Under construction


di Giuseppe Restifo

Il vero segno sarebbe abbattere il Duomo e costruirci al suo posto un bel complesso, un corpo edilizio, delle palazzine, dei villini. Assistendo al dibattito sul grattacielo al Tirone e sull’isola di fronte a Maregrosso, ci caliamo nel confronto, dicendo: +1.

Gli ingegneri e gli architetti prendono il potere comunale: sindaco, vicesindaco, assessori e trenta consiglieri su quarantacinque, tutti regolarmente iscritti ai due Ordini. Tutti presi dal modello prototipo: il Ponte Sullo Stretto Di Messina, con svincoli, autostrade a cinque corsie per direzione di marcia, Hotels a Sette Stelle con vista sul Ponte, spiagge pasciute a ricchi detriti e grasse risulte su cui calare giganti moli per porticcioloni agli estrogeni. Non starebbe male un grande arco di lama metallica a segnare il bocca-porto, fra la Madonnina (se proprio la si vuole lasciare) e la Capitaneria (se ancora deve restare). E sulla Falce una nuova Palazzata, a condomini di lusso e sfarzosi parcheggi, con le palme naturalmente.

Se proprio si vuole lasciare un segno del nostro tempo, occorre affrettarsi a far sparire i segni del tempo passato. Per la verità, lo si è tentato in tempi da poco trascorsi, calando la scure sui Gesuiti di piazza Cairoli, sui cinema Peloro e Savoia. Ma, alla fine, poca cosa e per giunta del ‘900. Un atto coraggioso deve rivoltare la città come un guanto: niente più vecchio paesaggio, superato skyline, niente più qualcosa che vada indietro oltre i cinquant’anni. Una lussuosa piscina annessa a un edificio commerciale al posto dell’Annunziata dei Catalani, da replicare modularmente per S. Maria Alemanna. Sono già “infossate”.

Il grattacielo al Tirone svetterebbe così su una città nuovissima, con vista sull’isola di Maregrosso. Ma poi, perché solo un’isola? Meglio un arcipelago, tra i cui atolli fare lo slalom con i motoscafi e le loro bianche scie. E su una mega-piattaforma, galleggiante sulle acque dello Stretto, un vasto campo da golf; sulla banchina prospiciente un Casinò sfavillante. Avremmo un’ondata turistica, uno tsunami allibito: il turismo sbalordito. Lo stanno provando in alcuni posti del mondo; Messina non può restare indietro. Bando ai dubbi.

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