Pippo Coci ed il suo stile post-espressionista


quadro_di_coci

di Francesco Carini

Fino al 31 maggio 2011 sarà visibile al pubblico, presso la “Casa delle Culture”di Acquedolci, la mostra di pittura di Giuseppe Coci e Calogero Reitano. Quest’esposizione rientra nel progetto “Alchimia della bellezza” di Farid Adly. In collaborazione con parecchi artisti dei Nebrodi, l’ingegnere libico, acquedolcese d’adozione, metterà a disposizione per ogni mese del 2011 le loro opere, in modo da dare spazio a diverse linee tematiche e a differenti approcci all’arte. Scopo ultimo del progetto è la creazione di un Museo d’Arte Contemporanea dei Nebrodi.
Tornando alla mostra in corso, un muro separa le opere dei due artisti santagatesi, come fosse una metafora di due punti di vista e di due temperamenti diversi. Mentre Coci, con stile aggressivo, prende spunto nelle sue tele e nelle sue sculture da tematiche scottanti e di forte attualità, imprimendo nelle proprie opere una tensione emotiva che sale dalle viscere ed una forte drammaticità proveniente dai grandi interrogativi che attanagliano l’uomo; Reitano dipinge in particolar modo paesaggi, ma non disdegna nature morte e figure sacre, che sembrano collocarsi in una dimensione onirica ed a volte metafisica.
Il maestro Coci, incoraggiato in gioventù dal grande Guttuso, si è formato ai corsi dell’Accademia di Brera ed ha ricevuto, quasi a coronamento di una carriera quarantennale, il Premio “La Palma d’Oro” alla Quadriennale di Mandalieu (quartiere di Cannes). Egli è un pittore che vive d’inquietudine e trova nel suo istinto ed in un groviglio di emozioni la vena creativa che lo porta a personalizzare argomenti sempre attuali, come la guerra, la mafia o la fragilità dell’uomo. Le sue raffigurazioni spaziano dall’uomo svuotato e sull’orlo di un baratro a visioni apocalittiche, da metamorfosi e personificazioni della natura ad ermetici elementi di speranza. La tecnica pittorica prediletta dall’artista nebroideo è l’acrilico ed è ispirato da pittori come Munch e Kokoshka, anche se la sua rilettura è del tutto originale. Interessantissime sono le sculture, nelle quali Pippo Coci riesce ad imprimere attraverso la terracotta la sua carica emotiva, creando situazioni dove la vita e la morte sono facce della stessa medaglia o dove le sofferenze della crocifissione di Cristo scatenano la disperazione e la compassione di un ragazzo.
Reitano invece è un autodidatta dall’esperienza pluriennale, che, quattro anni fa, si è aggiudicato a Bergamo il prestigioso Premio Internazionale “Agazzi” e nel capoluogo peloritano il terzo premio alla Mostra “Antonello da Messina”. Il suo legame alle ambientazioni nebroidee è forte. I suoi soggetti sembrano sospesi ed impressi in un eterno fermo immagine, come fossero realtà mai cangianti. Proprio l’opposizione di questo aspetto alle caratteristiche delle opere di Coci rende l’esposizione originale. Nel giro di pochi metri quadrati ci troviamo di fronte a due mondi, a due stili ed a due visioni della pittura completamente diverse fra di loro, ma che insieme si integrano, diventando metafore della diversità del pensiero umano.

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