Inchiesta sui termovalorizzatori


di SALVO PALAZZOLO

Ancora prima che l’assessore Pier Carmelo Russo si presentasse al palazzo di giustizia con un dossier-denuncia sui termovalorizzatori, la Procura aveva già avviato accertamenti sul bando e la gara gestiti dalla Regione. E alcune carte erano finite anche nell’indagine per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti dell’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro. Proprio Cuffaro era stato il commissario straordinario per l’emergenza rifiuti che aveva gestito l’appalto. Ma cosa c’entra l’appalto sui termovalorizzatori con l’inchiesta per mafia su Cuffaro?
Il sostituto procuratore Nino Di Matteo ha inserito agli atti dell’indagine per concorso esterno l’audizione dell’ex governatore davanti alla commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti: il 27 luglio 2007, il presidente Roberto Barbieri chiedeva conto a Cuffaro “di alcune società presenti nelle gare”, alla luce di alcune verifiche della Procura di Messina che avevano “avviato indagini con riferimento ai rapporti tra la criminalità organizzata e talune delle società presenti nelle gare, quali ad esempio l’Altecoen e società appartenenti al Gulino Group”. Questo riporta il verbale dell’audizione. Il presidente della commissione rifiuti chiedeva ancora a Cuffaro: “Dato che con la motivazione dell’urgenza il commissariato all’origine decise di non acquisire l’informativa antimafia, così da ammettere che in due delle quattro Ati prima richiamate fosse presente l’Altecoen, poi risultata infiltrata dalla criminalità mafiosa, vorremmo capire quali sono state le determinazioni successive del commissariato con riferimento alle società da me prima citate”.
Agli atti del processo Cuffaro per concorso esterno sono finiti anche gli atti d’indagine su alcune società oggetto di attenzione da parte della magistratura messinese. Secondo l’impostazione della Procura di Palermo, quegli spunti erano destinati ad essere approfonditi durante un eventuale processo. Ma non ce ne sarà modo. Cuffaro ha scelto il rito abbreviato, dunque verrà giudicato allo stato degli atti.
La questione termovalorizzatori, con le carte finite nel processo Cuffaro, è adesso tutta nell’indagine aperta ufficialmente dopo l’esposto dell’assessore Russo. Ma al momento non ci sono indagati, solo alcune ipotesi di reato che il pm Nino Di Matteo sta vagliando assieme al collega Sergio Demontis, esperto di indagini sulla pubblica amministrazione. Il fascicolo ha già delle ipotesi di reato ben precise, che contemplano anche l’aggravante del favoreggiamento a Cosa nostra. I magistrati indagano sul bando e la gara per la realizzazione di quattro termovalorizzatori in Sicilia. Ma anche su ciò che accadde dopo: quando fu individuata una ditta non in regola con la certificazione antimafia, le sue quote vennero acquisite dalle altre aziende associate. E l’appalto non fu fermato. I magistrati vogliono capire perché.

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