La “Ciociara” di Roberta Torre


di Francesco Saija

È stato presentato al “Vittorio Emanuele” uno degli spettacoli più belli del cartellone di quest’anno: “La Ciociara” di Annibale Ruccello tratto dal romanzo di Alberto Moravia (repliche tino a domenica 23 gennaio).

Si tratta della prima regia teatrale di Roberta Torre che, da cineasta, ha esordito nel cinema nel 1997 con il film “Tano da morire”. Uno spettacolo forse difficile ma affrontato, nella sua drammaticità, con grande leggerezza e al contempo con grande intensità drammaturgica. Come afferma la Torre nelle note di regia, ci troviamo di fronte ad una messa in scena che materializza i ricordi e il passato. Vediamo sul palcoscenico quasi una lanterna magica che si apre diffondendo immagini del viaggio della vita di due donne violate che, con ritmi quasi cinematografici, ci trasportano indietro nel tempo ma anche nel presente e nel futuro.

La regia della Torre è vera regia teatrale e nulla tolgono al teatro le scene mobili e le proiezioni che costruiscono un vero e proprio “teatro mobile”. Le scene quasi stereoscopiche riescono a dare grande dinamicità all’atto unico di quasi due ore senza stancare assolutamente il pubblico anzi rendendolo partecipe al dramma che si svolge sul palco che poi è anche il dramma di sempre e di oggi.

Molti di noi ricordano le due donne abbracciate nel film di De Sica del 1960 interpretato da Sophia Loren ed Eleonora Brown mirabilmente sceneggiato da Cesare Zavattini e la versione di Dino Risi del 1989 sempre interpretata dalla stessa Loren. In questa messa in scena teatrale non vediamo più la guerra e la violenza che hanno annientato le due donne. Siamo ai giorni nostri e le due donne stanno litigando sull’acquisto di una macchina tutte prese dal consumismo trionfante e dai disvalori della nostra contemporaneità. Ma i “fantasmi” del passato rivivono e rivivono nell’oggi. La guerra, sia pure attraverso i rumori, gli scoppi e il rombare degli aerei è sempre protagonista, la paura di ieri è presente anche oggi, le violenze non sono terminate. L’apparente normalità di oggi spesso fa dimenticare il passato; ricordare è invece essenziale per vivere un oggi diverso ed un futuro migliore. Roberta Torre ci dice che questa “Ciociara” è attuale, “ci parla dei nostri giorni e di mutamenti apparentemente impercettibili ma definitivi”.

Ha ragione la regista nel dire che i protagonisti hanno “una doppia anima che li rende capaci di interagire con i fantasmi”. Momenti di grande intensità drammatica ci sono sembrati l’apparizione sul palco di Michele, interpretato dal bravissimo Daniele Russo, e la sua dichiarazione d’amore a Cesira e la lettura del passo evangelico della resurrezione di Lazzaro in cui Michele afferma che solo la coscienza di essere delle anime morte può farci sperare di cominciare ad esser vivi.

E una grande commozione passa nello spettatore all’apparizione di qualche flashback che ricorda lo stupro subito da Cesira e dalla giovane Rosetta interpretata da Martina Galletta. E sono le scene continuamente cangianti a ritmare lo scorrere del tempo attraverso le nuvole, la pioggia e il cader delle foglie. Bellissima la scena che fa scendere sul palcoscenico decine di fantasmi di paracadutisti. E certamente tra i protagonisti primeggia la bravissima Donatella Finocchiaro nella parte di Cesira che in fondo ci parla, attraverso il teatro, soprattutto dell’oggi, dei disvalori della nostra società attraverso il lungo viaggio tra i fantasmi del passato. La meticolosa regia di Roberta Torre nulla lascia al caso, basti pensare anche alla significativa presenza di Dalia Frediani nella parte della “vecchia del bosco o della montagna”, quasi una strega di altri tempi (anche nella voce) e ai costumi di Mariano Tufano e alle musiche di Massimiliano Pace. Un grande godimento per gli occhi e per lo spirito.

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