Precari, in attesa 237mila


È un numero imponente quello dei precari della scuola, una cui rappresentanza ha oggi manifestato sullo Stretto di Messina: in base all’ultimo “Osservatorio sulle graduatorie ad esaurimento”, pubblicato dal ministero dell’Istruzione, nel mese di luglio erano 247mila i docenti precari della scuola, abilitati all’insegnamento, iscritti nelle 104 liste di attesa provinciali (gli Uffici scolastici) sparse per l’Italia. Con le 10mila immissioni in ruolo disposte dalla stesso ministero e concluse negli scorsi giorni, si è scesi solo a 237mila. In settimana il ministro Gelmini ha garantito che verranno assorbiti nel giro di 6-7 anni (i sindacati, in particolare la Cisl, sostengono che occorrerà almeno il doppio). I dati ufficiali rilevano 277.600 iscritti nelle graduatorie, a cui vanno però sottratti 31 mila docenti già assunti in altre discipline, ma che hanno preferito rimanere presenti nelle liste di attesa: il Miur ha infatti considerato che dallo scorso anno al personale di ruolo, in base alla legge 167/2009, non è più consentito più permanere nelle graduatorie dei supplenti (ad eccezione degli insegnanti di religione cattolica) e pertanto vanno cancellati (l’Anief ha però fatto ricorso al Tar). A livello regionale non è possibile fare una previsione generalizzata per il loro assorbimento in ruolo: la concentrazione di aspiranti varia con le classi di concorso e le province (il Miur ne classifica cinque diverse tipologie), considerando la media di assunzioni degli ultimi anni (circa 20mila docenti), occorrerà oltre un decennio per l’immissione in ruolo, a titolo definitivo, dei quasi 240mila docenti candidati. Si manifestano, tuttavia, per alcuni insegnamenti e in alcune aree geografiche, segni di carenza di insegnanti. “In particolare – spiega Maria Domenica Testa, direttore generale Miur – le stime prospettano, già nel breve periodo, difficoltà per la scuola italiana a trovare docenti per alcuni insegnamenti tecnico-scientifici”. La scarsità di insegnanti interessa anche altri settori disciplinari, soprattutto nelle zone del centro-nord. E non di poco conto è anche la proiezione in base alla quale “nell’arco di un triennio ben 27 province su 100 avranno esaurito le graduatorie della scuola primaria”.

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