Grandi contestazioni dell’autunno francese


di Mattia Morelli

Buongiorno a tutti, sono Mattia Morelli, uno studente italiano di 23 anni residente a Parigi da circa un anno, e frequentante l’Istituto di Studi per il Sud America della Sorbonne Nouvelle. Da tanti anni sono un attivista politico, sia in Italia che in Francia con la mia adesione al PCF e al MJCF.
Ho avuto la fortuna di assistere a tutte le fasi di lotta che hanno portato la popolazione francese ad organizzarsi contro il governo di Sarkozy, sin dal primo giorno di proposizione del progetto di riforma delle pensioni (rèforme des retraites) proposto dal governo Sarkozy per mano del ministro al lavoro Eric Woerth. Il 16 giugno 2010 è stato presentato il progetto di legge che prevede l’allungamento dell’età legale per la pensione da 60 a 65, poi attualmente rimodulato da 60 a 62 a partire dal 2010. Mentre il periodo contributivo per beneficiare della propria pensione aumenta da 40 anni a 41 nel 2012. Ma la cosa più contestata è il passaggio dalla corresponsione della pensione per ripartizione alla modalità contributiva. La metodologia ripartitiva, esistente in Italia fino alle riforme Amato (1992) e Dini (1995) in Francia è tutt’ora in vigore. Questa metodologia permette di far leva sulla solidarietà intergenerazionale, permettendo agli anziani di ricevere la propria pensione grazie al lavoro dei giovani. E’ un sistema altamente solidaristico che oggi è messo in discussione non tanto dall’aumento dell’ètà media ma da l’aumento della disoccupazione giovanile. La destra francese (così come il centro-sinsitra italiano che adottò gli stessi argomenti politici) facendo leva sul controllo della spesa pubblica giudica questo sistema insostenibile, e per questo motivo propone il metodo contributivo. Attraverso questo sistema ognuno pensa per se, come ad esempio investire il proprio TFR nei fondi pensione privati in modo da ottenere degli interessi. Quindi le pensioni rientrano nel gioco del mercato.
Sin da subito i sindacati francesi si sono opposti fortmente, primo fra tutti la CGT, il più grande, rappresentativo, e in questo momento, il più combattivo dei sindacati francesi. Anche i partiti politici della “sinistra” si sono opposti più o meno fermamente, la posizione chiara e netta era del PCF e dei suoi partner del Front de Gauche, ma anche il partito trozkista del NPA. Il Partito Socialista ha da subito espresso un NO alla riforma di Sarkozy, ma solo dopo che si è visto un po’ nell’angolo ha accettato anche lui lo slogan “Les retraites à 60 ans”.
La prima manifestazione a seguito del primo sciopero generale si ebbe il 26 giugno 2010. Poi la successiva a Luglio. I mesi estivi hanno un po’ intiepidito la costanza della lotta, infatti era frequente ascoltare lamentele di chi diceva che si sarebbe dovuto procede con la grève reconductible sin da subito. Ma non sempre quello che tace è fermo. In questo caso posso parlare della mia esperienza personale nel PCF. Il Partico Comunista francese ha sin da subito individuato questa lotta come fondamentale. Per questo motivo ha deciso di investire un quarto delle risorse del suo patrimonio in materiale di propaganda, formazione e di lotta contro questa riforma. Una mossa molto intelligente, da una parte i militanti erano formati e preparati attraverso le diverse università esitve del partito, le riunioni di sezione e i professori vicini alle nostre posizioni. Ogni cosa parlava solo in ottica della lotta contro la riforma. Questa preparazione da quanto ne sappia, è stata comune ad altri partiti, compreso il PS. Questo ha permesso di ripartire con grande vigore a settembre. Un primo sciopero generale la prima settimana di settembre, per poi continuare nella seconda, e con due scioperi generali a settimana verso la fine del mese. Ora è stata dichiarata la grève recondutible, ovvero, ogni giorno si decide di continuarla per quello successivo. Due grandi appuntamenti settimanali sono il martedì e il sabato per le strade della francia. Sono stati battuti tutti i record di presenza. La più grande mobilitazione degli ultimi 15 anni, secondo i dati ufficiali. L’opposizione politica propone dei punti comuni di discussione, ad esempio vi invito a leggere la contro riforma proposta dai parlamentari del PCF, molto interessante e concreta.
Penso che per fare lo stesso in Italia dovremmo iniziare a riorganizzarci prima di tutto, la sinistra istituzionale e sociale non sono due cose differenti. Solo con l’unità di classe potremo mettere fine al governo delle destre. La soluzione della personalizzazione della politica, che ora ha successo anche in alcuni settori della sinsitra (anche extraparlamentare) non è la soluzione, ma solo una bella illusione.
Questo significa lavorare all’unità dei partiti della sinistra e dell’opposizione, l’unità dei lavoratori e dei cittadini in un programma comune, pochi punti, fra i quali il principale deve essere la centralità del lavoro, in cui lavorare è una necessità per vivere e non dove si vive e si crepa per lavorare. In poche parole, rimettere la questione di classe al centro del dibattito politico.

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