Mafia: la Dia di Messina sequestra 150 milioni di euro


Trenta indagati delle cosche dei barcellonesi e mazzarroti.
I reati contestati riguardano l’associazione mafiosa, l’omicidio, l’estorsione, l’usura, il danneggiamento, la detenzione e il porto abusivo di armi. Negli scorsi mesi  era stato individuato anche un “cimitero della mafia” sulle colline di Mazzarrà Sant’Andrea, dove erano stati ritrovati i resti di quattro persone.
Carabinieri e Dia hanno sgominato due importanti cosche mafiose del Messinese, quella dei barcellonesi e quella dei mazzarroti, che gestivano attività illecite nelle zona tirrenica di Messina, tra cui estorsioni e gioco d’azzardo e pilotavano appalti pubblici. Sono stati notificati 24 ordini di custodia cautelare mentre tre persone sono ricercate. I clan si infiltravano negli appalti mediante l’imposizione di servizi e forniture di conglomerati cementizi, tra le quali le opere per la riqualificazione del lungomare di Ponente di Milazzo e la metanizzazione in alcune aree del Messinese.
I provvedimenti giudiziari si legano a una vasta indagine condotta su Cosa Nostra messinese, avviata dopo la recente collaborazione con la giustizia di esponenti del clan mafioso dei barcellonesi e cioé Carmelo Bisognano, Santo Gullo, Teresa Truscello e quella di Alfio Giuseppe Castro, ritenuto il referente dei clan mafiosi di Catania per la provincia di Messina. Durante l’attività investigativa, nei mesi scorsi era stato anche individuato, sulle colline di Mazzarrà Sant’Andrea, un “cimitero di mafia”, dov’erano affiorati i resti di quattro persone uccise durante la guerra tra i clan. Il sequestro di beni effettuato oggi, di quasi 150 milioni di euro, è stato eseguito, tra gli altri, nei confronti di Giovanni Rao e Giuseppe Isgrò, considerati come il braccio dei clan infilitrato nelle società Cep, Icem, Agecop e Ccp, interessate al raddoppio ferroviario della tratta Messina – Patti. La misura patrimoniale ha colpito anche Filippo Barresi, Salvatore Di Salvo e Salvatore Ofria, e gli imprenditori Mario Aquilia e Francesco Scirocco che si sarebbero prestati al sistema di turbative d’asta per il controllo mafioso degli appalti pubblici banditi nell’ultimo decennio in Sicilia. (www.tiscali.it)
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