Among the Waves of Light: impeto modernista e swing terragno


di Alfredo Giuseppe Restuccia

Among the Waves of Light

Si rivela efficace, moderno, gustoso, il nuovo Album del polistrumentista Giancarlo Mazzù – nell’occasione alle prese con la sola chitarra, che resta il suo primo strumento – Giancarlo Mazzù Trio Meets Salvatore Bonafede “Among the Waves of Light” (Dodicilune), anche per la vena e l’ispirazione compositiva del leader, al quale si devono nove degli undici brani presenti (“Preludio a Monica” e “Alba” sono di Baldassarro).

L’incontro tra il Trio di Mazzù – costituito, oltre che dallo stesso chitarrista, dai bravi Fabrizio Giambanco alla batteria e Vincenzo Baldassarro al basso – e il pianista Salvatore Bonafede ha dato, dunque, buoni frutti, anche oltre le aspettative: impeto modernista, swing terragno, che pur si coniuga perfettamente con i tracciati non sempre consolatori di Mazzù, percorrono l’intero lavoro e coinvolgono l’attenzione dell’ascoltatore.

Ma andiamo con ordine.

In “Friends from Another Life” è impagabile il rubato di Bonafede nell’esposizione della parte di tema a lui affidata – un tema disteso, cantabile, toccante – e anche Mazzù, nel solo, dà ottima prova di sé.

Nelle note di copertina, Mazzù definisce “Friends from Another Life” (un preludio ispirato all’Arte di John Dowland).

Arrivo fra 3 Anni” inizia con un lungo solo di batteria su un riff ossessivo degli altri componenti della formazione. Uno spunto melodico ricorre lungo l’intero brano. Nessuno emerge in un vero e proprio assolo, ma vi è un dialogo continuo, soprattutto tra piano e chitarra, con la ritmica a fungere da collant.

In “Among the Waves of Light”, brano che dà il titolo al cd, si dipana un lungo pedale ricco di suggestioni indiane nella parte solistica della chitarra (Mazzù è uno studioso della musica e della cultura orientali), quindi il pedale è abbandonato con il sopraggiungere di un altro tema bello e cantabile, che tocca tonalità diverse. Grande libertà, improvvisazione collettiva, intesa eccellente. Bonafede usa i suoni come chiazze di colore, suoni sospesi, dissonanti, onirici. Tutto pare sfaldarsi, ma torna il tema a risolvere, diviso tra piano e chitarra. Breve accenno al pedale iniziale in conclusione.

”Luctroja” si basa su uno spunto melodico solo apparentemente banale, con il tema esposto da basso e chitarra: un meccanismo di per sé semplice, quasi un pretesto per improvvisare. E perfettamente calibrate sono le improvvisazioni di chitarra, piano e basso. Il tema viene riesposto dalla chitarra. Segue una coda a sorpresa, con un rallentando fuori dal tracciato armonico. Nelle note di copertna, Mazzù definisce “Luctroja”: Storia del mio Sodalizio Musicale ed Umano con Luciano (Troja).

”Lost in a Cup of Coffee” ha un andamento onirico, su pochi accordi ossessivamente ripetuti, ed è incorniciato, all’inizio e alla fine, da una parte di sola chitarra di stampo classicheggiante. Tutti sembrano impegnati più a creare, e mantenere, un certo clima, sospeso e sognante, che ad andare in assolo. Intelligente e opportuno il lavoro di Bonafede, che dialoga fittamente con Mazzù.
“Preludio a Monica” è un vero e proprio intro di contrabbasso solo, suonato più con l&#8217archetto che pizzicato, al brano successivo, “Monica Ascolta la Mia Musica”, che presenta come un ulteriore intro, stavolta con l’intera ritmica in azione (e in una diversa tonalità), che porta naturalmente al tema, romantico senza cedere al sentimentalismo, con un solo muscoloso e swingante di Bonafede e un solo fluido e liberatorio di Mazzù.
In “L’Alba” un breve intro di piano conduce al tema, esposto dalla chitarra nella prima parte, dal piano nella seconda, che, sfociando in un abbozzo di pedale, risulta un po’ più lunga. Soli: chitarra / piano / chitarra / piano, rispettivamente sulla prima e sulla seconda parte del tema. Pedale finale ben sfruttato da Bonafede, che sfoggia un solo da par suo.

“Anni” è un tema cantabilissimo, eppure complesso, un ricordo degli studi di Mazzù sulla musica sudamericana (va detto che c’é più Argentina che Brasile nell’andamento melodico, anche se il basso accenna un tempo di bossa). Il tema è esposto dalla chitarra all’inizio e alla fine. Soli: Mazzù / Bonafede / Giambanco.
In Enso ascoltiamo un lungo e sontuoso intro di piano solo. Modulazioni continue di una scaglia melodica lungo un cerchio che tocca tutte le tonalità (Mazzù, nelle note di copertina, scrive che “Enso” esprime “Un cerchio che i Maestri Zen tracciano di getto per esprimere l’Essenza di tutto: il Vuoto”. Apparentemente un piccolo, innocuo esercizio, in realtà un meccanismo piuttosto “diabolico”.
In “Transformations”, come in Enso, una cellula si rincorre, continuamente cangiando colore nelle continue modulazioni.
Lavoro decisamente riuscito. Null’altro che consigliarne l’acquisto

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