Val di Susa, la polizia espugna il presidio dei No Tav.


 DI  MARCO IMARISIO (Corriere della Sera)

CHIOMONTE (Torino) – Espugnato il presidio dei No Tav in val di Susa. Circa 2.500 poliziotti hanno sfondato tutti gli ostacoli e i blocchi creati dai manifestanti sulla strada dell’Avanà, a Chiomonte (Torino). Ovvero la via che conduce all’area della Maddalena dove sarà aperto il cantiere per la linea dell’Alta Velocità Torino-Lione e dove i No Tav avevano messo in piedi un presidio permanente. Quest’ultimo è stato espugnato dalle forze dell’ordine attraverso un fitto lancio di lacrimogeni, che ha costretto i manifestanti alla fuga per le vigne e i boschi che costeggiano l’area dove entro il 30 giugno partiranno i lavori. Sul posto sono arrivati i sindaci locali per «trattare la resa». Numerosi i militanti in lacrime: «È la fine della Libera Repubblica della Maddalena». Violento corpo a corpo, invece, sull’autostrada Torino-Bardonecchia, dove i No Tav hanno lanciato estintori e pietre contro gli agenti, che hanno risposto caricando. Venticinque gli agenti feriti, secondo la Questura di Torino.

L’AVANZATA – Il primo colpo ai manifestanti era arrivato intorno alle otto, quando la polizia aveva sfondato la barricata dei No Tav all’altezza della centrale idroelettrica di Chiomonte. Dopo il lancio dei lacrimogeni, gli agenti avevano iniziato la marcia verso il presidio della Maddalena con 41 blindati, rimuovendo mano a mano i blocchi stradali allestiti dai No Tav (in tutto una quindicina). Bombe carta, sassi e benzina sopra una barricata formata da covoni di fieno, che è andata a fuoco, la risposta dei No Tav.

ALL’ALBA – I primi mezzi delle forze dell’ordine erano stati avvistati sulle strade della Valsusa già alle quattro e trenta del mattino, facendo scattare l’allarme generale – con l’esplosione di fuochi d’artificio – al presidio dei No Tav. L’autostrada Torino-Bardonecchia – che, all’altezza della galleria di Ramat, confina con l’area del cantiere dove partiranno i lavori del tunnel geognostico della Maddalena – era stata chiusa alle 4 e 40. Molti No Tav indossavano i caschi e via dell’Avanà, la strada principale, era diventata un percorso a ostacoli con barricate di massi, pali di legno e acciaio, filo spinato. Dietro a ogni barricata, decine di persone.

I MANIFESTANTI – Quasi tutti militanti dei centri sociali del Nord, che da domenica notte erano giunti al presidio. Sul piazzale, invece, non c’erano più abitanti della Valsusa. Al punto che la loro presenza era stata richiesta a gran voce dagli incappucciati neri non pratici della zona, che nascondevano molotov, pietre ed estintori dietro ai massi. Molta gente girava con spranghe e mazze da baseball. Dentro il presidio c’erano almeno 500 persone.

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