerdì 15 seguirà il film-culto di Godfrey Reggio Koyaanisqatsi (1982); un documentario lirico-ecologico con un’avvincente colonna sonora di Philip Glass in cui vengono messe a confronto le meraviglie della natura e le creazioni della cultura e della civiltà.

Come ogni anno anche in questa edizione è previsto per venerdì 22 luglio un classico di Akira Kurosawa Derzu Uzala. Il piccolo uomo delle grandi pianure (1975) che racconta la storia di un solitario cacciatore kirghiso senza età né fissa dimora che vive in armoniosa e quasi religiosa simbiosi con la natura parlando col fuoco e con gli animali. La sua commovente amicizia con un capitano russo costituisce l’emblema dell’incontro sempre critico ma ogni volta decisivo tra  cultura occidentale e orientale della terra.

La rassegna si concluderà venerdì 29 luglio con il recente lavoro di Sean Penn, Into the wild – Nelle terre selvagge (2008), una riflessione amara e struggente sulla pienezza agognata della vita e sull’eterno dibattersi dell’atteggiamento dell’uomo nei confronti della natura considerata ora come spazio di liberazione spirituale ora come natura matrigna, fonte di insidie e pericoli anche mortali.

 

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