L’Antartide sbarca al Castello Gallego di Sant’Agata Militello


dott.Ossola

di Francesco Carini

Giorno nove aprile alle 17 e 30 si chiuderà, presso il Castello Gallego di Sant’Agata Militello, la mostra dal titolo “Antartide e i segreti del clima”. L’evento itinerante, che toccherà solo poche città importanti in tutta Italia, è stato realizzato dal Museo Nazionale dell’Antartide, promosso dal Rotary Club di Sant’Agata Militello e dallo stesso Comune nebroideo, d’intesa con la Provincia Regionale di Messina e l’Associazione Culturale Nebrodi ed in collaborazione con l’Università degli Studi della stessa città peloritana, APOM e Confagricoltura. La mostra è stata presentata ad un numeroso pubblico giorno 18 marzo dal sindaco Bruno Mancuso e dall’assessore alla cultura Antonio Scurria, che hanno sottolineato le prenotazioni per le visite di più di duemila studenti della zona tirrenica, dall’Assessore provinciale alla Cultura Mario D’Agostino, dai dirigenti rotariani Fausto Bianco e Maurizio Triscari e dagli interessantissimi interventi tecnici degli scienziati : Francesco Maria Faranda (presidente del Museo Nazionale dell’Antartide), Giancarlo Spezie (docente di Oceanografia all’Università di Napoli “Parthenope”) e Carlo Ossola (Curatore del Museo Nazionale dell’Antartide). Mentre Ossola, ha presentato le caratteristiche del Polo Sud ed ha simpaticamente fatto da guida per gli interessati visitatori alla fine della conferenza; Spezie, attraverso la proiezione di un video, ha spiegato l’importanza  del progetto italiano in Antartide (svolto dal 2005 nella stazione scientifica”Concordia”) e soprattutto ha fatto chiarezza sul fondamentale aiuto che questo straordinario continente dà alla ricerca scientifica internazionale sullo studio del clima e dell’inquinamento.

Ma l’Antartide rappresenta anche la più prolifica regione della terra per la ricerca di meteoriti. In trent’anni di spedizioni si è trovato il 50 per cento delle meteoriti che si sono trovate in tutto il mondo. Ciò è permesso dalla facile individuazione delle meteoriti sul ghiaccio, dalle favorevoli condizioni di conservazione nel tempo e dalla presenza di meccanismi di accumulo glaciale. L’anno d’inizio delle attività esplorative italiane in Antartide è il 1968, mentre nel 1981 il Bel Paese entrò a far parte del Trattato Antartico, divenendone parte consultiva nel 1987. Attraverso questo trattato, siglato da dodici stati nel 1959 (anno in cui vennero anche costruite le prime 40 basi) ed entrato in atto nel 1961, si è cercato di risolvere la pretesa di sovranità di alcuni stati su questo fondamentale continente e si è tentato di far prevalere l’interesse generale per la tutela dell’ambiente, la libertà di ricerca scientifica ed il mantenimento della pace. Attorno al Trattato è stato costituito un gruppo di regole e principi, fra cui la Convenzione sulla Prevenzione delle Foche e la Convenzione sulle Risorse Marine Viventi, che insieme viene definito Sistema del Trattato Antartico. Ma, per arrivare ad un trattato su questa straordinaria terra, si è dovuto prima metterci piede. Ciò accadde solo nel 1911 per merito del norvegese Amundsen (dopo 140 anni circa di avvicinamenti e circumnavigazioni).

Il Museo Nazionale dell’Antartide (MNA) svolge la sua attività nelle sedi di :Genova per l’attività espositiva del settore biologico ed ecologico, Siena per la mostra di meteoriti o minerali e Trieste per l’archivio di oltre un secolo di esplorazioni in Antartide e dintorni. Proprio questi elementi e reperti, realizzati e custoditi  in anni di ricerca dei direttori e dei curatori delle tre sezioni dell’MNA, sono esposti al Castello Gallego, che, in quest’inizio di primavera, è diventato la “casa mite ed accogliente” di un continente freddo, lontano eppure così affascinante.

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