Messina, Avis: domani mattina Conferenza stampa al Comune sulla grave emergenza di sangue in estate

Emergenza sangue in estate: l’Avis – con il Comune, il Centro Trasfusionale del Policlinico, gli Ospedali Riuniti Papardo-Piemonte e la Brigata Meccanizzata “Aosta” di Messina – invita a una Conferenza stampa domani, venerdì 30 luglio, alle ore 10, nel Salone delle Bandiere del Comune di Messina

L’AvisAssociazione Volontari Italiani Sangue – con il Comune, il Centro Trasfusionale del Policlinico, gli Ospedali Riuniti PapardoPiemonte e la Brigata Meccanizzata “Aosta” di Messina – promuove una Conferenza stampa sul tema dell’emergenza sangue nel periodo estivo, con un invito alla donazione destinato alla cittadinanza, domani, venerdì 30 luglio, alle ore 10, nel Salone delle Bandiere del Comune di Messina. Interverranno il docente universitario Francesco Squadrito, presidente dell’Avis di Messina, il vicepresidente dell’Avis Sicilia Franco Previte, il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca, il professore Carmelo Micali (Centro Trasfusionale del Policlinico Universitario di Messina), la professoressa Francesca Tringali (Ospedali Riuniti Papardo-Piemonte) e il Tenente Colonnello Medico Alfonso Zizza, Capo del Servizio Sanitario della Brigata Meccanizzata “Aosta” di Messina.

Per informazioni: Avis Comunale di Messina, via Ghibellina, 150, I, 98123, tel. n. 090/674521, fax n. 090/6411569, e-mail info@avismessina.org , sito Internet www.avismessina.org.

Litiga con sorella e a Ps dice: ”Meglio carcere che casa”

Un uomo di 40 anni, Pietro Coco, è evaso dagli arresti domiciliari, che trascorreva in casa della sorella, preferendo il carcere. Coco ieri sera si è presentato in Questura, dove è stato arrestato per evasione, e agli agenti ha spiegato che aveva preferito infrangere la misura cautelare per non dover più stare con la sorella con cui litigava in continuazione. (Ansa, 29 luglio)

Traversata a nuoto Africa – Europa

Giovanni Brancato è il “colapesce” del III millennio

Impresa eccezionale del medico nutrizionista messinese Giovanni Brancato, Tunisia Sardegna a nuoto in sette giorni. Partito da Bizerte (Tunisi) dopo aver percorso circa 250 km in mare aperto,  questa mattina il dr. Brancato è approdato sulla riva di Villasimius (Sardegna). Si tratta del nuovo record mondiale di nuoto in mare aperto che, manco a dirlo, apparteneva allo stesso Brancato che nel 2008 aveva nuotato 4 giorni, per 145 km, da Cap Corse (Corsica) ad Alassio (Liguria).

Sanità: dimenticarono un tubo nell’addome d’una paziente di Agrigento, l’ospedale condannato a risarcire

Avevano dimenticato, dopo un intervento chirurgico, alcuni pezzi del tubo di drenaggio all’interno dell’addome di una paziente. Il tribunale di Roma ha condannato l’ospedale capitolino Fatebenefratelli al risarcimento di 180 mila euro in favore di una donna di Agrigento. Per tre anni la donna ha subito malesseri e conseguenti ricoveri e accertamenti. L’ospedale, secondo il tribunale, oltre a provocare il gravissimo danno alla paziente, andata in setticemia, si sarebbe reso responsabile del mancato rinvenimento dei corpi estranei. (Ansa, 29 luglio)

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La Mafia? Il sistema più funzionante che ci sia

A confessarlo in un suo scritto, il collaboratore Gaspare Spatuzza, che  racconta il suo percorso di pentimento e il suo pensiero sulla mafia. ”Mafiosi non si nasce – dice -: le circostanze possono essere tante per indurre un soggetto a diventarlo. Mafioso diventa chi ha subito delle vessazioni, cerca di avvicinarsi a qualcuno che lo è, per portare a termine la sua vendetta personale. Ma una volta partita, non lo ferma più nessuno”. (Ansa, 29 luglio)

‘ndrangheta: un arresto

Un imprenditore, Francesco Anselmo Cavarretta, di 46 anni è stato arrestato a Isola Capo Rizzuto per rapporti con la cosca Arena. All’imprenditore, in esecuzione di un provvedimento emesso dal gip di Catanzaro su richiesta della Dda, che ha disposto il suo arresto, la Guardia di Finanza ha sequestrato beni per un valore di 20 milioni di euro. Altre 4 persone sono state denunciate perchè risultate intestatarie fittizie di beni, in realtà di Cavarretta. (Ansa, 29 luglio)

Rocco Chinnici: “L’illegalità protetta. Attività criminose e pubblici poteri nel meridione d’Italia”

Gli scritti raccolti nel suddetto volume, edito da ‘La Zisa’, con prefazione di Paolo Borsellino, testimoniano quanto penetrante fosse la capacità di analisi di Rocco Chinnici; al punto di consentirgli, in anticipo rispetto ad altri, una visione del fenomeno mafioso assai vicina a quella che oggi è diventata patrimonio comune. Insieme all’attività di giudice, non va dimenticato il suo impegno instancabile nella fermentazione di una diffusa e attiva coscienza civile, soprattutto fra le giovani generazioni, con le quali si intratteneva sovente in lunghe conversazioni e dibattiti sui temi della tossicodipendenza e dello spaccio e consumo degli stupefacenti.

 Nato a Misilmeri (Palermo) il 19 gennaio 1925, ha frequentato il Liceo Classico “Umberto” a Palermo, conseguendo la maturità nel 1943. Si è iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, dove ha conseguito a pieni voti la laurea il 10 luglio 1947. E’ entrato in Magistratura nel 1952 con destinazione al Tribunale di Trapani. Poi è stato pretore a Partanna per dodici anni, dal 1954. Nel maggio del 1966 è stato trasferito a Palermo, presso l’Ufficio Istruzione del Tribunale, come Giudice Istruttore. Nel novembre 1979, già Magistrato di Cassazione, è stato promosso Consigliere Istruttore presso il Tribunale di Palermo.

Un mio orgoglio particolare, ha rivelato Chinnici, è una dichiarazione degli americani secondo cui l’Ufficio Istruzione di Palermo è un centro pilota della lotta antimafia, un esempio per le altre Magistrature d’Italia. I Magistrati dell’Ufficio Istruzione sono un gruppo compatto, attivo e battagliero. Chinnici ha partecipato, quale relatore, a molti congressi e convegni giuridici e socio-culturali. Il primo processo alla mafia, il cosiddetto maxi processo di Palermo è, tra l’altro, la conseguenza del lavoro istruttorio svolto da Chinnici e dal Pool di Magistrati con i quali ha collaborato (Falcone, Borsellino, Di Lello, ecc.). Rocco Chinnici credeva nel coinvolgimento degli studenti nella lotta contro la mafia e spesso parlava nelle scuole sui pericoli della droga.

Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi, fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai.

In una delle sue ultime interviste, Chinnici ha detto: “La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un Magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose. Ma questo non impedisce né a me né agli altri giudici di continuare a lavorare”.

Rocco Chinnici è stato ucciso il 29 luglio 1983 all’età di cinquantotto anni. Accanto al suo corpo giacevano altre tre vittime raggiunte in pieno dall’esplosione: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta e il portiere Stefano Li Sacchi.

(dal sito http://www.fondazionechinnici.it)

– Le Edizioni La Zisa aderiscono ad “Addiopizzo” e a “Libera” di don Ciotti e tutti i volumi pubblicati sono certificati “pizzo free” -.