Per la Lega è il kebab e non la ‘ndrangheta a minacciare la sicurezza


Cosa minaccia la vostra sicurezza? Uomini e donne che siedono sulle panchine, conversano, passeggiano e mangiano il gelato; vendono kebab, pregano e giocano a cricket; trasportano vestiti nei borsoni o aprono un phone center? Oppure altri uomini che sparano a bruciapelo e uccidono in strada, impongono il pizzo pure ai tabaccai, inondano le città di stupefacenti, monopolizzano i cantieri e occupano le ASL? Secondo la Lega non c`è dubbio. Il pericolo sono i migranti che svolgono normali attività. Con i mafiosi si convive.

Da oggi sulla libreria on line di terrelibere.org il nuovo eBook intitolato “Sì alla lupara, no al cous cous`. Il libro elettronico risponde a una semplice domanda: cosa minaccia la nostra sicurezza? Mafie straripanti, boss che puntano alla conquista del territorio, mediatori che condizionano la politica e delinquenti che si inseriscono stabilmente nella sanità?

“Assolutamente no`, spiega l`autore Antonello Mangano. “Analizzando le politiche locali della Lega Nord degli ultimi anni i veri rischi per la sicurezza delle popolazioni settentrionali arrivano dalle panchine, dal cibo etnico, dal gioco del cricket e dai borsoni di plastica`.

Una serie interminabile di ordinanze, regolamenti paranoici e atti di persecuzione contro i migranti hanno spostato l`attenzione su questioni assolutamente futili mentre i clan si impadronivano dell`economia e del territorio. Lo slogan “padroni a casa nostra`, sbandierato dai leghisti, appare oggi un grottesco tentativo di mascherare la realtà. “Il titolo del libro non è provocatorio`, conclude Mangano. “E` semplicemente lo specchio di quello che è accaduto. Aspettiamo che la Lega si confronti su questi temi senza limitarsi agli insulti e agli slogan da comizio`.

“Mentre la Lega vietava il kebab, la ‘ndrangheta si mangiava la Padania”, recita il sottotitolo. E` un fatto che rimarrà nella storia. Una classe politica incapace e xenofoba ha permesso la colonizzazione mafiosa del Nord e accresciuto i propri consensi giocando su paure assolutamente infondate.

Il divieto degli assembramenti

A Pavia, la giunta della destra proibisce di camminare a piedi nudi, ma non di incontrare ‘ndranghetisti, come avviene nella locale ASL. Tra Varese, Mantova, Como e Bergamo hanno avviato la caccia allo straniero ma nessuno teme le ‘ndrine che impongono il monopolio nell`edilizia. Nel bresciano le scuole esibiscono i simboli padani nelle scuole, come nei peggiori totalitarismi; nel varesotto si premia la fertilità italiana; ad Assisi è proibito chiedere l`elemosina; a Pordenone incontrarsi tra più di tre persone.

A Milano squadre di vigili urbani sono impiegate nella caccia ai clandestini. Hanno rinchiuso i migranti senza biglietto in autobus con le grate e sono stati premiati in Comune con l`Ambrogino d`oro. Nel frattempo la ‘ndrangheta impone il pizzo pure ai chioschi che vendono la porchetta. Non per denaro, ovviamente. Sono i primi chiari segni dell`imposizione di una signoria territoriale, ovvero un dominio di tipo giuridico.

Metà del Paese vive un incubo ai limiti del nazismo segnato da storie paradossali, come quella dei frontalieri lombardi. Quarantacinquemila persone che ogni mattina vanno a lavorare nel Canton Ticino alla ricerca di salari più alti e subiscono il razzismo dei partiti svizzeri che li vogliono cacciare e li dipingono come grossi topi che mangiano il formaggio a buchi. La sera tornano in provincia di Como e Varese, dove molti di loro votano Lega. Vittime nei feriali, carnefici nei festivi.

La speranza

Eppure, nel pozzo oscuro dell`incubo padano, la speranza è rappresentata dai viaggiatori, dagli incontri, dagli scambi. Dal rifiuto dei concetti di comunità, identità e territorio, tradizionali valori dell`estrema destra che oggi puntellano la fragile ideologia del partito di Bossi e che tentano tanti altri movimenti.

In tutto il Nord, comunque, una cosa è la politica, un`altra la vita quotidiana. Mentre vengono prese iniziative da Terzo Reich, la gente comune convive tranquillamente con gli stranieri. Le nostre guide in questo viaggio sono stati una sindacalista rumena che a Varese ispeziona i cantieri edili ristabilendo le regole in una giungla di elusione e sfruttamento. Gli afropiemontesi di Asti e Alessandria che oppongono il valore del meticciato alla conquista leghista del Piemonte. Il togolese che spiega la letteratura africana classica nelle scuole del Nord Est, circondato dalla feroce galassia veronese fatta di leghisti, neofascisti e tradizionalisti cattolici. Il franco-senegalese che ha provato a clonare a casa di Bossi un locale di Dakar, dove si incontravano giovani migranti e ragazzi italiani.

Isole nel deserto, difensori della civiltà negli anni bui in cui la ragione si è spenta e ha prevalso una follia che ancora è possibile fermare.

Per approfondire:

–   La scheda del libro

–   Speciale Lega su terrelibere.org

  Antonello Mangano, Sì alla lupara, no al cous cous. Mentre la Lega vietava il kebab, la `ndrangheta si mangiava la Padania, terrelibere.org edizioni. Libro elettronico in formato ePub e PDF. Giugno 2011.

Siedono sulle panchine, conversano, passeggiano e mangiano il gelato. Vendono kebab, pregano e giocano a cricket. Trasportano vestiti nei borsoni o aprono un phone center. Altri uomini, invece, sparano a bruciapelo e uccidono in strada, impongono il pizzo pure ai tabaccai, inondano le città di stupefacenti, monopolizzano i cantieri e occupano le ASL. Chi di questi minaccia la sicurezza?

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