“AUTOCOSTRUZIONE” PER MESSINA


di Caterina Sartori

Comunico il mio compiacimento per l’attenzione rivolta dall’assessore Caroniti alla metodologia dell’“autocostruzione” che è stata oggetto di una proposta operativa da me avanzata, come noto, già da tempo, a nome dell’Istituto Mediterraneo di Bioarchitettura Biopaesaggio Ecodesign, alle istituzioni cittadine, al sindaco, al consulente per l’emergenza abitativa del sindaco, al presidente del Consiglio Comunale, all’arcivescovo, al prefetto, alla Caritas diocesana e ad altri, al fine di dare una risposta adeguata al problema insediativo dei nomadi “stanziali” e per tutti gli altri casi di emergenza abitativa.

L’assessore Caroniti, che inspiegabilmente non fa richiamo alla nostra proposta (pur anche ampiamente divulgata da numerosi organi di stampa locali), pur non essendo un tecnico, con il suo intervento sembrerebbe aver colto alcuni degli aspetti salienti dell’“autocostruzione”, e soprattutto, sembrerebbe aver raccolto l’invito e l’auspicio espressi dall’Istituto Mediterraneo, della creazione di una sinergia operativa e di una convergenza delle diverse realtà territoriali, dalle istituzioni civili a quelle religiose, dagli assessorati comunali per i servizi sociali, la solidarietà e l’assistenza alle categorie svantaggiate, agli assessorati ai lavori pubblici, all’urbanistica, alle associazioni degli edili, agli Istituti di Credito, etc., verso questa “metodologia”, quale possibile soluzione al problema “nomadi” a Messina”.

La proposta dell’Istituto Mediterraneo per l’autocostruzione, ampiamente condivisa dalle associazioni e dai movimenti aderenti al Coordinamento de “L’altra città”, prevede l’utilizzo del metodo dell’“autocostruzione” per la realizzazione di uno o più nuclei abitativi, da edificare (o anche da recuperare), evitando al contempo che i nomadi “stanziali” vadano ad impinguare le graduatorie dell’emergenza e del disagio afferenti o meno al Risanamento ex L.R. 10/90, con risorse finanziarie peraltro certamente ridotte rispetto a quelle necessarie per gli ordinari criteri di edificazione.

Tra l’altro, come già espresso nella nostra proposta, questa metodologia operativa consentirebbe di utilizzare tecniche e materiali ecosostenibili e facilmente riciclabili, un risparmio di risorse finanziarie e, inoltre, favorendo la partecipazione al processo produttivo degli stessi fruitori finali, faciliterebbe l’accoglimento, dal punto di vista psicologico, dei manufatti e dell’intero insediamento ed inoltre, potrebbe  rappresentare una opportunità per la creazione di piccole imprese artigiane e quindi per un potenziale inserimento nel mondo del lavoro, e dunque sociale, degli stessi fruitori finali delle abitazioni.

La proposta avanzata dall’Istituto Mediterraneo era ed è finalizzata non solo all’emergenza “nomadi”, per la quale si potrebbe fare affidamento anche sulle risorse a ciò destinate in ambito comunitario, ma pure alla ricostruzione nei villaggi e nei comuni danneggiati dai fenomeni alluvionali, soprattutto nei casi in cui si è verificato un diffuso danno alle abitazioni ed anche alla definizione di una soluzione attendibile alla annosa questione della manutenzione del patrimonio residenziale pubblico, atteso che, le risorse a ciò destinabili sono sempre più esigue, e i costi insostenibili, e potrebbe consentire il recupero di immobili comunali o di altri enti o istituzioni.

L’Istituto Mediterraneo, con il supporto del Coordinamento de L’altra città, e non solo, sta lavorando già ad una proposta operativa per la messa in pratica della metodologia dell’“autocostruzione”, prevedendo possibili soluzioni tecniche ed amministrative per le diverse esigenze abitative, anche in funzione delle disponibilità esistenti relativamente ad aree o immobili.

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