Dalla polis di Aristotele, alla P3


Marco – Redazione Giovani 

Politica, partiti politici, uomini che fanno “politica”. Ritornando indietro nel tempo e facendo riferimento più precisamente ad Aristotele, la parola “politica” è legata al termine “polis”, che in greco significa città, comunità dei cittadini. Politica, secondo il filosofo ateniese, significa amministrazione della “polis” per il bene di tutti, determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano. Durante il corso dei secoli il significato vero e proprio della parola si è un po’ “alterato”.

Il governo di un popolo, se dapprima era in mano ad una piccola minoranza, si è andato via via allargando ad una maggioranza che si è proclamata a favore dei cittadini, ma che in realtà ha cercato di guardare verso il proprio interesse.

I cittadini, prendendo coscienza del loro stato, si sono organizzati in partiti politici per esprimere, difendere e portare avanti le proprie idee, mediatori tra Stato e cittadino. Dell’excursus storico su politica e partiti si potrebbe parlare tanto, si potrebbe ricercare il punto di inizio del perché si sono formati, del fine che perseguivano, se agivano in maniera giusta o sbagliata. Noi siamo cittadini moderni, figli di una società moderna che ci fa assistere ad eventi un po’ troppo spregiudicati. Gli uomini politici oggi sono forse un pò “spregiudicati”: proprio loro che dovrebbero rappresentare il nostro Bel Paese, che di “bello” ormai ha ben poco!

Droga, sesso, alcool, prostituzione, operai non pagati, gente senza casa, clachard, extracomunitari violenti, violenza, solitudine… Che società è mia questa? Perché siamo dovuti arrivare a questo punto? Perché dall’alto dello Stato non arriva un buon esempio? Perché condannare le persone innocenti e lasciare liberi di fare ciò che vogliono coloro che si meriterebbero di essere rinchiusi in carcere? Dov’è andato a finire l’antico concetto di “bene pubblico”? Quasi cancellato omai dalla mente di tutti …

Utopisticamente parlando si dovrebbe fare un passo indietro, anzi molti passi indietro, e riprendere l’idea di realizzare qualcosa che soddisfi la popolazione e non alimenti quel malcontento che sta portando ad una spaccatura quasi insanabile in cui tutti cercano di farsi la guerra l’un l’altro solo quasi per “dispetto”. Di queste situazioni poi ne paga le conseguenze solo la povera gente che non sa più “ dove sbattere la testa”. A tutte queste brave persone che ci “rappresentano” bisognerebbe dire di guardarsi allo specchio, perché la maggior parte di noi non sono come loro, la maggior parte di noi vuole una società migliore, un governo migliore, un’Italia migliore, però un miglioramento concreto non fatto solo di parole, dato che quella che secondo alcuni è politica è diventata la casa di gente  ricca di vocabolo, ma povera nei fatti, che promette ma non rispetta mai.

Marco

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