Terrorismo: Navy Seals e CIA uccidono Osama in Laden


www.grnet.itIslamabad, 2 mag – Il rumore di elicotteri, una sparatoria e poi un’esplosione enorme: così un abitante di Abbottabad, la localita in cui viveva Osama Bin Laden racconta l’attacco americano in cui è stato ucciso il capo di al Qaida. Il testimone, che ha voluto conservare l’anonimato per timore di rappresaglie, ha riferito che due elicotteri americani hanno sorvolato la casa poco prima della mezzanotte (le 21 di ieri in Italia) e subito dopo si sono sentite due potenti esplosioni. ”Dormivamo e abbiamo sentito il rumore di elicotteri”, ha detto il testimone.

”Mi sono alzato e si è sentita una violenta sparatoria durata per un po’ poi una violenta esplosione, enorme, la gente è uscita di casa”, ha ancora raccontato. ”Sono cominciate ad arrivare le ambulanze a sirene spiegate e la gente piangeva, tutti avevano paura”, ha aggiunto. ”Poi oggi ho appreso dalla televisione la morte di Bin Laden. La polizia e le forze di sicurezza hanno circondato la zona, non siamo autorizzati a uscire”, ha concluso.
Blitz di unità d’elite della Us Navy assieme alla Cia. In azione un team di 14 uomini della Navy Seals
Il blitz che ha portato all’uccisione di Osama Bin Laden è stato compiuto da un’unità di 14 Navy Seals, le forze speciali d’elite della U.S. Navy, con il contributo operativo degli uomini della Cia. Secondo quanto riferito da fonti della stampa internazionale, il team sarebbe stato trasportato in elicottero dall’Afghanistan al Pakistan. L’operazione, nella città di Abbotabad, non lontano dalla capitale Islamabad, sarebbe durata non più di 15 minuti. Le United States Navy Sea, Air and Land forces (SEAL), sono le forze speciali d’élite della U.S. Navy, impiegate dal governo degli Stati Uniti d’America in conflitti e guerre non convenzionali, difesa interna, azione diretta, azioni anti-terrorismo e in missioni speciali di ricognizione, in ambienti operativi prevalentemente marittimi e costieri. Dal 1987, assieme alle altre unità navali per compiti speciali, sono confluite sotto il comando dello United States Naval Special Warfare Command di Coronado. Per la loro versatilità, i Seals sono stati impiegati in quasi tutti i recenti conflitti e operazioni militari degli Stati Uniti.
Il blitz americano contro Osama preparato da mesi. Si trovava in un compound di sicurezza.
Un responsabile dei servizi segreti pachistani ha confermato che Osama Bin Laden è stato ucciso nel corso di “un’operazione molto delicata”, senza dare dettagli sul blitz di cui ha parlato anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Nuove informazioni vengono invece dalla Cnn: l’operazione è avvenuta a Abbottabad, una città a soli 75 chilometri dalla capitale Islamabad, e bin Laden si trovava secondo gli esperti dei servizi della rete americana, in un compound di alta sicurezza, circondato da una recinzione e protetto da una doppia cancellata. Il blitz sarebbe stato preparato, sempre secondo gli esperti della Cnn, da cinque riunioni fra il presidente Obama e i servizi segreti in questi ultimi mesi. Abbottabad come Islamabad si trova a qualche ora di strada da alcune delle zone tribali della Frontiera del Nord Ovest, la zona tribale al confine con il Pakistan che è sempre stata considerata il rifugio di Osama Bin Laden. Il blitz è stato compiuto da un commando statunitense: lo ha specificato Barack Obama parlando dalla Casa Bianca e dicendo “Questa sera sono in grado di annunciare agli americani e al mondo che gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione che ha ucciso Osama bin Laden, il leader di Al Qaida”. Così Obama ha raccontato il blitz: “Una piccola unità di agenti americani ha agito con grande coraggio, facendo attenzione a evitare vittime civili. Dopo uno scontro a fuoco, hanno ucciso Osama Bin Laden e hanno in custodia il suo corpo”. Il presidente americano ha ringraziato le autorità di Islamabad per la collaborazione.
Festa davanti la Casa Bianca
Cantano, ”Usa…Usa”, inneggiano a Barack Obama e sventolano le bandiere a stelle a strisce. E’ passata una manciata di minuti, da quando i principali canali tv hanno dato la notizia della morte di Bin Laden, e già davanti alla Casa Bianca, una piccola folla s’è riunita nella tiepida serata di Washington, per vivere assieme questo momento che ha un sapore storico. Quando ancora il presidente non era ancora apparso in tv per dare l’annuncio ufficiale, tanti giovani, ragazzi, ma anche persone con i capelli bianchi, hanno deciso di venire qui, davanti al simbolo dell’unità del loro Paese, a quasi dieci anni di distanza da quel maledetto 11 settembre del 2001, quando lo sceicco del terrore riuscì a mettere in ginocchio l’America. Da quei giorni di sangue e tragedia, gli States si sono sempre sentiti un Paese in guerra. E proprio per combattere il terrorismo, tantissimi militari americani hanno perso la vita in questi lunghi anni. Stasera, tra questa gente, davanti alla Casa Bianca, ormai dopo il sollievo e l’emozione del primo momento, e’ uno scoppio di gioia e canti.
La Russa, ora forte contraccolpo al terrorismo
”Non che ora manchino altri capi terroristi, ma quella di Osama Bin Laden era una figura in qualche modo mitizzata e la sua uccisione potrebbe costituire un forte contraccolpo per il terrorismo. Almeno è questo che ci auguriamo”. Lo ha detto al Tg1 il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

Bin Laden, lo “sceicco del terrore”, ecco chi era il leader di Al Qaeda
Il capo di Al Qaeda Osama Bin Laden era nato da madre siriana il 10 marzo 1957 a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, diciassettesimo di cinquantadue fratelli. Il padre, Muhammad Bin Laden, un “self made man” d’origine yemenita, era un ricco imprenditore che ha fatto fortuna nel settore dell’edilizia, godendo anche di stretti legami con la famiglia reale saudita. Legami che diventarono a dir poco imbarazzanti allorchè lo sceicco si trasformò nel super ricercato terrorista e leader di Al Qaeda, la principale organizzazione paramilitare creata e finanziata per compiere atti terroristici in tutto il mondo conto i “nemici” dell’Islam. Bin Laden era il ricercato numero uno negli Stati Uniti, che sulla sua testa avevano posto una taglia di 25 milioni di dollari, dandogli la caccia sin dagli attacchi alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 tra Afghanistan e Pakistan, dove si riteneva fosse nascosto. In cima alla lista dei “most wanted” in ogni parte del mondo dell’Fbi, per gli attentati alle ambasciate degli Stati Uniti a Dar es Salaam, in Tanzania, e Nairobi, in Kenya, che causarono la morte di oltre duecento persone ed altri attacchi in tutto il mondo. Negli ultimi anni, attento a non lasciare tracce di sè, soffriva di un’insufficienza renale che, secondo alcune fonti, lo avevano costretto a curarsi in condizioni sempre più precarie. Dal 2003 è comparso sempre più raramente in messaggi audio e video per invocare la guerra santa contro gli invasori e l’Occidente, o per minacciare nuovi attacchi contro l’America, che ancora oggi porta le ferite di quell’11 settembre finanziato e rivendicato con esultanza. Secondo fonti di intelligence, la sua invisiblità mediatica era ormai una conferma indiretta del peggioramento delle sue condizioni di salute.
Cresciuto nell’insegnamento della cultura e della religione musulmana fedele alla Sharīa, ancora adolescente venne mandato a studiare in un college. Le specializzazioni, anche in chiave di un suo futuro inserimento nell’azienda paterna, furono economia e pianificazione amministrativa. Nel 1979 si diploma in ingegneria civile all’Università di Gedda. Nel 1971, quando aveva quattordici anni, visitò insieme a due fratelli l’Università di Oxford. Il periodo trascorso in Gran Bretagna del giovane Osama è documentato da alcune istantanee pubblicate dopo i fatti dell’11 settembre dalla stampa occidentale. Alla morte del padre, Osama ereditò un patrimonio dapprima stimato in 300 milioni di dollari, poi ridimensionato a meno di un decimo: 25 milioni di dollari.
Se esiste un momento nel percorso di crescita in cui il figlio di un facoltoso imprenditore diventa il Bin Laden che oggi l’Occidente teme questo è l’invasione delle truppe sovietiche in Afghanistan, nel 1979. Osama va in Pakistan, incontra i capi della resistenza e torna in Arabia Saudita per raccogliere il denaro necessario a finanziare i mujahidin, i combattenti che riuscirono a costringere l’Armata Rossa al ritiro. Soprattutto dollari americani, come la Guerra Fredda imponeva davanti a minacce di squilibri dell’assetto mondiale, e con la benedizione di Riad e Islamabad. Bin Laden allestisce campi d’addestramento in tutto il paese, la cui esistenza è documentata da alcuni video trovati dagli americani durante l’intervento militare nel 2001, creando un vero e proprio esercito che offre ai sauditi durante l’invasione irachena del Kuwait nel 1990, ma che Riad respinge, preferendo l’invio di truppe americane. Da quel momento gli Stati Uniti e i paesi alleati nella regione diventano i suoi nemici, i veri bersagli da colpire.
Espulso nel 1994 dall’Arabia Saudita che lo priva della cittadinanza, Bin Laden fugge in Sudan, dove viene accolto dal governo islamico di Khartoum, nonostante Washington eserciti pressioni perchè si proceda all’espulsione. Osama vi resta cinque anni, quelli necessari a preparare la guerra all’America, proclamata nel 1998 con gli attentati alle ambasciate statunitensi di Tanzania e Kenya. Ma è l’11 settembre la data che farà di lui il ricercato numero 1 nel mondo. L’attacco ai centri nevralgici di un paese che non aveva mai conosciuto l’aggressione straniera all’interno del proprio territorio diventa uno spartiacque. George W. Bush dichiara guerra al terrorismo e ad Osama Bin laden, una ”caccia costante” che il presidente americano, al suo secondo mandato, aveva ribadito con fermezza. L’ultima localizzazione ufficiale di Bin Laden risale al 2001, quando l’intelligence americana e pachistana lo segnalano nella zona di Kandahar, Afghanistan. I tentativi di trovare e catturare Osama da parte dei contingenti militari americani in azione in Afghanistan non ebbero successo, nonostante massicci attacchi aerei compiuti nell’area di confine tra Afghanistan e Pakistan, in special modo nella zona montuosa ricca di grotte di Tora Bora, nella quale si riteneva che il capo di Al Qaeda potesse essersi nascosto.
Il leader di Al Qaeda ad oggi era ancora una minaccia, come più volte Bush si è sforzato di ricordare durante i suoi interventi sulla lotta al terrorismo internazionale di matrice islamica. Nel marzo 2005 spuntarono le minacce all’America durante una conversazione telefonica intercettata dall’intelligence americana tra Bin Laden ed il terrorista giordano Abu Musab Al Zarqawi, suo braccio destro in Iraq, ucciso in un raid dell’aviazione americana a Baquba, a nord di Baghdad. ”Lavoriamo notte e giorno per smantellare la sua rete – aveva dichiarato allora il presidente – e per assicurarlo alla giustizia”. L’ultima volta che Osama ha mostrato la sua faccia agli americani è stato a pochi giorni dalle presidenziali americane del 2 novembre 2004. ”La sicurezza del vostro paese non e’ ne’ nelle mani di Bush ne’ in quelle di Kerry, ma solo nelle vostre – aveva minacciato il leader di al Qaeda – La continuazione della politica americana porterà ad un nuovo 11 settembre, a nuovi spargimenti di sangue”. Una delle registrazioni audio attribuite ad Osama, immessa su un sito internet islamista, risale allo scorso 30 giugno. Nel suo ultimo proclama Bin Laden ha commemorato Al Zarqawi, definendolo ”leone della Jihad”, prima di tornare nell’ombra.
Nel 2010 il governo americano ammise “la mancanza di elementi di intelligence” sul luogo in cui si nascondeva Barack Obama che – disse – si sospettava si trovasse in Afghanistan o Pakistan. Sono del gennaio dello stesso anno due dichiarazioni audio attribuite al leader di Al Qaeda. Nella prima il terrorista si assumeva la responsabilità per il fallito attentato al volo della NorthWest Airlines tra Amsterdam e Detroit compiuto il giorno di Natale 2009 ad opera del cittadino nigeriano Umar Farouk AbdulMuttallab e annunciava nuovi attacchi contro gli Stati Uniti. Poi, a meno di una settimana di distanza, un nuovo messaggio audio diffuso da Al Jazeera in cui il terrorista condannava gli Stati Uniti ed altre nazioni industrializzate per i cambiamenti climatici. Infine, nel gennaio di quest’anno, era arrivata una registrazione audio attribuita a Bin laden in cui si avvertivano i francesi esortandoli a ritirare le truppe dall’Afghanistan minacciando in caso contrario l’uccisione di due giornalisti francesi sequestrati dai militanti.

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