A Taormina una tavola rotonda sulla rivoluzione della dignità in Tunisia


di Francesco Saija

Come abbiamo già scritto, oltre ai film del “concorso mediterranea”, è stata presentata, al Taormina FilmFest, una minirassegna sul cinema del Maghreb.

La sezione “Rassegna Maghreb” è stata concentrata nei pomeriggi di mercoledì 15 e giovedì 16 con la presentazione del film “L’uomo di cenere” (1986) del tunisino Nouri Bouzid e dei film “Mokhtar” della marocchina Halima Quardiri e “Mai più paura” del giovane cineasta tunisino Mourad Ben Cheikh.

Un altro film, “Heaven’s Doors”, dei marocchini Swel Noury e Imad Noury, sarà presentato sabato 18. Pochissimi film. Correggiamo quanto avevamo scritto: tre film e mezzo e non due e mezzo. Inoltre per venerdì 17 è previsto un omaggio al Maghreb con “il sole a colori”: una serie di corti a cura di Mario Serenellini. Una tavola rotonda (il 16 giugno) ha affrontato il problema della rivoluzione della dignità nel Maghreb.

Alla tavola rotonda hanno partecipato l’egiziano Ibrahim El Batout, il produttore tunisino Habib Attia, il già citato regista tunisino Mourad Ben Cheikh e la marocchina Leila Kilani. Era prevista la presenza, insieme con gli altri, del famoso produttore tunisino, grande amico di Berlusconi, Tarak Ben Ammar, il quale ha preferito parlare da solo subito dopo. Dell’intervento di Ben Ammar ne parleremo in altro articolo.

Con grande lucidità politica ed in perfettissimo italiano Mourad Ben Cheikh ha messo in evidenza l’originalità della rivoluzione tunisina per la libertà. Non una rivoluzione per il pane, che pure è indispensabile in un paese povero, ma per la libertà. La prima fiamma, nel senso realistico del temine, è stata a Sidi Bouzid, dove un giovane ambulante intellettuale, il martire Bouazizi, ha sacrificato la propria vita con il fuoco. Non potendo reagire contro il potere oppressore ha reagito contro se stesso. Poi è venuta fuori la necessità della testimonianza: il testimone è passato da uomo a uomo, da donna a donna sia fisicamente sia virtualmente attraverso facebook e i rappers. Ciò che è successo in Tunisia e, in parte, in Egitto, sta accadendo – come ha affermato Ben Cheikh – anche in Europa. Basta pensare alla Spagna e al successo dei quattro referendum in Italia. Leila Kilani ha fatto intendere che in Marocco il processo rivoluzionario è ancora in divenire e avviene in maniera molto lenta per tanti motivi soggettivi e oggettivi. Ponendo una domanda ho voluto ricordare che recentemente a Milano, nel Festival del Cinema africano, un cineasta tunisino ha detto che il padrone (Ben Ali) è scappato ma ancora i cani sono al potere. E’ vero – ha detto Ben Cheikh – perché in Tunisia un partito ha governato per ben 50 anni. Un sistema di questo tipo non può scomparire in un attimo. Vi è una sinergia molto evidente fra politica e vecchi potentati economici che cercano di pesare (e aggiungiamo noi saltando magari sul carro del vincitore) sulle scelte nuove della Tunisia. E’ vero – afferma Ben Cheikh – i cani sono ancora lì. Lo sappiamo e cercano di mordere. Ma vogliamo una Tunisia democratica ed aspettiamo serenamente. Ci sarà a breve, nel prossimo ottobre, l’elezione di una assemblea costituente e l’avvento di una nuova era. Con le elezioni – afferma il giovane regista – i cani spariranno e certo saranno spazzati via.

Dei pochi ma bellissimi film della rassegna ne parleremo nelle prossime riflessioni.

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