L’alternativa è urgente


di Carlo Leoni

Ci risiamo: il Governo ha annunciato che nelle prossime settimane metterà “le mani nelle tasche degli italiani” o, per essere più precisi, dei pensionati e dei lavoratori pubblici. Quelli privati sono già drammaticamente colpiti non solo dalla decurtazione salariale, ma da una ulteriore, inarrestabile impennata della precarietà e della disoccupazione. Ancora una volta vengono chiamati a pagare pesantemente i costi di una situazione di crisi quelli che non ne hanno nessuna responsabilità e che già sono stati socialmente indeboliti dalle politiche neoliberiste e monetarie che hanno dominato la scena europea negli ultimi due decenni.
Le cause di questa crisi, esplosa con il travaglio della Grecia, non vengono non dico rimosse ma neppure citate : esse risiedono appunto nel modello di sviluppo seguito fin qui e nei canoni con i quali si è voluta costruire ( o fingere di costruire ) l’Unione Europea. Su questo neanche una parola.
Lo stesso silenzio ipocrita, da parte dell’establishment politico ed economico europeo, riguarda la esigenza di mettere sotto controllo la speculazione finanziaria ( vera responsabile di quanto sta avvenendo ) e il suo braccio operativo che si incarna nelle agenzie di rating che, giova ricordarlo, sono società private, con interessi ormai scoperti e acclarati che le portano ad esprimere giudizi tutt’altro che obiettivi.
Nessun impegno poi per regole di governo del mercato, per la tassazione dei flussi finanziari, per l’abbattimento delle spese ( pubbliche ) militari che nel caso della Grecia sono paradossalmente elevate, ma incidono pesantemente sui bilanci di tutti i Paesi coinvolti, o che stanno per esserlo, da questa crisi.
I nodi che questo drammatico tornante della vita del vecchio continente propone sono di portata storica ; oltre a quelli già ricordati c’è la debolezza dell’Unione politica, la collocazione della BCE, i canoni di Maastricht ormai più che obsoleti e c’è la stessa sopravvivenza dell’Euro.
Ma tutto questo viene ignorato. Si torna alla vecchia, comoda e cinica ricetta di colpire lavoratori e pensionati, il bersaglio più esposto e più facilmente raggiungibile.
Pensando a tutto questo, ai lavoratori dell’Asinara, alla disperata e letale protesta di Mariarca Terracciani e al dramma in cui vivono migliaia di famiglie di lavoratori, si rimane a dir poco stupiti per le lodi che circondano l’attuale Ministro dell’Economia, soprattutto quando queste lodi vengono anche da esponenti del centrosinistra.
I complimenti “da sinistra” a Tremonti, al pari di considerare Fini “uno dei nostri”, sono la prova di quello smarrimento e di quella perdita di autonomia della cultura progressista di questo Paese per combattere i quali è davvero necessaria una nuova sinistra. E’ la missione di Sinistra Ecologia e Libertà.
Non sarà uno scherzo, per il Governo, far passare non dico in Parlamento ma nel Paese un colpo ulteriore ai livelli già compromessi del tenore di vita di lavoratori e pensionati. In questo tentativo Berlusconi e Tremonti incontreranno una forte resistenza per tre ragioni. Primo, perché i destinatari dei tagli versano già in estreme difficoltà ; secondo, perché sarebbe una clamorosa ingiustizia colpire a senso unico chi non ha alcuna responsabilità di questa situazione ; terzo, perché si annunciano questi sacrifici unidirezionali mentre i mass media, non ancora imbavagliati dalla legge liberticida sulle intercettazioni, stanno rivelando un verminaio di scandali, corruttele e rapina di risorse pubbliche che vede come protagonisti personaggi che siedono nel cuore del potere berlusconiano.
Ci si chiede non solo da che pulpito verrà la predica all’austerità, ma soprattutto con che faccia i compari dei compari di Anemone chiederanno di dilazionare le liquidazioni o di bloccare gli aumenti ai già magri stipendi dei lavoratori statali.
Se Calderoli pensa di risolvere il problema con la presa in giro del taglio del 5% degli stipendi di Ministri e Parlamentari vuol dire che non ha capito nulla di quello che sta per succedere in questo Paese.
Certo che non è la stessa situazione degli anni novanta : quello che venne disvelato allora e che prese il nome di “Tangentopoli” era un sistema di corruzione volto essenzialmente al finanziamento dei partiti o di correnti interne ai partiti politici. Anche se non mancarono ovviamente casi di semplice arricchimento personale, i protagonisti delle stesse vicende giudiziarie erano quasi sempre i segretari e perfino i tesorieri delle forze politiche.
Oggi che i partiti sono stati sostituiti da comitati elettorali e comitati d’affari, la corruzione ha preso inevitabilmente altre strade e arriva direttamente alle tasche del referente politico che è in grado di garantire il favore necessario all’impresa o al sistema di imprese.
Attenzione : sempre di danaro pubblico si tratta. Anemone ha comprato la casa a Scaiola e ha elargito qualche altra decina di favori non con soldi propri ma con quelli pubblici che gli derivavano dal privilegio di acquisire appalti senza dover partecipare a gare. Alla fine con i loro sacrifici i lavoratori e i pensionati, come in una partita di giro, pagheranno per coprire il buco lasciato da queste tangenti. Daranno il loro contributo, non certo volontario, alle spese di ristrutturazione del pied a terre di Bertolaso in via Giulia.
Questo suscita e susciterà una sacrosanta indignazione. E più gli esponenti del centrodestra cercheranno di minimizzare più questa indignazione crescerà. Alcuni tentativi di minimizzare sono poi a dir poco patetici, come quello del Presidente del Senato che ha definito questi fatti di corruzione come “episodi di microcriminalità diffusa “. Mai una carica istituzionale così prestigiosa era finita in mani tanto
inadatte !
Altrettanto risibile è la battaglia sulla quale ha scelto di caratterizzarsi Gianfranco Fini a sostegno di un ddl cosiddetto “anticorruzione” che è a dir poco acqua fresca.
La verità più profonda che rivelano questi scandali, così come quelli che in diverse regioni hanno riguardato la sanità, è che in questi anni, nel nome della lotta alle burocrazie pubbliche, alla presunta lentezza delle istituzioni, al peso eccessivo dei partiti, è andata avanti una privatizzazione della rappresentanza politica e un progressivo spostamento in mani private di ciò che era pubblico e sotto il controllo delle istituzioni.
Le odi alle virtù indiscutibili della “società civile “ e alla tanto decantata sussidiarietà hanno portato a mettere nelle mani di avventurieri senza scrupoli pezzi pregiati dei servizi alla persona e alla collettività .
E per sfuggire ad ogni forma di controllo e di gara pubblica, ci si è inventati – e lo si è poi esteso oltre ogni limite ragionevole – il criterio degli interventi di emergenza.
Ecco che torniamo sempre al solito punto : anche questa vicenda così grave ci parla dei danni arrecati  da certi principi ideologici che la destra ha veicolato  e che sono stati fatti propri dalla sinistra moderata.
Ci hanno raccontato che tutto ciò che è privato è di per sé meglio di tutto ciò che è pubblico ; che le norme per i lavori pubblici sono troppo farraginose e con troppi controlli che non aiutano le imprese ; che più che di procedure certe e trasparenti c’è bisogno di decisionismo e velocità nelle realizzazioni ; che i controlli di legalità e di tutela ambientale frenano lo sviluppo del Paese . Quante volte abbiamo sentito questi discorsi anche nel centrosinistra ? Ecco i risultati.
Anche questi episodi di corruzione sono i frutti avvelenati del berlusconismo e della resa ai valori della destra neoliberista.
Ha un grande significato a questo proposito che la Marcia Perugina-Assisi  abbia scelto come slogan la domanda di una nuova cultura.
Per cambiare l’Italia non basterà una coalizione politica. Serve un nuovo pensiero, un progetto di società e una nuova classe dirigente.
Ma intanto non si può certo stare a guardare e invece l’opposizione parlamentare mi sembra rifugiarsi nel ruolo di chi commenta gli eventi rinunciando a determinarli.
Guardiamo ai fatti delle ultime due settimane : vengono investiti dagli scandali alcuni tra gli uomini più potenti del PdL e più vicini a premier, come Claudio Scaiola,Denis Verdini, Guido Bertolaso, il Presidente della Sardegna,e così via.
Ebbene qualunque opposizione in qualsiasi paese democratico, di fronte a fatti del genere, avrebbe già chiesto le dimissioni del Governo e le elezioni anticipate. Da noi no. Niente di tutto questo.
Non ci si può lamentare del fatto che nonostante tutto la destra abbia ancora il consenso di tanti italiani, se i meno convinti appaiono proprio i partiti che dovrebbero combatterla.
La crisi economica e la marea montante degli scandali può rappresentare la fine del Governo Berlusconi. Ma perché nulla cambi, nei salotti buoni, si stanno studiando già le vie d’uscita più gattopardesche.
E’ ora per tutta l’opposizione di battere un colpo. Costruire l’alternativa non è più soltanto necessario, è diventato anche urgente.

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