DAL PIEMONTE ALLA SICILIA: RESISTENZA


Striscione No Ponte 1 ©Sostine Cannata

di ReteNoPonte – Comunità dello Stretto

Oggi (ieri n.d.r.) 27 giugno a Chiomonte non si è consumata solo l’ennesima provocazione ai danni di una comunità che da oltre vent’anni resiste per difendere il proprio territorio ed il proprio futuro, ma si è anche palesato il progetto, l’idea che chi ci governa ha di questo paese: sventrare in nome di costruzioni avveniristiche che sollevino dalla crisi il paese consegnandolo al futuro. Proprio quello che rende i movimenti totalmente alieni agli occhi dei nostri politici (in modo abbastanza trasversale) è che, pur etichettati come quelli del no, essi hanno in questi anni elaborato proposte, partecipato alle varie mobilitazioni nazionali sui beni comuni, disegnando in realtà un quadro ben più reale di quelle che sono le priorità per garantire quel “futuro” a cui tanto si fa riferimento.

La mobilitazione intorno alle grandi opere non è un’insieme di fatti regionali che dalla Sicilia/Calabria arriva al Piemonte passando per varie regioni italiane, ma è una questione fondamentale che mostra con incredibile chiarezza il niente più assoluto che, questa compagine governativa, ma ancora di più questa idea di “sviluppo”, propina come “progresso”.

In questi anni, come ReteNoPonte, ci siamo occupati di scardinare una ad una le debolissime ragioni dei signori delle grandi opere, ma non abbiamo mai avuto un contradditorio, per la semplicissima ragione che tale confronto non è possibile. Non è possibile perché i movimenti da nord a sud hanno riflettuto, prodotto e diffuso ipotesi per un futuro veramente compatibile con i territori e con le persone, centralizzando l’idea di “piccole opere”, di beni comuni e di partecipazione nella progettazione del proprio futuro. Un’idea di futuro lontanissima da quella di chi pensa solo che persone e luoghi siano “mucche da mungere”, ma molto, assolutamente, enormemente più reale di coloro che con mirabolanti proclami affermano costruzioni di ottave meraviglie. Quello che è successo oggi a Chiomonte fa parte di questo scenario ed è ovviamente un gesto di resistenza da una parte e di aggressione dall’altra, non è un problema piemontese così come il ponte non è una questione siciliana e calabrese, riguarda chiunque abbia a cuore il suo futuro, chiunque abbia l’idea che possiamo riappropriarci delle nostre esistenze. In questi ultimi mesi temi come l’acqua ed il nucleare hanno riportato una voglia di partecipazione dal basso che hanno mostrato quale sia la forza dei movimenti in questo paese, questo patrimonio non deve perdersi, la lotta contro la tav è la stessa lotta, quella di chi non è più disposto a “soccombere” al proprio “futuro” calato dall’alto, ma è pronto a deciderlo.

RESISTERE per ESISTERE

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