Dalle cinque giornate di Milano alle quattro giornate di Napoli


di Citto Saija

Quando il popolo riesce a prendere in mano il proprio destino la statua (quella del potere) cade in frantumi. Nel marzo del 1848 il popolo di Milano insorgeva contro la tirannide austriaca e costringeva alla ritirata il generale Radetzky; nel settembre del 1943, precedendo l’ingresso degli Alleati, i napoletani si liberavano dalla tirannide nazifascista. Oggi, con l’arma democratica del voto, i cittadini di Milano e Napoli, in situazioni politiche anche diverse, hanno ripreso in mano il proprio destino liberandosi dalla politica sbagliata e scegliendo una strada nuova, che ci sentiamo di definire di sinistra, che si è fondata durante la campagna elettorale nel massimo della partecipazione e, siamo certi, continuerà, con i nuovi sindaci e con le nuove amministrazioni, un percorso di liberazione e di partecipazione che certamente rappresenta un momento di partenza per la trasformazione democratica e per la giustizia sociale nel nostro Paese.

Avremo sindaci veramente liberi, non legati a contrattazioni verticistiche di apparati partitici e frutto veramente di meditate scelte popolari.

La conclusione delle amministrative vede senza dubbio uno spostamento a sinistra della politica, non di tipo ideologico, ma nella sostanza, cioè nei contenuti.

Certamente sono significativi i risultati delle due metropoli Milano e Napoli, ma  non è da sottovalutare, per il futuro politico del nostro Paese, il risultato positivo, per il centro-sinistra, di città come Trieste e Cagliari, Pordenone, Novara, Grosseto e Rimini. Vanno al centro-destra Iglesias, Varese, Rovigo, Cosenza e Reggio Calabria. In Calabria il centro-sinistra vince a Crotone.

In generale viene fuori un fatto del tutto nuovo: vince la radicalità delle proposte politiche non solo nei contenuti ma anche nel modo di fare politica. La gente è stanca dei soliti noti, dei professionisti della politica ma anche della demagogia e del populismo della destra berlusconiana e non.

Si affermano i contenuti che la sinistra cosiddetta radicale cerca di portare avanti anche tra errori, sconfitte e sacrifici. E’ un segnale anche per il Partito democratico. Non si vince candidando prefetti o burocrati di partito, ma persone capaci provenienti dalla base e dalla società civile; persone capaci soprattutto di dare una svolta al modo di fare politica. Il centro-sinistra non può essere come il centro-destra. Deve guardare alla sua sinistra e soprattutto ai bisogni concreti della gente.

E possiamo anche dire che dal test elettorale escono vincitori la Sinistra radicale (Federazione della sinistra con Rifondazione comunista e Pdci e Sel) e Italia dei valori che in prospettiva, ma già adesso sono nei fatti il vero “terzo polo”. Il bipolarismo di veltroniana memoria viene di fatto sconfitto e si presenta all’ordine del giorno la necessità di una riforma elettorale in senso proporzionale e l’abolizione in Sicilia della assurda legge regionale per i comuni e le province con lo sbarramento antidemocratico del 5%.

Per quanto riguarda la sinistra è necessario creare i presupposti per un lavoro unitario della Federazione della sinistra e di Sinistra ecologia e libertà. Il mancato sostegno di Sel (ma anche del Pd), nella prima tornata a Napoli, a De Magistris (poi rimediato nel ballottaggio) è stato certamente un gravissimo errore. Una nuova sinistra che vuole essere veramente tale, nel modo concreto di fare politica, deve rifuggire per sempre da politicismi e astuti tatticismi. Ma a sud di Napoli e Salerno le cose ancora non vanno bene. Bisogna fare come a Milano e Napoli. Certo Napoli, negli ultimi tempi è stata città degradata, anche nella politica, ma storicamente è stata città di grandi slanci ideali e di grandi passioni. La stessa cosa dovrebbe valere per la Calabria e la Sicilia. Un nuovo vento di riscossa deve partire dal sud; le grandi città della Sicilia e la regione siciliana devono liberarsi dalle vecchie cariatidi, dai vischiosi clientelismi, dai gruppi di potere collusi con la mafia, da un modo vecchio e stracotto di fare politica. Intanto (è una mia opinione personalissima) la sinistra radicale nel suo complesso deve cominciare a dare qualche segnale a prescindere da immediati o futuri impegni elettorali. Insisto: bisogna fare come Milano e Napoli!

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