Juve e Brasile? Due assi che non s’incontrano…


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di Francesco Carini

Quando quasi due anni fa, nell’estate del 2009, si pensava al trio Diego – Felipe Melo – Amauri, i tifosi sognavano e pensavano ad una Juve che avrebbe vinto a passo di samba. Purtroppo, entrambi gli scorsi campionati hanno confermato l’inesattezza delle previsioni dei supporter bianconeri e l’inesorabile verità dataci dai numeri: la genetica Juve non si adatta ai carioca. Sembra un’affermazione superficiale, ma le cifre le danno ragione. Negli anni, escludendo Emerson, campione già affermatosi alla Roma e temprato da anni di battaglie al Bayer Leverkusen, il “Delle Alpi” ha visto sfilare Julio Cesar ed Athirson, due che sicuramente non hanno fatto gridare al miracolo e che fanno arrossire se paragonati a Lucio e Maicon. Sperando che ci sarà in futuro sia  l’eccezione che conferma la regola, si può tranquillamente affermare che l’ambiente bianconero è adatto a giocatori del Vecchio Continente ed a sudamericani “più europei” come argentini ed uruguaiani. I nomi di: Omar Sivori, Mauro German Camoranesi, Luis Monti, Paolo Montero, Marcelo Zalayeta o il troppo presto scaricato Martin Caceres, che, senza i problemi fisici che gli hanno rovinato la stagione 2009/2010 sarebbe stato un ottimo elemento su cui costruire la futura retroguardia bianconera.
Tra i tanti possibili innesti, s’intravede la possibilità dell’approdo a Torino del cileno Vidal, guerriero andino dalla militanza in terra teutonica, proprio nel Bayer Leverkusen del sopracitato “Puma”. In Bundesliga ha già dimostrato di avere un DNA combattivo e vincente, come si addice agli assi che hanno sempre vestito la maglia bianconera. Prima di lui Marcelo Salas, prelevato dalla Lazio nella stagione 2001/2002 con grandi aspettative, era stato l’unico cileno a vestire la casacca Juventina ed aveva purtroppo deluso non per causa sua, ma per il tremendo infortunio occorsogli allo Stadio “Renato Dall’Ara” di Bologna. Attendendo l’exploit degli altri stranieri in arrivo, per il futuro la dirigenza farà bene a rispettare i 114 anni di storia e di “codice genetico” della Vecchia Signora, pensando magari a campioni già affermati prima d’investire quasi 75 milioni su discreti giocatori…

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