Ucciso per legalità


di Francesca Pilla

Lo hanno pedinato, seguito e bloccato, quindi hanno esploso almeno nove proiettili, probabilmente da due pistole diverse di calibro 9×21, centrandolo prima in pieno volto e poi infierendo su tutto il corpo. Colpi mortali che non hanno lasciato scampo ad Angelo Vassallo, 57 anni, il sindaco Pd di Pollica (Sa), freddato domenica sera tra le 9 e le 10:30. Il primo cittadino ambientalista, convinto paladino di tante battaglie contro gli abusi edilizi, è deceduto così mentre percorreva da solo sulla sua Audi una strada appena inaugurata proprio dal suo comune. Il suo corpo è stato ritrovato riverso sul sedile anteriore dell’autovettura che aveva il freno a mano tirato e il finestrino abbassato. Segno che Vassallo si era fermato a parlare con i suoi killer? Al momento il movente del suo omicidio, che gli inquirenti definiscono di estrema brutalità per un’area poco abituata alla violenza e oggi sotto choc, resta senza risposte. «Se si privilegia una pista non si sa lavorare, però abbiamo due o tre cose da verificare», ha detto arrivato sul luogo del delitto il pm Alfredo Greco, a cui sono state affidate le indagini insieme al procuratore di Vallo della Lucania, Giancarlo Grippo.
Poche parole che non lasciano trapelare molto, dalla pista delle beghe personali – Vassallo era contitolare di una società ittica – alle denunce a suo carico per estorsione e per reati contro la pubblica amministrazione che lo dipingerebbero come un personaggio controverso. Ma amici, compagni di partito, familiari, e i cittadini che lo avevano eletto per ben 4 volte, l’ultima lo scorso marzo, sono pronti a giurare sulla sua integrità e sembrano convinti che dietro all’agguato, viste le modalità, vi sia la mano della camorra. Eppure Vassallo non si sarebbe confidato con nessuno, né si ha notizia di minacce o avvertimenti ricevuti negli ultimi tempi. Al vaglio dei magistrati ci sono delibere e appalti dal comune, l’ultimo più consistente riguarda il secondo lotto per la costruzione del nuovo porto di Acciaroli. «L’appalto però è stato già affidato senza problemi – spiega il vicesindaco Stefano Pisani, che a stento contiene le lacrime – per i primi lavori abbiamo avuto delle tensioni con la precedente ditta appaltatrice, ma stiamo risolvendo tutto per vie legali». E anche Pisani non si capacita di questo delitto: «Il nostro territorio è completamente libero dalla camorra.
Non riusciamo a capire, né a venire a capo del movente. A noi amministratori non aveva detto niente, ma era il suo carattere, ci teneva a mantenerci fuori da certe beghe». D’altra parte non tutti sono convinti che questa splendida area nel parco del Cilento non facesse gola alla criminalità organizzata. Tra questi c’è il procuratore di Torre Annunziata Raffaele Marino, che conosceva bene lo stesso Vassallo perché da anni assiduo frequentatore di questo angolo di paradiso campano: «A me non ha raccontato di minacce ricevute – spiega – non perché sono un magistrato ma perché era nel suo carattere, molto deciso e convinto di conoscere bene la sua terra. Un portatore di legalità e credo che questa sua integrità anche un po’ ingenua lo abbia reso poco guardingo verso avvertimenti che immagino abbia ricevuto. Forse ha pensato di poter risolvere le cose da solo».
Marino, che qualche mese fa ha ricevuto anche una lettera di minacce con proiettili per le sue inchieste nei comuni vesuviani, ricorda come la zona di Acciaroli sia da tempo oggetto di appetiti camorristici, e non da oggi. Ad Albanella, a pochi chilometri da qui, fu arrestato nel ’79 il latitante Raffaele Cutolo, poi è venuto il turno degli Alfieri-Galasso negli anni ’90, fino agli interessi dei Fabbrocino, dei Nuvoletta e dei nuovi padroni della Campania, i Casalesi. «Vassallo aveva fatto del suo comune un volano di sviluppo per tutta l’area, dove cresce l’economia turistica con costruzione di alberghi, residence, villaggi. Ovviamente le mie sono solo supposizioni, ma le modalità del delitto, la premeditazione, il fatto che sia stato seguito, che i killer fossero almeno due, mi fa pensare a un agguato di camorra», dice ancora Marino. I magistrati ieri hanno sentito anche i familiari, la moglie Angela Amendola, che proprio domenica notte insieme al fratello di Vassallo ha scoperto il corpo riverso in una pozza di sangue, e i figli Giuseppina titolare di una enoteca e Antonio, proprietario di un ristorante. Al lavoro anche la Dda di Salerno, guidata dal procuratore Franco Roberti, che cerca di capire se il sindaco avesse subito pressioni. I suoi assessori si arrovellano su un particolare: Vassallo avrebbe dovuto partecipare alla presentazione del film di Mario Martone al festival di Venezia, «Noi credevamo», girato proprio ad Acciaroli, ma ha rifiutato all’ultimo momento inviando al suo posto l’assessore alla cultura Palladino. Un caso o una pista?
Fatto sta che la presenza al Lido forse gli avrebbe evitato la morte. Ambiente e Slow Food, un uomo di sinistra. Un ritratto del sindaco ucciso. E del suo paese – Angelo Mastrandrea, Adriana Pollice Il sindaco pescatore, il sostenitore di un Parco nazionale che in troppi hanno visto come un freno alla possibilità di edificare selvaggiamente, l’attivista che srotola una bandiera di Legambiente festeggiando la «bandiera blu» per la combinazione tra mare pulito e qualità delle spiagge e dell’ambiente, il sostenitore di Slow Food che a maggio interviene all’assemblea nazionale dell’organizzazione, il politico che strappa il porto ai privati e combatte l’abusivismo edilizio, l’uomo che sarebbe scampato al suo killer se fosse andato dov’era atteso, al Lido di Venezia a presentare il film che Mario Martone ha girato proprio dalle sue parti. Non era una pecora bianca nella sua terra, Angelo Vassallo, ma di sicuro esperienze come la sua si contano sulla punta delle dita in una regione difficile come la Campania, e ora rischiano di subire un duro colpo. Se qualcuno voleva lanciare un messaggio, forse era indirizzato contro tutto ciò che rappresentava: una certa idea di legalità coniugata con il rispetto dell’ambiente. Una persona di sinistra contestata solo una volta:
quando firmò da sindaco il Trattamento sanitario obbligatorio richiesto dagli psichiatri per Francesco Mastrogiovanni, l’insegnante anarchico morto per edema polmonare dopo aver trascorso 82 ore senza cibo né acqua legato a un letto dell’ospedale di Vallo della Lucania, un anno fa. Una vicenda per la quale sono sotto processo 18 tra medici e infermieri. «Ma quella è un’altra storia. Era una brava persona», dice subito Giuseppe Galzerano, agguerrito editore locale, grande appassionato di storia e storie della provincia di Salerno. E se lo dice un anarchico che ha ripubblicato le Cronache sovversive di Luigi Galleani e che si batte perché venga fatta giustizia per Mastrogiovanni bisogna credergli. Anzi, «è l’unico sindaco del Cilento che abbia visto alle presentazioni dei miei libri. A volte ne comprava anche una decina di copie per le biblioteche e per metterle a disposizione della comunità». Alla fine «lo stimavano tutti, persino chi era di un’altra idea politica poi finiva per votarlo», come spesso accade nei paesi. Tanto che alle ultime elezioni, al suo terzo mandato dopo la pausa imposta dalla legge, era stato rieletto praticamente in solitaria perché l’opposizione non aveva trovato un numero sufficiente di candidati e la lista era stata respinta. Il paradigma dello sviluppo economico a furia di consumo del suolo e del mare, che ha portato la Campania ad avere le coste più inquinate d’Italia era stato completamente ribaltato nel Cilento. Così lo ricorda il regista teatrale Ciro Sabatino: «Viveva in una grande casa con ventisette cani che scorrazzavano ovunque, si svegliava alle sei e andava a pescare. Da amministratore, conosceva il valore del bello e cercava di improntare su questo le sue scelte. Arrivava ad andare di casa in casa per convincere i suoi concittadini a togliere l’alluminio anodizzato dagli infissi».
Un’amicizia nata dieci anni fa, quella con Angelo Vassallo, cementata con la rassegna teatrale Brividi d’estate, organizzata da Il Pozzo e il Pendolo di Annamaria Russo e dello stesso Sabatino: «Nel 2005 gli proposi di spostare gli spettacoli all’interno, nel borgo di Galdo, trasformandolo in una cittadella dei libri. Fu un successo tale che arrivò anche il premio Città slow di Slow food.
Questa estate ci aveva concesso anche il Castello di Pollica per i nostri spettacoli. Sapeva comprendere il valore di una proposta culturale e intorno a questo organizzare la vita della comunità». E infatti niente autorizzazioni per karaoke, che odiava, o manifestazioni tipo Miss Italia a Pollica. Uno degli ultimi a incontrarlo è stato Simone Valiante, sindaco di Cuccaro Vetere.
Domenica aveva trascorso alcune ore con il suo omologo: «È giunto da noi intorno a mezzogiorno, poi abbiamo fatto una rimpatriata in montagna fra gli amici. Abbiamo un po’ discusso di alcune iniziative da programmare per il parco nazionale del Cilento. Era sereno, nulla lasciava presagire una tragedia del genere. Ci saremmo dovuti risentire in questi giorni. E invece…». Vicepresidente di Città slow, la rete dei Comuni coordinata da Slow food che si impegnano nel migliorare la qualità della vita degli abitanti e dei visitatori, presidente della Comunità del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, il più esteso d’Italia, Vassallo era appena riuscito a ottenere dall’Unesco il riconoscimento della dieta mediterranea quale patrimonio immateriale dell’umanità. Olio d’oliva, pomodoro fresco e mare limpido, a Pioppi si era trasferito il «teorico» della dieta mediterranea Ancel Keys per condurre le sue ricerche sulle abitudini culinarie del luogo, e qui è morto ultracentenario. Intransigente al punto da multare chi butta le cicche di sigarette a terra con un’ammenda da 500 a mille euro, il sindaco Vassallo. «Ci vogliono da uno a cinque anni per degradarsi» ricordava a chi protestava. Paradossale, se si pensa all’immagine di una regione sporcata dai rifiuti. Quasi un altro mondo, con le antiche case in pietra ristrutturate a un passo dal mare, il porticciolo dove nel 1860 Alexandre Dumas sbarcò con un carico di armi per i garibaldini e di fronte al quale la leggenda (ma solo quella) vuole che Hemingway, gran fumatore, abbia scritto “Il vecchio e il mare”. Qualcuno lo ricorda ancora seduto a scrivere di fronte al mare. Forse era un sosia, più probabilmente è una storia senza alcun substrato reale. Ma c’è chi ci crede davvero.
«Lottava contro gli ecomostri turistici» – Adriana Pollice «I clan camorristici non sono diffusi nel Cilento, ma questo non vuol dire che non puntino a riciclare qui i loro soldi, perché sanno che è un buon investimento». A parlare è il presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo, dopo un’estate spesa a diffondere i dati della relazione Mare monstrum 2010, con il napoletano e casertano maglia nera e la costa salernitana invece tra le migliori del paese. «Anche senza attuare una politica aggressiva di penetrazione negli appalti, magari cominciando sotto tono attraverso grandi alberghi in una zona che sta conquistando il turismo di fascia alta, quelle megastrutture per intenderci che Angelo assolutamente non voleva».
Che tipo di amministratore era ce lo raccontano quelli di Legambiente: «Un sindaco appassionato, a differenza di molti suoi colleghi, più tiepidi nelle battaglie quotidiane per l’ambiente e la legalità. Pronto ad agire anche contro le burocrazie a livello locale e nazionale. Ad esempio, con un’ordinanza aveva recintato i gigli di mare, una specie endemica molto rara che fiorisce a giugno, e poi aveva chiesto la concessione allo Stato. A luglio siamo stati a Pollica per festeggiare il primo posto su dieci per le bandiere blu del Touring. Con lui abbiamo lavorato per oltre un decennio e ogni anno abbiamo premiato il suo impegno con le 5 vele, il massimo riconoscimento di Legambiente alla tutela dell’ambiente e all’offerta turistica di qualità». La camorra però è una variabile con cui fare i conti ogni giorno, dopo i tentativi di infiltrazione da parte del superboss Mario Fabbrocino e dei potenti Nuvoletta, affiliati alla mafia siciliana: «I lavori per il porto di Acciaroli, posti barca, ristorazione, attracchi turistici e ciclo del cemento – prosegue Buonomo – sono gli affari su cui cercano di mettere le mani da sempre. Pochi anni fa la Soprintendenza di Salerno ha scoperto e denunciato un mega complesso turistico abusivo nella vicina Marina di Castellabate, sorto sotto gli occhi di tutti. Senza dimenticare l’hotel Castelsandra, nel cuore del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, in mano a prestanome del clan Nuvoletta, luogo privilegiato negli anni ’80 per latitanti e faccendieri degli Alfieri, alleati con i boss di Marano, ancora in attesa di essere demolito».
La frontiera di un sindaco di sinistra – Luigi De Magistris
Bersaglio mobile che deve essere freddato a colpi d’arma da fuoco. Per punirlo, ma anche per inviare un messaggio a quanti decidono di amministrare la cosa pubblica nel solo interesse dei cittadini, contrastando la rapacità dei clan. L’uccisione di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica- Acciaroli, gioiello di un Cilento bellissimo, riconsegna al Paese un dolore purtroppo non sconosciuto e ci ricorda come la politica possa diventare il principale obiettivo delle mafie quando dimostra di essere onesta. Quelle mafie che infiltrano le istituzioni, l’economia, il lavoro, la società. Il volto del killer armato accanto alla faccia «pulita» – e per questo pericolosissima – del business. Siedono nei cda delle società miste; partecipano alle gare per gli appalti pubblici; riescono a gestire lo smaltimento dei rifiuti, incassando commesse in modo apparentemente corretto; sfruttano per la speculazione edilizia piani regolatori confezionati ad hoc; prendono parte all’assegnazione dei finanziamenti europei, elargiti da amministratori conniventi con società controllate da prestanome o spudoratamente riconducibili a criminali. Mafie che non bussano più alla porta della politica perché è la politica che bussa alla loro: offrono voti all’aspirante sindaco o parlamentare, in cambio di un lasciapassare negli affari che le amministrazioni, soprattutto locali, gestiscono. Favorendo il crimine che li ha protetti nella corsa al potere. Quando non arrivano a inserire – ed è frequente – nelle liste elettorali uomini di fiducia, pronti a fare i loro interessi. Può però capitare che nel paese di Gomorra e de o’sistema, ci sia qualcuno che rompe questa contaminazione illecita. Un primo cittadino che individua il rispetto dell’ambiente come punto cardine del suo operato e che, insieme alle associazioni, si impegna contro l’edilizia abusiva per la difesa delle coste, per la raccolta differenziata.
In una terra in cui l’ambiente è forziere di arricchimento e di controllo del territorio per il crimine, questo sindaco non solo è dannoso per gli affari mafiosi ma addirittura offensivo. Un colpo economico, un’onta etica. A cui si risponde in un solo modo: l’esecuzione. La politica che si fa baluardo di legalità si trasforma in bersaglio mobile delle cosche perché ne esiste un’altra che sceglie di svendersi per vantaggio, ponendosi al servizio dei boss senza contorcimenti morali.
Gli amministratori locali possono essere sentinelle sul territorio e presidio capillare della giustizia, persone come Vassallo, con la schiena dritta, con la capacità di parlare alla popolazione. Lasciati soli dallo Stato, con l’appoggio delle sole forze dell’ordine e della magistratura, alcuni di loro affrontano a «mani nude» le mafie nelle periferie del Paese: un corpo a corpo che senza il Governo rischia di farsi martirio. La battaglia a cui siamo chiamati deve avere un respiro nazionale, puntando sulla mobilitazione della società. Provvedimenti come il disegno di legge sulle intercettazioni o il processo breve, il condono edilizio e lo scudo fiscale, oppure la vendita all’asta dei beni confiscati non sono certo segnali che vanno nella direzione giusta, ma ostacoli contro l’operato coraggioso dei Vassallo d’Italia. Ora partiti e Governo devono smetterla con la retorica dell’anti-mafia, per scegliere quella della coerenza legislativa e del contrasto politico (garantendo l’occupazione regolare dove il lavoro è presidio di legalità ed impegnandosi al rispetto del codice etico nelle candidature). La battaglia durissima, epocale contro le mafie si può vincere, ma serve volontà . E questa volontà è politica.
Manifesto – 7.9.10

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: