Dichiarazione del prof. Giuseppe Pavone, Componente del Direttivo di ‘Movimento Azzurro’, Ecosezione di Messina


E’ indubbio che l’apertura del primo cantiere del Ponte sullo Stretto sulla costa calabra (?), la presentazione del progetto, fatta sia a Messina che a Villa S. Giovanni, l’inizio delle trivellazioni, i paventati espropri, specie da parte di chi ha costruito abusivamente, etc, hanno riportato di grande attualità la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

Ponte Si – Ponte No è stata una scelta fatta sempre dai Governi Nazionali e, nell’un caso e nell’altro, è passata sopra la testa dei messinesi e dei calabresi; ciò premesso non resta, a mio sommesso parere, che affrontare il problema con quello che, abitualmente, viene chiamato metodo laico.

A Messina da sempre, a mia memoria, si è parlato del Ponte come dell’araba fenice, la cui realizzazione tutti ap­poggiavano, su cui tutti erano d’accordo (ricordo una indagine demoscopica pubblicata da ‘Repubblica’ dove si affermava che 9 italiani su 10 erano a favore del Ponte), e questo perché c’era come un retro pensiero, anche se inespresso, tanto non si sarebbe costruito mai.

Ciò ha comportato il grave deficit di attenzione sulle modalità con le quali il Ponte si sarebbe rapportato con il territorio che oggi riscontriamo.

Ha scritto, qualche anno fa, il prof. Gaetano Silvestri, allora Rettore dell’Università di Messina ed oggi Giudice Costituzionale, che “la realizzazione delle grandi opere infrastrutturali ed il loro rapporto col territorio hanno costituito, molto spesso, un tema oggetto di appassionati dibattiti che non sono riusciti a sfuggire alle secche delle ideologie di questo o di quell’altro segno. Della ideologia che in qualche caso chiamerei “post futurista”, ossia di quella che vede nel nuovo, nella tecnica, necessariamente il buono, e della ideologia che io chiamerei “post medievalista”, che invece vede in qualsiasi incisione sul territorio un male assoluto e non bilanciabile.”

Ovviamente, se avessimo avuto una opinione pubblica obiettivamente informata, sarebbe stato sufficientemente facile valutare il rapporto costi-benefici di tale infrastruttura. Purtroppo questo non è avvenuto, per cui, sempre come sosteneva il prof. Silvestri, e le sue parole hanno ancor oggi una grande attualità, “occorre aprire a Messina ed a livello nazionale un dibattito che non sia un dibattito “Ponte sì, Ponte no”, che oggi non serve, ma un approfondimento dei suoi aspetti specifici”.

Come Movimento Azzurro messinese, associazione ambientalista che si ispira alla Dottrina Sociale della Chiesa, ci batteremo per ottenere i maggiori benefici per Messina, anche perché il grosso rischio che corriamo é che il Ponte finisca per bypassare la città.

Per questo abbiamo chiesto, da subito, la realizzazione dell’Autostrada Granatari-Annunziata-Giostra, da mettere al servizio della numerosa collettività che vive nel Nord della città, costretta ad utilizzare una rete viaria obsoleta e pericolosa (è sufficiente ricordare i numerosi incidenti, anche mortali, che hanno interessato la Panoramica) ed inoltre dell’Ospedale Papardo, struttura ospedaliera di Emergenza di III livello, in atto non raggiungibile in tempi ragionevoli, del Polo Universitario, etc.

Tuttavia il nostro impegno istituzionale resta sempre quello di cercare di limitare i danni “ambientali, territoriali, sociali”, controllando che il monitoraggio avvenga nel modo più corretto possibile.

Nell’enciclica ‘Caritas in Veritate’, Benedetto XVI insiste sulla interdipendenza tra uomo e natura: “le modalità con cui l’uomo tratta l’ambiente influiscono sulle modalità con cui tratta sé stesso e viceversa”. Mette poi in guardia dal rischio di una attenuazione della consapevolezza della responsabilità verso la natura nelle coscienze, che avviene “se la natura, e per primo l’essere umano, vengono considerati come frutto del caso o del determinismo evolutivo”. La responsabilità implica che non possiamo considerare l’ambiente naturale “come materia di cui disporre a nostro piacimento”, ma implica anche il rifiuto di una posizione neo-panteista e neo-romantica che vede la persona umana completamente subordinata alla natura e rimpiange una natura incontaminata che peraltro non può esistere, proprio perché l’uomo è parte della natura. Infatti l’uomo, proprio perché è parte della natura, non può non intervenire sulla natura, e intervenendo non può non modificarla; ma non per questo però la rende “meno naturale”.

Naturalmente la mia, e quella dei miei amici, è soltanto una riflessione fatta ad alta voce e, come tale, va presa.

Messina, 4 settembre 2010

Prof. Giuseppe Pavone

Componente del Direttivo dell’Ecosezione di Messina di ‘Movimento Azzurro’

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