Rifiuti, il viaggio sospetto dalla Campania a Messina


di GUIDO RUOTOLO – La Stampa.it

Arrabbiati e incappucciati stanno incendiando Napoli. E non solo con i roghi dei rifiuti. Sono loro, gli incappucciati, quelli manovrati da una regia di interessi criminali, per dirla con il sindaco De Magistris. Una regia composita, con dentro la camorra, il disagio sociale che vive ai confini, border line, con i clan della città.
Sono loro i piromani della monnezza, manovrati dalla disperazione e da interessi criminali. Gli incappucciati li trovi tra i 1.600 «bros», i disoccupati di lungo corso, dieci anni almeno di corsi professionali <PAGATI 500 600 euro al mese per diventare operatori della differenziata.<BR>Sono loro che vogliono essere assunti dal comune, dall’amministrazione De Magistris che sulla differenziata ha fatto la sua campagna elettorale. E poi ci sono i 1.400 del «bacino unico» NapoliCaserta che aspettano (1.000 Napoli, 400 Caserta) il «posto» dalla Provincia di Napoli. E’ finito un ciclo, quello del «ghe pensi mi» berlusconiano, e gli orfani dell’emergenza continua vogliono riprendersi la cabina di regia, dopo una parentesi di sbandamento. Dietro il ciclo dei rifiuti in Campania, tra politica e interessi criminali si è riaperto uno scontro per la supremazia.
Il sindaco De Magistris, dunque, batte il chiodo della regia camorrista dietro i roghi. L’uomo che sa tutto getta il sasso nello stagno: «Chissà perché ogni giorno continuano a partire per la Sicilia 200 tonnellate di rifiuti, senza che sia stato sottoscritto un accordo tra la Regione Campania e la Regione Sicilia. E questo, appunto, nonostante sia in vigore la delibera del Tar Lazio che vieta i trasferimenti di rifiuti da regione a regione, in assenza di un accordo tra le due istituzioni. Sono solo 200 rispetto alle 500, 600 tonnellate, sempre al giorno, che da gennaio fino alla sentenza del Tar Lazio, venivano portate in Sicilia e in Puglia».
Scava e scava e la risposta ai dubbi sul traffico siciliano potrebbe essere ancora più inquietante. I rifiuti vanno in Sicilia grazie a un accordo tra la Sapna, la Società della Provincia di Napoli che si occupa appunto di rifiuti, e che ha rapporti chiacchierati con imprese e imprenditori legati al presidente della Provincia, Luigi Cesaro, Pdl e un’ Associazione temporanea di impresa la cui capofila è l’azienda di Vincenzo D’Angelo, fresco fresco di una condanna a sette mesi per trattamento illecitodi rifiuti, che ha due discariche, a Messina e ad Alcamo. E quella di Messina per motivi di giustizia non sarebbe oggi disponibile.
I rifiuti in Puglia vengono bloccati perché la Regione di Nichi Vendola contesta le modalità dei trasferimenti della monnezza. E, dunque, la Regione ha invitato le discariche private a rifiutare i carichi che arrivano dalla Campania. Sono stati loro, i privati pugliesi, ad appellarsi al Tar del Lazio, che alla fine ha dato ragione alla Regione Puglia.
Le discariche oggi in funzione si stanno esaurendo. Il presidente della Bicamerale sui rifiuti, Gaetano Pecorella, nei giorni scorsi ha comunicato ufficialmente che le cinque discariche regionali (San Tammaro, Savignano, Sant’Arcangelo, Chiaiano e Terzigno) sono in grado di accogliere ancora 120.000 tonnellate di rifiuti. E cioé hanno un tempo di vita di circa 100 giorni. Dopo? C’è il nulla, nessuna discarica all’orizzonte, nessun nuovo inceneritore realizzato.
E tutto quello che sta accadendo in questi giorni, con i roghi, la camorra e le polemiche tra e negli schieramenti politici, riguarda solo la possibilità di sollevare il tappeto per ripulire le strade dai rifiuti. Quasi 9.000 tonnellate tra Napoli e Provincia. Un surplus da sistemare nei cosiddetti siti di trasferenza – che non sono discariche ma pattumiere a cielo aperto da smaltire poi in pochi giorni – individuati in questi giorni ad Acerra, Caivano e a Napoli est e che potranno accogliere 18.000 tonnellate di rifiuti. Non fate addizioni o sottrazioni mentali senza tener conto che l’inceneritore di Acerra funziona a scartamento ridotto, con una linea sempre in manutenzione. E dunque, con 1.400 tonnellate di rifiuti da collocare diversamente, fuori regione ogni giorno.
Un marasma, come si vede. Basta che la ditta di raccolta di rifiuti del centro storico, la «Lavajet» fa le bizze (sindacali) per tre giorni ed ecco Napoli affondare di nuovo nella crisi. Si chiede l’assessore comunale Tommaso Sodano, che di rifiuti si occupa: «La cosa strana di questi giorni è che ci sono più roghi e blocchi stradali oggi con 2000 tonnellate di rifiuti a terra che un anno fa quando a terra c’erano 8.000 tonnellate di rifiuti. Chi e perché alimenta la protesta? Rilevo soltanto che tutto è esploso il giorno in cui avevamo annunciato la delibera con la quale abbiamo contestatonei limiti delle nostre competenze la costruzione dell’inceneritore di Napoli Est».
Inceneritori. E uno pensa alle imprese e ai milioni di euro in campo. E poi ci sono i lavoratori del settore, le liste dei disoccupati, degli ex detenuti. «Quanti movimenti strani, in questi giorni, rileva Sodano. Il sogno di De Magistris di avere una differenziata al 70% entro la fine dell’anno, rischia di andare a infrangersi nella gestione quotidiana dell’emergenza.

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