Le proposte di riforma della R29A


I Ricercatori Universitari della Rete29Aprile chiedono una riforma organica dell’Università, adeguata agli standard dei Paesi più evoluti. Vogliono che l’Università Italiana sia in grado di competere ai più alti livelli qualitativi e quantitativi, dando piena realizzazione a quelle potenzialità che sono presenti nei ruoli e nelle figure che ruotano intorno all’Università e agli enti di ricerca. Per ottenere questo obiettivo, la Rete29Aprile ritiene indispensabile che si

definisca in modo chiaro quale sia il modello di Università cui si aspira e su quali parametri lo si vuole costruire, prima di intraprendere qualsiasi percorso di riforma. Per definire le strategie è infatti indispensabile definire cosa si vuole ottenere, ma finora duole osservare che non è mai stato aperto uno spazio di confronto, anche solo sugli obiettivi da raggiungere, nonostante l’amplissima mobilitazione dei ricercatori e il forte invito del Presidente della Repubblica.

La Rete29Aprile chiede quindi con fermezza che si apra un vero dialogo che permetta di discutere e confrontarsi sulle proposte di rilancio dell’Università. L’assenza attuale di reali aperture al confronto comporta la doverosa conferma, da parte delle migliaia di ricercatori della Rete, della piena indisponibilità a nascondere le già gravi sofferenze del sistema universitario dovute alle misure governative svolgendo compiti didattici non dovuti per legge. Tale atto di responsabilità e di testimonianza, che comporta non pochi sacrifici per gli stessi ricercatori, è anche dovuto alla opinione pubblica affinché prenda consapevolezza delle conseguenze della politica del Governo sull’Università. Prima di entrare nel dettaglio delle proposte di riforma, è indispensabile sottolineare le gravissime urgenze che in questo momento richiedono interventi tempestivi per garantire la sopravvivenza stessa delle università: il perdurante sostanziale blocco del turn-over degli ultimi anni, nonché il drastico taglio del 50% delle risorse derivanti dai pensionamenti, senza dimenticare l’ingiustificabile riduzione del finanziamento delle università tale che nel prossimo anno le risorse complessive del Fondo di Finanziamento Ordinario saranno minori del costo complessivo degli stipendi e nel 2012 addirittura inferiori a quelle del 2002. Tutti questi vincoli, uniti all’uscita per pensionamento di un terzo degli attuali docenti nei prossimi cinque anni, avranno evidenti conseguenze sotto l’aspetto della qualità e quantità della didattica, della ricerca e del diritto allo studio. Non bisogna infatti dimenticare che l’Italia ha già oggi, secondo i dati OCSE, una bassa
percentuale di studenti universitari, che non potranno che diminuire ulteriormente di fronte ad una drastica riduzione dei docenti. Occorre inoltre eliminare quelle norme che affidano ai soli professori ordinari, il cui potere si dice di voler limitare, il completo controllo delle commissioni di concorso.
In un progetto di rilancio dell’Università italiana con la prospettiva del raggiungimento e mantenimento degli standard internazionali, il primo parametro nella riorganizzazione del personale universitario deve essere l’uso di criteri che siano stabili e non modificabili sulla base di fluttuazioni imprevedibili. Serve, per esempio, garantire un corretto rapporto studenti/docenti e non fissare quindi la numerosità del corpo docente a priori. Ugualmente serve stabilire priorità di sviluppo almeno quinquennali che indirizzino gli investimenti finanziari e di personale su obiettivi strategici di lungo respiro, per preparare i giovani di oggi alle sfide di domani. Discorso analogo vale per la ristrutturazione delle carriere del personale, che deve garantire l’avanzamento di carriera in termini meritocratici funzionali al progresso delle strutture e non solo finanziari.

Nella stessa logica, se si vuole dar spazio alla creatività della ricerca, da sempre motore e chiave di volta dello sviluppo, è indispensabile dare opportuni spazi alla ricerca “di base” che, pur non avendo applicazioni nell’immediato, è quella che ha portato alle scoperte più rilevanti per il nostro tempo e alle applicazioni tecnologiche fondamentali che oggi sono quotidianità, spaziando dalla medicina alle nanotecnologie, senza dimenticare gli altri ambiti culturali.Sulla base quindi di queste riflessioni, le proposte della Rete29Aprile si possono condensare in alcuni concetti chiave:

– Istituzione di un ruolo unico della docenza, con pari diritti per tutti ma con oneri gestionali crescenti all’aumentare del livello interno al ruolo unico. In questo livello devono poter confluire tutti coloro che, appartenendo ai ruoli universitari, attualmente svolgono già attività di docenza. L’ingresso (in qualunque livello interno al ruolo unico) e la progressione di carriera devono essere nettamente separati, legando la seconda a criteri più meritocratici che economici. L’ingresso in ruolo deve essere invece strutturato e organizzato in base a criteri meritocratici e alle strategie di medio/lungo periodo. Fare questo vuol dire eliminare tutti gli attuali vincoli puramente burocratici che rendono la concorsualità italiana di una farraginosità tale da essere completamente inefficace.

– Definire la numerosità del corpo docente pari almeno a quella del 2008, anno in cui, stando ai dati OCSE, l’Università italiana era comunque sottodimensionata rispetto ai nostri diretti concorrenti sul piano internazionale. Fare questo vuol dire prevedere un piano strategico di assunzioni nei prossimi 3-5 anni, unitamente alla definizione di una numerosità dei livelli del ruolo unico funzionale sulla base di obiettivi strategici e non aprioristici. Fare questo vuol dire anche mettersi nelle condizioni di poter elaborare piani pluriennali delle assunzioni in ruolo e delle progressioni, da rendere noti e chiari a tutti per tempo, funzionali al mantenimento e allo sviluppo delle strutture di didattica e di ricerca odierne.

– Creare un unico percorso pre-ruolo che, cancellando l’attuale pletora di figure precarie, permetta di reinserire l’Italia nei canali più normali di ingresso nei ruoli tipici dei paesi avanzati. Questa figura pre-ruolo deve necessariamente essere legata ad una vera tenure track, con accantonamento  preventivo delle risorse finanziarie necessarie per l’assunzione dei meritevoli, non più vincolata quindi a criteri economici ma di merito. Questa strategia permetterà inevitabilmente anche di limitare l’abuso del precariato e costringerà le università a scelte intelligenti e meritocratiche.

– Garantire un vero diritto allo studio, mediante un opportuno rifinanziamento dello stesso, che assicuri a tutti gli studenti meritevoli l’accesso al sostegno allo studio. La certezza di disporre di tali strumenti da parte degli studenti meritevoli avrà inevitabilmente riflessi positivi sulle motivazioni e sui risultati degli stessi, che non subiranno più la pesante frustrazione della consapevolezza di un diritto negato.

– Strutturare il governo degli atenei in modo che in ogni livello di gestione tutte le componenti abbiano una loro corretta rappresentanza. Occorre tuttavia assicurarsi che l’autonomia delle scelte negli ambiti di Ricerca e Didattica resti nelle mani di chi ha la responsabilità, l’onere e le conoscenze necessarie per portare avanti queste scelte sul medio-lungo periodo, garantendo una composizione che impedisca in detti organi di governo maggioranze di persone esterne ai ruoli universitari, siano essi di docenza o di personale tecnico-amministrativo. Serve inoltre garantire che il Consiglio di Amministrazione e il Senato Accademico mantengano funzioni separate e specifiche, senza sovrapposizioni di ruolo, distinguendo la gestione amministrativa dalla politica della didattica e della ricerca.

– Tutto questo non può prescindere quindi da un adeguato finanziamento degli atenei e della ricerca scientifica, programmato su base pluriennale e strutturato a partire dalla garanzia della copertura dei costi fissi legati agli stipendi. La quota aggiuntiva rispetto ai costi fissi deve essere dimensionata in modo congruo rispetto agli obiettivi strategici nazionali e dei singoli atenei e non può essere determinata in base a valutazioni fatte a priori su quale spesa è ragionevole considerare o meno elevata.

– Garanzie di una politica di sviluppo della ricerca che assicuri l’emissione di bandi per progetti di ricerca con cadenze certe, tempi certi di valutazione e finanziamenti congrui con gli standard internazionali, spostando finalmente l’attenzione di chi si occupa di ricerca dal cercare di far quadrare bilanci ingestibili al fare ricerca ai massimi livelli.

Tutte queste idee discendono dall’idea progettuale dei ricercatori della Rete29Aprile sull’Università. I Ricercatori della Rete29Aprile sono in larga parte persone abituate a lavorare in competizione internazionale e hanno spesso vissuto lunghi periodi in centri di ricerca internazionali, facendosi apprezzare per la qualità del proprio lavoro. Le loro competenze, le loro esperienze, e di conseguenza le loro richieste nascono dal desiderio e dalla volontà di riportare l’Italia sugli standard di efficienza, produttività e merito delle nazioni all’avanguardia nella ricerca scientifica. In questi paesi chi si occupa di ricerca lo fa esclusivamente con progetti strategici pluriennali di lungo respiro, come richiesto fortemente all’Italia dall’Unione Europea nell’ambito dei Programmi Quadro per la ricerca europea.

Particolare attenzione, infine, meritano i problemi che sorgeranno nella fase successiva all’eventuale emanazione della legge, per cui in un periodo non inferiore a tre anni non sarà tecnicamente possibile l’assunzione di professori in ragione dei tempi tecnici di espletamento delle procedure concorsuali. Nello stesso periodo il combinato disposto di contrazione dei finanziamenti e fuoriuscita di personale porterà il sistema universitario italiano indietro di diverse decine d’anni.

La Rete29Aprile si dichiara fin d’ora pienamente disponibile a collaborare con il Governo, il Parlamento e con tutti coloro che hanno a cuore l’Università pubblica per migliorare il presente DDL sulla base di quanto esposto.

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